Rialto    IdT

 

Aicart del Fossat, Entre dos reis vei mogut et enpres (BdT 7.1)


 

Circostanze storiche

 

 

   

Questo sirventese di Aicart del Fossat s’inserisce in quella linea poetica, d’ispirazione marcatamente politica, che caratterizza il torno d’anni 1266-1268, durante i quali si assiste all’avvicendamento tra la dinastia degli Svevi e quella degli Angioini per il predominio sull’Italia meridionale. Protagonisti indiscussi di questo triennio sono l’ancora adolescente Corradino di Svevia (1252-1268), esplicitamente menzionato da Aicart («car Conratz ven», v. 5), e Carlo I d’Angiò (1226-1285), già conte di Provenza e Forcalquier grazie al matrimonio con la contessa Beatrice di Provenza e re di Sicilia dal 1266.

Le ambizioni di sovranità di Corradino sul Regno che fu di Federico II si concretizzarono poco dopo la morte di Manfredi, rimasto ucciso nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266). Sostenuto dalle fazioni ghibelline dell’Italia settentrionale e della Toscana, ove tra gli ultimi mesi del 1266 e l’inizio del 1267 Carlo s’impegnò a sedare i primi moti di rivolta (Gaglione 2009, pp. 38-39), Corradino prese la via dell’Italia tra l’agosto e il settembre del 1267, toccando Verona, Pavia, Pisa, Siena e giungendo, il 24 luglio del 1268, a Roma (Galasso 1992, pp. 30-32).

È probabilmente a questa prima fase interlocutoria del conflitto, i cui estremi sono rappresentati dalla disfatta di Manfredi e dalla discesa di Corradino (episodi di cui numerose cronache d’origine peninsulare e d’impronta antiangioina serbarono il ricordo: Merkel 1888, pp. 375 ss.), che Aicart si riferisce in Entre dos reis, pur rinunciando «ad esercitare esplicitamente il giudizio nel placitum tra Corradino e Carlo» (Grimaldi 2009, p. 162). I dati interni al testo rendono dunque possibile individuare il terminus post quem della sua composizione proprio nel settembre del 1267, in corrispondenza dell’inizio della spedizione italiana di Corradino. Quanto al terminus ante quem, data la penuria di specifici riferimenti, ci si dovrà accontentare del 29 ottobre 1268, giorno in cui il principe svevo fu decapitato a Napoli in Campo Moricino, l’attuale Piazza del Mercato. Non è però azzardato pensare che, al momento della composizione di Entre dos reis, la situazione stesse ormai precipitando definitivamente: a suggerirlo è quel «que no·i val leis ne·i ten dan decretals» (v. 38), nel quale si può forse ravvisare la sopraggiunta consapevolezza che la questione della sovranità sul Regno di Sicilia non poteva più essere risolta con la diplomazia, ma solo con un intervento armato e un dispendioso spiegamento di forze. In questa direzione, del resto, sembrano convergere anche le osservazioni di Paolo Borsa: «Aicart del Fossat constata che i due antagonisti […] possono accampare pari diritti; né leisdecretals, ossia né il diritto civile né quello canonico, hanno il potere di dirimere la questione» (Borsa 2006, p. 414).

L’identità e la provenienza di Aicart del Fossat sono rimaste a lungo ignote fino al reperimento di fondamentali tracce d’archivio, grazie alle quali è oggi possibile contestualizzarne l’attività nell’Italia settentrionale. Un cospicuo numero di attestazioni relative alla famiglia novarese de Fossato, segnalata nel cosiddetto “Codice Vetus” dell’Ospedale della Carità di Novara (Baroni 1985, pp. 110-111), ha infatti consentito a Paolo Gresti di ricondurre l’operato e l’origine di questo trovatore proprio al capoluogo piemontese entro il 1295-1296 (Gresti 1999, pp. 344-345). All’importante scoperta di Gresti si può forse aggiungere un ulteriore tassello, rappresentato dalla menzione di un Aycardus de Fossato negli Statuta Communitatis Novariae: nell’anno 1284, infatti, potrebbe essere proprio l’autore del nostro sirventese a far parte del «consilio infrascriptorum sapientum» di Martino Aviano, iudex e vicario del podestà Robaconte da Strada (SCN, coll. 794-795). La presenza di questo Aycardus nel consiglio potrebbe avere due possibili ricadute: da un lato suggerirebbe che questi fosse ormai in età avanzata, rendendo di fatto verosimile l’identificazione con l’Aicardo che compose Entre dos reis 17 o 18 anni prima; dall’altro, è altrettanto possibile che Aicardo – in quanto membro eletto da un giudice, che probabilmente si avvaleva di un entourage di esperti in materie giuridiche – fosse effettivamente un uomo di legge, come del resto è stato già ipotizzato (Guida - Larghi 2013, p. 26).

 

 

Bibliografia

 

Baroni 1985

Maria Franca Baroni, L’Ospedale della Carità di Novara. Il codice “vetus”: documenti dei secoli XII-XIV, Novara 1985.

 

Borsa 2006

Paolo Borsa, «Letteratura antiangioina tra Provenza, Italia e Catalogna. La figura di Carlo I», in Gli Angiò nell’Italia nordoccidentale (1259-1382). Atti del convegno (Alba, 2-3 settembre 2005), a cura di Rinaldo Comba, Milano 2006, pp. 377-432.

 

Gaglione 2009

Mario Gaglione, “Converà ti que aptengas la Flor”. Profili di sovrani angioini, da Carlo I a Renato (1266-1442), Milano 2009.

 

Galasso 1992

Giuseppe Galasso, Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494), in Storia d’Italia, diretta da G. G., 24 voll., Torino 1992, vol. XV, t. 1.

 

Gresti 1999

Paolo Gresti, «Un nuovo trovatore italiano? Osservazioni sul partimen tra Aycard de Fossat e Girard Cavalaz, “Si paradis et enfernz son aital” (BdT 6A.1)», in Il genere “tenzone” nelle letterature romanze delle origini. Atti del Convegno Internazionale, (Losanna, 13-15 novembre 1997), a cura di Matteo M. Pedroni e Antonio Stäuble, Ravenna 1999, pp. 341-354.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Grimaldi 2009

Marco Grimaldi, «Politica in versi: Manfredi dai trovatori alla Commedia», Annali dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, 24, 2009, pp. 79-167.

 

Merkel 1888

Carlo Merkel, «L’opinione dei contemporanei sull’impresa italiana di Carlo I d’Angiò», Atti della R. Accademia dei Lincei. Memorie della classe di scienze morali, storiche e filologiche, IV s., 4, 1888, pp. 277-435.

 

SCN

Statuta Communitatis Novariae, in Historiae Patriae Monumenta edita iussu Regi Karoli Alberti. Tomus XVI. Leges municipales, II, Augustae Taurinorum 1876, coll. 521-808.

Cesare Mascitelli

23.x.2017


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