Rialto    IdT

10.25

 

   

Aimeric de Pegulhan

 

 

 

 

   

I.

   

En Amor trop alques en qe·m refraing,

   

c’al meins d’Amor mals o bes no·m sofraing,

   

ni eu per mal no·m loing d’Amor ni·m fraing;

4  

on plus m’auci, plus vas Amor m’afraing:

   

mas non conosc c’Amors vas mi s’afraigna,

   

ni eu non ai d’Amor poder qe·m fraigna.

   

Res no·m sofraing sol c’Amors no·m sofraigna,

8  

car ses Amor non sai en qe·m refraigna.

   

 

   

II.

   

D’Amor no·m puosc partir, c’Amors mi pren,

   

e qan m’en cuich emblar plus mi repren

   

ab un esgart don mos cors s’escompren,

12  

qe·m fai venir de lieis en cui m’enpren.

   

Mas a son dan no·us cuidetz qe m’enprenda,

   

ni per autra mos fins cors s’escomprenda,

   

don hom per fals amador mi reprenda,

16  

q’en lieis es tot, si·l platz, qe·m lais o·m prenda.

   

 

   

III.

   

C’aissi sui faitz del tot al sieu coman

   

qe nuilla ren non desdic q’ella·m man.

   

Pero d’un ben la prec que no·m desman

20  

c’al comenssar mi promes del deman,

   

don fai pechat oimais que no·m demanda

   

e grans merces sivals car no·m desmanda;

   

mas ieu tenc ben per desman si no·m manda,

24  

pero assatz qui non desditz comanda.

   

 

   

IV.

   

En lieis son tuich li bon aip c’om retrai,

   

estiers que greu promet e leu estrai,

   

per qu’ieu non puosc sofrir lo mal q’ieu trai

28  

si calque ben Amors no m’en atrai.

   

Mas pero ben o mal cal q’ieu n’atraia

   

sofrirai tot, que ja per mal q’eu traia,

   

no m’estrairai d’amar, qui qe·is n’estraia,

32  

ni ja nuill temps non vuoil q’om m’o retraia.

   

 

   

V.

   

Dompna, ieu vos ai mon cor tant fin e ferm

   

que ges non ai poder que l’en desferm;

   

abanz vos jur sobre sainz e·us afferm

36  

cum plus m’en cuich partir, plus mi referm;

   

e si Merces, qe·ls partimens referma,

   

per Chausimen en vos plus no s’aferma,

   

totz mos afars si destrui e·is desferma,

40  

c’autra del mon no vuoil que m’estei ferma.

   

 

   

VI.

   

L’adreitz Guillems Malespina referma

   

Don e Dompnei, si que chascus aferma

   

qe de bon pretz no·is laissa ni·s desferma,

44  

perc’om en lui deu tener prova ferma.

   

 

   

VII.

   

Na Biatritz d’Est, tant etz fina e ferma

   

qe·l vostre sens no·is camja ni·s desferma,

   

don vostre laus si meillura e s’aferma;

48  

e puois mos chans e mos digz o referma.

 

 

Traduzione [lg]

I. In Amore trovo qualcosa che mi riconforta, poiché almeno il male o il bene d’Amore non mi mancano, e non mi allontano né mi separo da Amore a causa del male; più mi uccide e più mi umilio verso Amore: ma non credo che Amore si umilii verso di me, e non ho il potere d’allontanarmi da Amore. Nulla mi manca se Amore non mi manca, poiché senza Amore non so dove trovare conforto.

II. Da Amore non mi posso separare, poiché Amore mi ha scelto, e quando penso di allontanarmene più mi riprende con uno sguardo grazie al quale il mio cuore s’infiamma e mi spinge verso colei di cui sono innamorato. Ma non pensate che m’innamori a suo danno, né per altra il mio cuore nobile s’infiammi, cosa per cui mi si potrebbe biasimare d’essere un falso amante, poiché dipende da lei, se lo vuole, prendermi o lasciarmi.

III. Sono così totalmente asservito al suo volere che non mi oppongo a nulla di ciò che mi ordina. Ma la prego soltanto di non revocarmi un bene che mi promise all’inizio della [mia] richiesta, ragion per cui è un peccato ormai che non me lo chieda, ed è una grazia considerevole a meno che non me lo neghi; ma se non mi ordina nulla io lo considero una prevaricazione, perciò molto comanda chi non si oppone.

IV. In lei vi sono tutte le buone qualità che si raccontano, salvo che difficilmente promette e con leggerezza ritratta, per cui io non posso tollerare il male che sopporto, a meno che Amore non me ne faccia venire qualche bene. Ma sopporterò ogni bene o male che me ne possa venire, poiché – qualunque male io debba sopportare – non rinuncerò ad amare, quantunque ella possa ritrattare, né voglio che mai nessuno mi parli di ciò.

V. Donna, io mantengo nei vostri confronti un cuore tanto perfetto e costante che non ho potere di allontanarlo; anzi, vi giuro sui santi e vi garantisco che più penso di andarmene e più resto fermo; e se Grazia, che trattiene coloro che sono sul punto di andarsene, con l’ausilio di Misericordia non diviene in voi più salda, tutti i miei sforzi si vanificano e si disperdono, giacché un’altra al mondo non voglio che, verso di me, sia ferma.

VI. L’onesto Guglielmo Malaspina rafforza Generosità e Galanteria, in modo tale che ciascuno dichiara di non allontanarsi o di distogliersi dal nobile pregio, perciò si deve avere nei suoi confronti sicura fiducia.

VII. Donna Beatrice d’Este, tanto siete nobile e perfetta che il vostro spirito non cambia né degrada, per cui la vostra lode in tal modo si perfeziona e si rafforza: il mio canto e le mie parole lo confermano.

 

 

 

Testo: Caïti-Russo 2005 (con modifiche di lg limitate alla punteggiatura e all’uso delle maiuscole). – Rialto 24.viii.2017.


Mss.: A 140v, C 86v, D 67r, Fa 56, G 37r, I 54r, J 5v, K 40r, M 96r, N 159r, Q 12v, R 48v, S 163, Sg 40v, U 44v, c 53v, f 71r. Era nel canzoniere di Bernart Amoros, per cui vedi Santorre Debenedetti, Gli studi provenzali in Italia nel Cinquecento, Torino 1911, p. 325, nonché Il canzoniere provenzale di Bernart Amoros (sezione riccardiana), a cura di Giulio Bertoni, Fribourg 1912, p. 18. I vv. 25-27 sono citati da Jofre de Foixà nelle Regles de trobar, per cui vedi almeno Paul Meyer, «Traités catalans de grammaire et de poétique», Romania, 9, 1880, pp. 51-70, a p. 68.

Edizioni critiche: William P. Shepard, «Two Derivative Songs by Aimeric de Peguilhan», Speculum, 2, 1927, pp. 296-309, p. 297; The Poems of Aimeric de Peguilhan, edited and translated with introduction and commentary by William P. Shepard and Frank M. Chambers, Evanston (Illinois) 1950, p. 141; Gilda Caïti-Russo, Les troubadours et la cour de Malaspina, Montpellier 2005, p. 147.

Altre edizioni: Jaume Massó Torrents, «Riambau de Vaqueres en els cançoners catalans», Anuari de l’Institut d’Estudis Catalans, 1, 1907, pp. 414-462, a p. 429 (edizione diplomatico-interpretativa di Sg); Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. I, p. 226 (edizione parziale basata solo su A, vv. 1-8 e 41-42); Giuliana Bettini Biagini, La poesia provenzale alla corte estense. Posizione vecchie e nuove della critica e testi, Pisa 1981, p. 47 (testo Shepard - Chambers).

Metrica: a10 a10 a10 a10 b10’ b10’ b10’ b10’ (Frank 32:1). Cinque coblas singulars di otto versi, seguite da due tornadas di quattro. Rime: -aing, -pren, -man, -ai, -ferm (a), -aigna, -prenda, -manda, -aia, -ferma (b); rims derivatius ai versi 1/8, 2/7, 3/6 e 4/5 di ciascuna cobla. Guilhem Anelier de Tolosa riprenderà lo schema metrico (con rime identiche) in Vera merce e dreitura sofranh (BdT 204.4) (vedi Richard Straub, «Les sirventes de Guilhem Anelier de Tolosa», in “Cantarem d’aquestz trobadors”. Studi occitanici in onore di Giuseppe Tavani, a cura di Luciano Rossi, Alessandria 1995, pp. 127-168). Per un altro esempio di impiego sistematico del rim derivatiu in Aimeric de Pegulhan vedi Ses mon apleich non vau ni ses ma lima (BdT 10.47).

Note: Lo stile della canzone si avvicina a quello di Atressi·m pren quom fai al joguador (BdT 10.12) e Ses mon apleich non vau ni ses ma lima (BdT 10.47). – La datazione del componimento si deve fondare sulla valutazione del doppio invio nelle tornadas ai protettori Beatrice d’Este e Guglielmo Malaspina, per cui si rimanda alle Circostanze storiche. L’ordine delle tornadas è invertito in CS. La prima tornada manca a FaGMNQRSgUfc, la seconda a Nf.

4 afraing. Vedi PD, s.v. afranher: «humilier».

10 emblar. Vedi PD, s.v. emblar, rifl.: «s’éloigner, s’enfuir, s’equiver».

17-24. Come segnalato da Shepard - Chambers, The Poems, p. 145, la complicatezza retorica rende la cobla oscura: il pensiero del poeta non è di facile comprensione. Shepard propone una parafrasi, la quale non aiuta però a dissipare tutti i dubbi: «Whatever she commands, I do. When I first wooed her, she promised to ask me a favor. She has not done so. That’s too bad; but not as bad as retracting the promise would be. Not asking is retracting; but yet not retracting is asking».

32 retraia. Shepard - Chambers, The Poems, p. 144 traducono «nor do I wish that anyone should ever accuse me of that»; il significato è invece quello di «offenbaren» (cfr. SW, VII:301).

37 partimens. Shepard - Chambers, The Poems, p. 144 traducono con «dissensions»; il significato proposto è inaccettabile, dal momento che si discosta dalla semantica del partir al v. 36.

41 Guillems. In ADIKS la lezione è Conratz (D cora, I coral, K coralz, S conrat), contro Guillem di CJ: la varia lectio è assai significativa. Secondo Shepard - Chambers, The Poems, p. 145, nonostante Aimeric avesse una particolare predilezione per Guglielmo Malaspina, la lezione Guillem si deve a un’innovazione dei copisti di CJ: «An error of this sort would be very easy, while the reverse would be hard to explain». Come afferma Gianfranco Folena, «Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete», in Id., Culture e lingue nel Veneto medievale, Padova 1990, pp. 1-137, a p. 44, «una parte della tradizione manoscritta ha al posto di Guglielmo Malaspina, il nome del successore Corrado, che crederei dovuto all’innovazione di un copista; tanto più che porta le stesse marche distintive don e dompnei»; a sostegno di questa ipotesi, occorre sottolineare come «la sostituzione di un dedicatario vivente a un dedicatario morto non [sia] infrequente nella tradizione manoscritta». Le varie posizioni della critica sono riassunte in Caïti-Russo, Les troubadours, p. 152.

45 d’Est. I mss. CMRUSSgc non riportano il toponimo e riscrivono variamente la parte finale del verso al fine di sopperire alla mancanza di una sillaba: CR de beutat, SUc de bontat, MSg de bon pretz. Per un caso simile cfr. Atressi·m pren quom fai al joguador (BdT 10.12), v. 43.

[lg]


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Circostanze storiche