Rialto    IdT

16.15 = 322.1

 

   

Albertet  ·  Peire de la Mula

 

 

 

 

   

I.

   

En Peire, dui pro cavallier

   

an mes tot lor entendemen

   

en una pro dompna valen

   

e fant amdui gran mession:

5  

e l’uns en sap triar son pro

   

e·n meillura son afaire,

   

e l’autr’es del sieu gastaire

   

tant que mermatz n’es de gran re;

   

de cal deu mieils aver merce,

10  

segon so qe·us n’es vejaire?

   

 

   

II.

   

Albertet, qui met e conqier

   

e sap retener e despen

   

e met lo sieu honradamen

   

deu mais aver de guizerdon

15  

q’aicel que tot geta a bandon,

   

que fols pareis e musaire

   

qui vol far e non pot faire

   

so q’ad amic taing e cove;

   

e meins de bon pretz n’a ab se

20  

cel q’a tot dat qe·l donaire.

   

 

   

III.

   

Amics Peire, per messongier

   

vos en tenran li conoissen,

   

car cel que a destrugemen

   

met lo sieu e non garda com

25  

e non cerca ganh ni razon

   

vos dic q’es plus fins amaire

   

qe·l vostre, q’es amassaire;

   

e drutz q’amassa ni rete

   

non ama ges per bona fe,

30  

anz es vas sidonz trichaire.

   

 

   

IV.

   

Albert, be·us teng per fatonier,

   

car mais presatz foudat que sen;

   

e non es doncs plus avinen

   

c’om diga «pros es» que «pros fo»?

35  

Car qui sol dir «hoc» e ditz «no»,

   

s’era reis o emperaire,

   

sos pretz non pot valer gaire;

   

per q’ieu vuoill cel que no·is recre

   

e creis lo sieu e pretz mante,

40  

don deu bona dompna atraire.

   

 

   

V.

   

En Peire, qui pro dompna enqier

   

non ama ges trop finamen

   

pois si vai camjan ni volven;

   

c’ad amic coven et es bon

45  

que tot qant poira meta e don,

   

car qi·n cuja gazaing traire

   

non es ges bons dompnejaire,

   

si tot non fai qant pot de be;

   

e s’estiers la dompna·l mante,

50  

ges no·is pot d’engan estraire.

   

 

   

VI.

   

Albertet, el miech del taulier

   

vos dirai mat, car per un cen

   

val mais amics que longamen

   

manten pretz e conduich e don

55  

qe cel q’en petit de sazon

   

torna son afar en caire,

   

pois hom no·n pot ren retraire.

   

Si tot s’es pros hom, no·il er re;

   

e cum er, si non a de que

60  

sia metens ni donaire?

   

 

   

VII.

   

Amics Peire, nostra tensson

   

tramet per jutgamen faire

   

ad Auramala, en repaire,

   

a Na Maria, car mante

65  

pretz e valor; et aia ab se

   

En Guillem, son valen fraire.

   

 

   

VIII.

   

Albertet, tant son amdui bon,

   

franc e fin e de bon aire

   

per q’ieu non vuoil de lor traire

70  

lo jutgamen, car, per ma fe,

   

terra non ve ni non soste

   

pareill nat de tant bon aire.

 

 

Traduzione [FS]

I. Messer Peire, due prodi cavalieri hanno rivolto ogni loro pensiero verso una nobile dama valente ed entrambi elargiscono a profusione: l’uno ne sa trarre il proprio profitto e migliora così la propria condizione, mentre l’altro dissipa il suo patrimonio al punto che ne è soggetto a una forte diminuzione; per chi deve avere lei maggiormente mercé, secondo il vostro parere?

II. Albertet, chi spende e conquista e sa trattenere ed elargire e spende i suoi beni in maniera opportuna merita una ricompensa maggiore rispetto a colui che sperpera tutto senza riserve, perché appare folle e stupido colui che vuol fare e non può fare ciò che è appropriato e conviene a un amante; e ne ha meno di nobile merito da parte sua colui che ha dato tutto rispetto a colui che continua a donare.

III. Amico Peire, gli intenditori vi considereranno inattendibile, perciò vi dico che colui che manda in rovina il proprio patrimonio senza badare a come e senza cercare un guadagno né una ragione è un amante più perfetto rispetto al vostro, che si preoccupa di accumulare; e un amante che accumula e trattiene non ama affatto in tutta sincerità, anzi è ingannatore nei confronti della sua dama.

IV. Albert, ben vi considero strampalato, perché apprezzate di più la follia che il senno; e non è dunque più conveniente che si dica «è prode» piuttosto che «fu prode»? Perché se qualcuno è solito dire «sì» e dice «no», fosse anche un re o un imperatore, il suo merito non può avere affatto valore; è per questo che preferisco colui che non si tira indietro, accresce il proprio patrimonio e conserva il suo merito, motivo per cui deve attrarre una nobile dama.

V. Messer Peire, chi richiede l’amore di una dama valente non ama affatto molto fedelmente se poi diviene incostante e mutevole; perché per un amante conviene ed è bene spendere e dare tutto quanto potrà, giacché chi pensa di trarne un profitto non sa affatto ben corteggiare, se non fa tutto quanto il bene che può fare; se però la dama lo sostiene, non si può affatto sottrarre dall’inganno.

VI. Albertet, nel bel mezzo della scacchiera vi dirò scacco matto, perché vale cento volte di più un amante che mantiene a lungo merito, modo di agire e capacità di donare rispetto a quello che in poco tempo volge a male la propria condizione, poiché non se ne può più ricavare nulla. Sebbene sia un uomo prode, non otterrà nulla; e come lo sarà, se non ha di che cosa essere largo e generoso?

VII. Amico Peire, la nostra tenzone la invio, affinché sia emesso un giudizio sulle due tesi, ad Oramala, nel castello, a dama Maria, perché mantiene merito e valore; e che abbia con sé Messer Guglielmo, suo valente fratello.

VIII. Albertet, entrambi sono così nobili e franchi e perfetti e di alto rango che non voglio sottrarre a loro il giudizio, poiché, in fede mia, non c’è terra che vede né sostiene una coppia nata da tanto nobile stirpe.

 

 

 

Testo: Sanguineti 2012. – Rialto 22.vi.2015.


Mss.: A 188v, C 388r (solo i vv. 1-40), T 85r.

Edizioni critiche: François Just Marie Raynouard, Lexique roman ou Dictionnaire de la langue des troubadours, 6 voll., Paris 1838-44, vol. I, p. 505; Jean Boutière, «Les poésies du troubadour Albertet», Studi medievali, 10, 1937, pp. 1-129, a p. 87; Gilda Caïti-Russo, Les troubadours et la cour des Malaspina, Montpellier 2005, p. 195; Ruth Harvey and Linda Paterson, The Troubadour Tensos and Partimens: A Critical Edition, 3 voll., Cambridge 2010, vol. I, p. 81; Francesca Sanguineti, Il trovatore Albertet, Modena 2012, p. 313.

Altra edizione: Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-86, III, p. 83 (riproduce Raynouard).

Metrica: a8 b8 b8 c8 c8 d7’ d7’ e8 e8 d7’ (Frank 716:1, unicum). Sei coblas unissonans di dieci versi con due tornadas di sei versi. Rime: -ier, -en, -o, -aire, -e; rims dissolutz al primo verso di ogni stanza: cavallier (v. 1), conquier (v. 11), messongier (v. 21), fatonier (v. 31), enqier (v. 41), taulier (v. 51).

Note: Non sussistono dubbi sull’identità del primo tenzonante, Albertet, mentre più problematica risulta l’identificazione del suo interlocutore: Peire. Boutière ha avanzato l’ipotesi, sia pure in forma dubitativa, che possa trattarsi di Peire Raimon de Tolosa (p. 19). Di recente, invece, Saverio Guida ha dimostrato con precisione e ricchezza di dati la possibilità di ravvisare in Peire de la Mula, operante nell’orbita dei marchesi del Carretto, il tenzonante in seconda battuta di questo partimen (cfr. Saverio Guida, «Trovatori provenzali in Italia: chiose al partimen tra Albertet e Peire (BdT 16,15)», Revista de Literatura Medieval, 21, 2009, pp. 173-193). Nelle due tornadas sono evocati i nomi di Guglielmo Malaspina e di Maria d’Auramala, chiamati a pronunciare un giudizio sulla questione dibattuta. La menzione del marchese e della sorella permette di datare il partimen prima del 1220, anno della morte di Guglielmo. La lettura dei vv. 61-66, in cui Albertet invia il pezzo ad Auramala affinché sia sottoposto al giudizio di Na Maria e di En Guillem, lascia però presupporre che egli fosse distante dalla corte dei marchesi di Malaspina al momento dell’elaborazione del partimen.

1-10. L’argomento su cui verte il partimen è incentrato sul tema della largueza connessa all’ambito amoroso, ma finisce con l’estendersi al problema più concreto del denaro e del suo utilizzo (a questo proposito cfr. Paolo Canettieri, «Lo captals», Quaderni di Filologia Romanza della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, 14, 2001, pp. 77-101). Il quesito proposto da Albertet consiste, infatti, nel valutare chi tra due cavalieri che corteggiano la stessa dama e spendono a piene mani meriti maggiormente mercé: quello che riesce a salvaguardare comunque i suoi beni e a trarre profitto dalla situazione o colui che elargisce senza badare al proprio patrimonio, fino a cadere in rovina. Nello scambio di pareri ad Albertet tocca difendere la parte del cavaliere che spende senza secondi fini, mentre Peire si schiera in difesa dell’amante che spende in modo giudizioso. Si confronti, pertanto, la posizione di Peire con quanto espresso nella cobla anonima di carattere gnomico e moralistico: Hom deu gardar so, qe a gazainhat (BdT 461.139). Il tema della generosità figura anche nel partimen Albertet, dui pro cavalier (BdT 388.1 = 16.4), in cui Albertet, che svolge il ruolo di tenzonante in seconda battuta, collega la prodigalità dell’amante alla speranza di ricevere il dono d’amore. Si noti, in particolare, la vistosa somiglianza dei due incipit, al punto che il verso incipitario del partimen in questione sembra configurarsi come una vera e propria ripresa.

61-72. Nelle due tornadas vengono sollecitati da entrambi i disputanti a pronunciare un giudizio sulla tenzone due membri della nobile famiglia dei Malaspina: Guglielmo e la sorella, Maria d’Oramala. Segnaliamo che nella lezione di T, che risulta gravemente alterata, non viene fatto alcun riferimento a Guglielmo Malaspina; si vedano in particolare i vv. 65-66, dove T legge e ensegnamen ces detutç bon pretç amaire anziché et aia ab se En Guillem son valen fraire.

63. Il verso manca nel ms. A. Boutière supplisce all’omissione del verso con la lezione di T, leggendo on repaire, a sua volta emendato in [s]on repaire. L’intervento di Boutière appare, come sottolinea già Caïti-Russo, del tutto inaccettabile, giacché rende il verso ipermetro. Si lascia perciò a testo la lezione di T, in cui si legge, oltretutto, en repaire e non on repaire. Paterson stampa e·n repaire, interpretando repaire come forma verbale (3a pers. sing. del congiuntivo presente), e traduce: «let it make its way to Lady Maria».

68. Per l’impiego della medesima triade di attributi elogiativi cfr. Gaucelm Faidit, Ara cove (BdT 167.7), vv. 48-49: «qe l’es verais, / fis, francs e de bon aire».

[FS]


BdT    Albertet   IdT

Circostanze storiche