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Albertet, Ab son gai e leugier (BdT 16.2), Bel m'es oimais (BdT 16.7a)


 

Circostanze storiche

 

 

   

La canzone Ab son gai e leugier (BdT 16.2) e il descort Bel m’es oimais (BdT 16.7a) sono riconducibili al milieu culturale della corte del Monferrato.

La canzone Ab son gai, in particolare, presenta non pochi problemi di datazione. Boutière 1937, pp. 14-15, considerando le allusioni presenti nel testo, lascia desumere come data approssimativa il 1210 e ritiene che si tratti del primo pezzo composto da Albertet in Italia. Per quanto riguarda i personaggi storici menzionati, infatti, l’editore francese identifica nel bon rei d’Arago del v. 43 Pietro II il Cattolico, morto nel 1213, e nel marchese di Monferrato del v. 55 Guglielmo VI, la cui successione al padre Bonifacio I avvenne nel 1207, dopo la morte di quest’ultimo mentre era crociato in Oriente (su Guglielmo VI si rimanda a Settia 2003). Giangrande 1986, p. 18, suggerisce di fissare il terminus ad quem al 1215, anno di tensioni tra le case di Savoia e di Monferrato, sicché a partire da tale data appare poco probabile la composizione alla corte del Monferrato di una canzone contenente l’elogio della contessa di Savoia (vv. 51-54), identificata sia da Boutière 1937, p. 14, che da Giangrande 1986, p. 17, con Margherita, moglie di Tommaso I (1189-1233). De Bartholomaeis 1931, vol. I, p. 220, giudica molto incerta la datazione, benché proponga come termine ante quem il 1220, anno delle nozze con Raimondo Berengario IV di Beatrice di Savoia, in cui riconosce la pro comtessa gaia del v. 51, e come termine post quem il 1213, anno dell’ascesa al trono di Giacomo I, in cui riconosce il re d’Aragona del v. 43.

In effetti, nonostante le difficoltà di datazione e i pareri discordanti, la canzone Ab son gai e leugier presenta interessanti indizi. La stessa dedica della canzone a un bon rei d’Arago, destinatario del componimento e che può essere identificato con Pietro II (1196-1213), potrebbe non escludere la presenza seppur brevissima di Albertet, all’inizio della sua carriera artistica, al di là dei Pirenei, in quanto ospite della corte aragonese del re Cattolico. Quello che, ad ogni modo, si evince con certezza dai vv. 41-50, è che al momento della stesura della canzone Albertet doveva trovarsi ben distante dai confini dell’Aragona. L’elogio di Pietro II resta comunque un dato interessante, giacché può essere letto come un omaggio che il trovatore rivolge a un monarca iberico rappresentante un modello all’interno di un sistema cortese incentrato sull’area occitana, ma che includeva a pieno titolo la corona d’Aragona, nonché garante di stabili contatti tra la Catalogna e il Sud della Francia. All’epoca di Pietro II e di una forte preponderanza catalano-aragonese nel sud della Francia, è d’altra parte riconducibile anche la tenzone tra Albertet e Monge, Monges, digatz segon vostra scienssa (BdT 16.17 = 303.1), in cui Albertet si fa portavoce di un processo di aggregazione delle popolazioni meridionali ai Catalani, benché assai problematica appaia la collocazione cronologica di questo scambio (per cui si veda Sanguineti 2012, p. 280).

Se la strofe quinta di Ab son gai contiene questa interessante allusione, è tuttavia sulla tornada che occorrerà soffermarsi per fissare meglio le coordinate spazio-temporali del componimento. In particolare, il verso con cui si chiude la canzone contiene un riferimento al Monferrat e·l marques mon seignor, il quale, sulla base di una più attenta ricostruzione cronologia del corpus di Albertet e tenendo in considerazione le recenti osservazioni di Saverio Guida, può essere identificato con Bonifacio I anziché col figlio e successore Guglielmo (si veda Guida 2009, pp. 177-179). Come infatti ha suggerito lo studioso, la presenza di Albertet in Italia può essere anticipata rispetto al 1210, come invece sostenuto da Boutière, e per quanto riguarda il marchese di Monferrato, inneggiato in chiusura della canzone Ab son gai, conviene identificarlo «con Bonifacio, il leader della quarta crociata, imbarcatosi nel settembre 1202 e morto in terra bulgara nel 1207 , e non con il figlio Guglielmo, come ritenuto sulla base di errati presupposti dal Boutière e dal Giangrande» (Guida 2009, p. 179). Proprio questa identificazione consentirebbe di datare la canzone tra la fine del secolo XII e gli inizi del XIII e lascerebbe presupporre una composizione nell’ambiente culturale della corte del Monferrato (si veda Sanguineti 2012, p. 18 e p. 90).

Allo stesso ambiente della corte monferrina può essere ricondotto, per congettura, anche il descort di Albertet Bel m’es oimais, in cui è presente una dedica al marqes gai (v. 46), nel quale può essere riconosciuto proprio Bonifacio I. Già Boutière 1937, p. 15, aveva rilevato infatti la possibilità di identificare il marqes gai menzionato nel descort col marques mon seignor citato nella tornada di Ab son gai e leugier. Come ricordato sopra, Boutière riconosceva tuttavia nel marchese di Monferrato cantato da Albertet Guglielmo VI e, di conseguenza, lo datava dopo il 1207, mentre l’identificazione con Bonifacio I comporta, come per la canzone, una datazione approssimativa anteriore al 1207 (si veda Sanguineti 2012, p. 248).

Il riferimento al marchese di Monferrato contenuto in questi due componimenti e il riconoscimento di tale marchese in Bonifacio I costituiscono degli indizi che si inseriscono nell’ambito più ampio di un ripensamento dell’inizio dell’attività poetica di Albertet in Italia. In direzione di una possibile retrodatazione della produzione poetica albertina e della sua presenza nelle corti italiane e, nello specifico, in quella del Monferrato spinge anche la disamina dello schema metrico di un altro pezzo del trovatore: Donna pros e richa (BdT 16.11). La parentela metrica di Donna pros e richa col Carros di Raimbaut de Vaqueiras (BdT 392.32), che esibisce infatti il medesimo schema, impone degli interrogativi riguardo alla direzione del prestito e, d’altra parte, lo statuto di sirventese comunemente riconosciuto al Carros induce a ritenere lo schema metrico della canzone albertina originale e oggetto, pertanto, di una successiva imitazione da parte di Raimbaut. La probabile ammissione, dunque, che sia stato Truan, mala gerra a desumere lo schema metrico da Donna pros e richa determina una circolazione del componimento di Albertet in area ligure-piemontese antecedente al 1201, dal momento che la stesura del Carros rambaldiano è anteriore all’estate del 1201 (per una sintesi del problema, con ulteriori rinvii bibliografici, si veda Sanguineti 2012, p. 19 e pp. 155-156).

La presenza di Albertet alla corte del Monferrato può dunque a ragione ritenersi attestata già agli inizi del 1200 e si estese sicuramente per diversi anni, come testimonia anche la menzione di Beatrice, figlia di Guglielmo VI (1207-1226), al v. 31 in En amor trob tantz de mals seignoratges (BdT 16.13), canzone databile tuttavia intorno al 1221, quando il trovatore soggiornava ormai nel castello di Oramala presso Corrado Malaspina.

Concludendo, la canzone Ab son gai e leugier e il descort Bel m’es oimais, attraverso l’accenno al marchese in essi contenuto, rientrerebbero nel folto filone di poesia encomiastica che fiorì alla corte del Monferrato con Bonifacio I (si veda Di Luca 2017, p. 445), il quale accolse attorno a sé numerosi trovatori con finalità soprattutto propagandistiche (sulla figura di Bonifacio I e sul suo rapporto con la poesia trobadorica si vedano Goria 1971, Barbaro 1989 e Repetto 2000).

 

 

 

Bibliografia

 

Barbaro 1989

Jean Barbaro, «Les troubadours provençaux à la cour de Montferrat», France latine, 109, 1989, pp. 3-19.

 

Boutière 1937

Jean Boutière, «Les poésies du troubadour Albertet», Studi medievali, 10, 1937, pp. 1-129.

 

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

 

Di Luca 2020

Paolo Di Luca, «Per un riesame storiografico della poesia trobadorica alla corte del Monferrato», in Fidélités et dissidences : Actes du XIIe Congrès de l’Association internazionale d’études occitanes (AIEO), édités par Jean-François Courouau et David Fabié, Toulouse 2020, vol. II, pp. 441-450.

 

Giangrande 1986

Mario Giangrande, L’opera di Albertet de Sisteron e la sua posizione nella poesia provenzale, Lanciano 1986

 

Goria 1971

Alex Goria, voce «Bonifacio I, marchese di Monferrato», in Dizionario Biografico degli Italiani, 12, Roma 1971, versione in rete (www.treccani.it).

 

Guida 2009

Saverio Guida, «Trovatori provenzali in Italia: chiose al partimen tra Albertet e Peire (BdT 16,15)», Revista de Literatura Medieval, 21, 2009, pp. 173-193.

 

Repetto 2000

Paolo Repetto, «I trovatori alla corte di Bonifacio I di Monferrato», Rivista di storia arte archeologia per le province di Alessandria e Asti, 109, 2000, pp. 153-161.

 

Sanguineti 2012

Francesca Sanguineti, Il trovatore Albertet, Modena 2012.

 

Settia 2003

Aldo Settia, voce «Guglielmo VI, marchese di Monferrato», in Dizionario Biografico degli Italiani, 60, Roma 2003, versione in rete (www.treccani.it).

 

Francesca Sanguineti

18.i.2022


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