Rialto    IdT

Rambertino Buvalelli

Al cor m’estai l’amoros desiriers (BdT 281.1)

Er quant florisson li verger (BdT 281.2)

D’un saluz me voill entremetre (BdT 281.3)

Eu sai la flor plus bella d’autra flor (BdT 281.4)

Ges de chantar no·m voill gequir (BdT 281.5)

S’a Mon Restaur pogues plazer (BdT 281.8)

Toz m’era de chantar geqiz (BdT 281.10)


 

Circostanze storiche

 

 

   

Nonostante l’attività politica di Rambertino Buvalelli (1172-1221) – podestà e magistrato operante in svariate città dell’Italia settentrionale, fra cui Brescia, Milano, Parma, Mantova, Genova e Verona – sia ben documentata (Melli 1977 e Melli 1978, pp. 35-60), i riferimenti storici rinvenibili nella sua produzione poetica risultano più sfuggenti, benché siano riconducibili nella loro totalità alla corte degli Este. Rambertino apparteneva a un ramo della famiglia dei Geremei ed era un personaggio di discreta fama: ad esempio, a lui è indirizzata la canzone De fin’amor son tuit mei pessamen (BdT 355.6) di Peire Raimon de Tolosa, trovatore altresì legato all’ambiente estense. Ad ogni modo, le allusioni a Beatrice d’Este, figlia di Azzo VI e Sofia di Savoia, che spesso si incontrano nelle tornadas del poeta bolognese, diventano tanto più significative se si considerano le implicazioni politiche sottese a un’operazione di questo genere: dal momento che Rambertino era un personaggio pubblico, una sua dichiarazione di sottomissione alla dama – Beatrice d’Este – doveva, in una certa misura, avere ricadute sul rapporto con lo stesso casato. Pur con una certa cautela, non è da escludere che le lodi a Beatrice d’Este costituiscano l’espressione di un più profondo sostegno verso la politica estense.

Si può notare a tutti gli effetti un intreccio significativo fra le cariche della famiglia estense e quelle di Rambertino Buvalelli: Mantova vide avvicendarsi le podesterie di Azzo VI (1207-1208 e 1210-1211), di Aldobrandino I (1212-1213) e del trovatore bolognese (1215-1216). Nel 1217 Rambertino venne eletto podestà di Modena, carica che gli venne nuovamente offerta nel 1221 ma che dovette rifiutare per un’ingiunzione papale da parte di Onorio III. In quello stesso anno fu nominato podestà di Verona, carica già assunta da Azzo VI (1206-1207): la morte sopraggiunse nel mese di settembre.

Un primo riferimento a Beatrice si incontra in Al cor m’estai l’amoros desiriers (BdT 281.1), canzone che il poeta dedica nella seconda tornada a Biatriz d’Est (v. 54). Dobbiamo pertanto ritenere il componimento antecedente al 1220, ovvero l’anno in cui la nobildonna si ritirò a vita monastica. Della vita di Beatrice, che fu beatificata da Papa Clemente XIII, possediamo una fonte di ragguardevole importanza, almeno per il periodo compreso fra il 1220 al 1226, anno della sua morte, grazie alla vita scritta da un suo contemporaneo, tale frate Alberto di Santo Spirito (Brunacci 1767). La chansoneta Eu sai la flor plus bella d’autra flor (BdT 281.4) viene indirizzata verso Este: così si legge in tornada al v. 52, e si può credere che Rambertino volesse ancora proclamare il suo amore per Beatrice.

Più complicata invece l’identificazione di Mon Restaur, a cui il trovatore vuole trasmettere D’un saluz me voill entremetre (BdT 281.3) ai vv. 28-29; il riferimento compare inoltre all’inizio di ogni cobla in S’a Mon Restaur pogues plazer (BdT 281.8), nonché in Er quant florisson li verger (BdT 281.2) al v. 41. La chiave di lettura del senhal si ha nella tornada di Toz m’era de chantar geqiz (BdT 281.10), sicuramente la canzone più interessante dal punto di vista dell’analisi storica: «Aquest novel chant me portaz, / n’Elias, lai on es beltaz / ab joi et ab fin prez verai, / enves Est, a na Beatriz, / e a Mon Restaur, lai on estai» (‘Questo novello canto portatemi, / Messer Elias, là dove è beltà / con gioia e con fine pregio vero, / verso Este, a donna Beatrice, / e al mio Ristoro, dove che sia’, vv. 61-65). Il poeta affida il suo canto a un certo Elias, che è stato identificato con Elias Cairel (Bertoni 1908, p. 10, Jaeschke 1921, p. 7, Gourc 1993): la presenza del poeta perigordino in Italia settentrionale è attestata in un arco temporale in parte sovrapponibile a quello dell’attività poetica del trovatore bolognese, e si può ipotizzare che il terminus ante quem dell’invio sia il 1220 (Lachin 2004, p. 449). Un passo della versione A della vida di Elias Cairel sembrerebbe confermare l’identità del messaggero di Rambertino: si asserisce infatti che Elias «mout cantava mal, e mal trobava e mal viulava e pieitz parlava, mas ben escrivia motz e sons» (‘cantava molto male, componeva brutti testi e suonava male e parlava peggio, ma trascriveva bene parole e musica’, Lachin 2004, p. 69), cosicché si può immaginare che il trovatore fosse più propenso a diffondere la cultura trobadorica attraverso la scrittura, piuttosto che per mezzo di performances orali. Inoltre, il rapporto di Elias Cairel con la corte estense sembrerebbe proseguire anche dopo la morte di Rambertino Buvalelli, come testimoniato dal Qan la freidors irais l’aura dousana (BdT 133.10), descort riconducibile con ogni evidenza all’accademia letteraria fiorita attorno a Giovanna d’Este.

Per tornare al problema relativo al senhal Mon Restaur, Melli 1978, pp. 75-84, sulla scorta di Folena 1976, pp. 489-491, tenderebbe a ricondurlo alla stessa Beatrice d’Este. Field 1981, pp. 365-366, riporta esempi di componimenti inviati sia direttamente al personaggio sia al senhal dietro il quale questo si cela: è questo il caso di Na Beatritz e Bel Cavallier in alcuni testi di Raimbaut de Vaqueiras, e della dona dels Cardos e Na Sobrepretz in Cerveri de Girona. Sorvolando sul poeta catalano, ben più tardo e per il quale si veda Riquer 1945, p. 60, relativamente a Raimbaut de Vaqueiras occorre tenere presente le riserve espresse in Saviotti 2016 circa la corrispondenza fra Beatrice di Monferrato e il senhal Bel Cavallier, la cui valenza semantica sembrerebbe trascendere il semplice riferimento a un personaggio storico.

Altre riserve sono in ogni caso doverose. In primo luogo, il v. 65 di Toz m’era de chantar geqiz (BdT 281.10) risulta ipermetro, stando al testo del manoscritto unico Da: «et a Mon Restaur lai on estai». Due soluzioni possibili – espunzione di et oppure ammissione di una sinalefe, dal momento che «in un verso italiano e a conterebbero come una sola sillaba» (posizione avversata da Schultz-Gora 1911, p. 101, ammessa con riserva da Bertoni 1915, pp. 55-56, ed accolta da Melli 1978, p. 80) – portano in realtà a due letture alternative: Mon Restaur è interpretabile come apposizione di Beatrice, oppure le due entità devono, almeno sul piano formale, essere disgiunte. In secondo luogo, la prima tornada di Ges de chantar no·m voill gequir (BdT 281.5) si presenta, stando sempre al testo del manoscritto unico, con due lacune – spazi lasciati bianchi – da parte del copista: «Chanson, va t’en, bos messagers, / e … ses plus atendre, / vas … fai entendre / que Mon Restaur no·m pot [es]perdre» (‘Canzone, buon messaggero, / e … senza più attendere / verso … fa intendere che il mio Ristoro non mi può abbandonare’, vv. 41-44). Ad eccezione di Bertoni 1915, p. 227, Riquer 1975, II, p. 1139, nonché Capusso 2011, p. 26, gli editori intervengono sui versi lacunosi e propongono lai vas Est e a na Biatriz.

Rambertino, infine, sembrerebbe chiedere un’intercessione alla sorella minore di Beatrice, Costanza (Bertoni 1908, p. 6), perché la tornada di S’a Mon Restaur pogues plazer (BdT 281.8) è indirizzata a una sorella: «Chanssoneta, vai tost e cor, / e diras m’a l’una seror, / en cui es fis pretz cabalos, / que trop atendres non es bos» (‘Canzonetta, va subito e corri, / e dirai per me a una sorella, / in cui è fine pregio perfetto, / che il troppo attendere non è cosa buona’, vv. 51-54).

Il quadro delineato non permette conclusioni definitive. L’importanza di Rambertino Buvalelli viene dal fatto di essere uno dei primi trovatori di origine italiana e di avere partecipato alla cultura poetica di una corte estremamente vivace dal punto di vista intellettuale. È infine solo seducente, in quanto priva di conferme, l’ipotesi che proprio Rambertino potesse avere insegnato l’ars poetica provenzale a Sordello, dal momento che il mantovano reimpiega il senhal Restaur in ben due composizioni (Bertoni 1911, p. 17).

 

Bibliografia

 

Bertoni 1908

Giulio Bertoni, Rambertino Buvalelli. Trovatore bolognese e le sue rime provenzali, Dresden 1908.

 

Bertoni 1911

Giulio Bertoni, Storia letteraria d’Italia. Il Duecento, Milano 1911.

 

Bertoni 1915

Giulio Bertoni, I Trovatori d’Italia. Biografie, testi, traduzioni, note, Modena 1915.

 

Brunacci 1767

Della B. Beatrice d’Este vita antichissima, ora la prima volta pubblicata con dissertazione dell’Abbate Brunacci, Padova 1767.

 

Capusso 2011

Maria Grazia Capusso, «Rambertino Buvalelli, Ges de chantar no·m voill gequir (BdT 281.5)», Lecturae tropatorum, 4, 2011, 37 pp.

 

Field 1981

William Hugh W. Field, rec. a Melli 1978, Speculum, 56, 1981, pp. 362-366.

 

Folena 1976

Gianfranco Folena, «Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete», in Storia della cultura veneta, 6 voll., Vicenza 1976-1986, vol. I: Dalle origini al Trecento (1976), pp. 453-562 (ora in Culture e lingue nel Veneto medievale, Padova 1990, pp. 1-137).

 

Gourc 1993

Jean Gourc, «D’outre-Pyrénées aux régions transalpines, d’Elias Cairel à Ramberti de Buvalel, un troubadour albigeois au coeur d’un réseau intertextuel», in Atti del II Congresso dell’A.I.E.O. (Torino 1987), a cura di Giuliano Gasca Queirazza, Torino 1993, pp. 131-152.

 

Jaeschke 1921

Hilde Jaeschke, Der Trobador Elias Cairel, Berlin 1921.

 

Lachin 2004

Giosuè Lachin, Il trovatore Elias Cairel, Modena 2004.

 

Melli 1977

Elio Melli, «Nuove ricerche storiche sul trovatore bolognese Rambertino Buvalelli», in Studi filologici, letterari in memoria di Guido Favati, 2 voll., Padova 1977, vol. II, pp. 425-448.

 

Melli 1978

Rambertino Buvalelli, Le Poesie, edizione critica con introduzione, traduzione, note e glossario, a cura di Elio Melli, Bologna 1978.

 

Riquer 1945

Martín de Riquer, «Treinta composiciones del trovador Cerverí de Girona», Boletín de la Real Academia de Buenas Letras de Barcelona, 18, 1945, pp. 59-147.

 

Riquer 1975

Martín de Riquer, Los trovadores. Historia literaria y textos, 3 voll., Barcelona 1975.

 

Saviotti 2016

Federico Saviotti, «Senhals et pseudonymes, entre Raimon de Cornet et Raimbaut de Vaqueiras», in Actes du XXVIIe Congrès international de linguistique et de philologie romanes (Nancy, 15-20 juillet 2013), publiés par Éva Buchi, Jean-Paul Chauveau, Jean-Marie Pierrel, 2 voll., Strasbourg 2016, vol. II, pp. 1479-1488.

 

Schultz-Gora 1911

Oscar Schultz-Gora, rec. a Bertoni 1908, Zeitschrift für romanische Philologie, 35, 1911, pp. 99-103.

 

[LG]

16.i.2017


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