Rialto    IdT

 

Alberto Malaspina · Raimbaut de Vaqueiras, Ara·m digatz, Rambaut, si vos agrada (BdT 15.1 = 392.1)
Raimbaut de Vaqueiras, Bella, tant vos ai pregada (BdT 392.7)


 

Circostanze storiche

 

 

 

All’interno del canzoniere di Raimbaut de Vaqueiras non è difficile individuare un ciclo malaspiniano: esso consta, da un lato, della tenzone con il marchese Alberto, Ara·m digatz, Rambaut, si vos agrada (BdT 15.1 = 392.1) e, dall’altro, del contrasto bilingue, Bella, tant vos ai pregada (BdT 392.7), che nella seconda tornada chiama in causa un altro dei membri della casata lunigiana, ser Opetì, identificato con il padre di Alberto, Obizzo I, o in alternativa con il fratello, Obizzo II.

Le due liriche sono strettamente legate tra loro: come già osservato da Linskill 1964, pp. 13, 104, 114 e 115, e precisato diffusamente da Paterson 2009 e da Harvey - Paterson 2010, vol. I, pp. 76-79, la prima cobla della tenzone presenta dettagliatamente il contenuto del contrasto. A questa circostanza si unisce la possibilità di localizzare la prima rappresentazione delle due composizioni nel medesimo luogo. La tenzone, infatti, riferendosi alle risposte con le quali la donna genovese ha rifiutato a più riprese il corteggiamento del giullare (identificato nella finzione letteraria con Raimbaut), al v. 4 attribuisce le origini della donna al tortonese (de sai en Tortones), la stessa area geografica in cui, dunque, come testimonia l’avverbio deittico sai, Alberto e il trovatore misero in scena il reciproco scambio di insulti (cfr. Caïti-Russo 2006, pp. 190-191 e 194-195).

Queste osservazioni assumono una certa importanza. A livello generale, infatti, esse provano che i Malaspina non ospitarono i trovatori soltanto nel castello di Oramala (l’unico menzionato nelle liriche: cfr. Caïti-Russo 2005, p. 13), ma anche a Tortona, località che, del resto, come ricordato da Linskill 1964, nota ai vv. 4-5, p. 114, «appears to have been one of Albert’s favourite places of residence, judging from the documents». Più nello specifico, tali osservazioni consentono di respingere con una certa sicurezza le altre localizzazioni dei due testi proposte in passato, ad esempio quelle di Bertoni 1915, p. 47, e di Linskill 1964, p. 113, che collocano la composizione della tenzone presso il Monferrato, e quella di Leuker 2013, pp. 342-344, che riconduce la genesi del contrasto direttamente nei territori genovesi.

Tali conclusioni non permettono di individuare con sicurezza le date in cui le liriche furono composte: la posteriorità di Ara·m digatz rispetto a Bella, tant vos che emerge dall’analisi del rapporto tra i due testi non consente di esprimersi rispetto alle due ipotesi più autorevoli formulate al riguardo.

La prima, di Joseph Linskill, è basata soprattutto sui riferimenti della tenzone alle perdite territoriali di Alberto Malaspina. Individuando il termine post quem della composizione del testo nel dicembre del 1194, data della distruzione del castello di Pietracorva, cui alluderebbe il v. 34, e dell’investitura di Raimbaut a cavaliere, ricordata al v. 40 (cfr. Linskill 1964, pp. 113 e 115, note ai vv. 33, 34 e 40), lo studioso ha proposto di datare il contrasto intorno al 1190 in ragione del suo stretto rapporto tematico con la prima cobla di Ara·m digatz: poiché «only a recent break would have given Albert’s taunt in this stanza a topical value», la rottura fittizia con la genovese del contrasto «must have occurred only a short time before the tenso was composed» (ivi, p. 114, nota ai vv. 4-5). Il trovatore avrebbe dunque visitato la corte dei Malaspina, componendovi Bella, tant vos, dopo il primo soggiorno in Italia (tra il 1180 e il 1183, come deducibile dall’epistola epica, e in particolare dal riferimento al rapimento della genovese Saldina da Mar nel 1182: cfr. i vv. 12-20 di Senher marques, no·us vuelh totz remembrar, BdT 392.I) e dopo quello in Provenza (tra il 1188 e il 1189, come testimoniato da El so que pus m’agensa, BdT 392.14 e da Leus sonetz si cum soill, BdT 392.22), per prendere poi parte alla prima fase dello scontro tra Bonifacio e il comune di Asti, collocabile nel 1192-1193, e per partecipare con il suo mecenate alla campagna siciliana, al termine della quale si sarebbe infine confrontato con Alberto Malaspina (cfr. ivi, pp. 6-16). Scartando l’identificazione di ser Opetì con Obizzo I, scomparso dai documenti sin dal 1185, Linskill ha quindi sostenuto che il contrasto sarebbe rivolto al figlio, Obizzo II (cfr. ivi, p. 104).

Riesaminando i contributi che riguardano la storia di Pietracorva, Gilda Caïti-Russo ha invece individuato il termine post quem di Ara·m digatz nell’allusione del v. 33 alla cessione da parte dei Malaspina della Val di Taro, acquisita da Piacenza nel 1189: secondo la studiosa, la perdita per foillia di Pietracorva non deve risalire obbligatoriamente alla distruzione del castello; essa può infatti essere ricondotta al 1187, anno in cui i nobili feudatari si accordarono con lo stesso comune emiliano per la cessione della roccaforte (cfr. Caïti-Russo 2006, pp. 192-193, con rinvio in particolare a Pavoni 1986, p. 283). Rispetto al quadro offerto da Linskill, la possibile retrodatazione della tenzone ha imposto di riconsiderare anche la collocazione cronologica del contrasto. Dopo averne messo in risalto il messaggio politico, volto a condannare i costumi comunali e ad esaltare quelli delle corti, e dopo aver ricordato, con Schultz-Gora 1893, p. 126, che Opetì non è un diminutivo, Caïti-Russo ha rilevato l’importanza storica di Obizzo I, identificandovi il destinatario del testo bilingue e individuando il termine ultimo della sua composizione nell’anno della sua scomparsa dai documenti, il 1185: mentre Obizzo II rappresenta «una figura di secondo piano, citato di rado nei documenti malaspiniani e sempre al seguito di Moruello o di Alberto, i ben più dinamici fratelli», Obizzo I è stato il precursore della linea politica che, con la sua successione e per tutto il XIII secolo, ha spesso contrapposto la sua dinastia a Genova, circostanza che, secondo la studiosa, lo rende il destinatario più congeniale di un testo politico come quello di Raimbaut (cfr. Caïti-Russo 2006, pp. 193-194, con citazione a p. 193; per l’analisi della figura del presunto destinatario di Bella, tant vos, la studiosa rinvia a Salvatori 2008, pp. 20-21).

Se si ricorda che proprio Obizzo I, nel triennio 1172-1174, si mise a capo di un’alleanza antigenovese che vide protagonisti, oltre ai Malaspina, i Lavagna, i Passano, i Cogorno e diversi signori della Lunigiana (cfr. Pavoni 1986, pp. 286-288) e che le fonti tacciono sui rapporti tra il suo successore e Genova, il quadro delineato da Caïti-Russo sembra ancor più verosimile: sulla base di questi dati, tra i due Obizzi della casata, il più interessato a propagandare la sua linea politica, anche attraverso l’arte poetica, pare essere effettivamente il primo. Questa ricostruzione, tuttavia, presenta un problema: essa non affronta due criticità, che suggeriscono di lasciare ancora aperta la questione della datazione dei testi. La prima riguarda la necessità di retrodatare anche l’investitura a cavaliere di Raimbaut, ricondotta tradizionalmente intorno al 1194-1195, ovvero in prossimità dell’aiuto offerto da Bonifacio di Monferrato a Enrico VI per la conquista del regno di Sicilia (cfr. Schultz-Gora 1893, p. 120, Linskill 1964, pp. 15-16 e Guida - Larghi 2013, p. 446, che fondano l’ipotesi sull’epistola epica, in particolare sui vv. 17-25 di Valen marques, ja no·m diretz de no, BdT 392.II): come indicato dal v. 40 di Ara·m digatz, quando il trovatore tenzona con Alberto, Raimbaut può già fregiarsi di questo titolo. La seconda criticità è data dai riferimenti a una dama tortonese che caratterizzano due canzoni del trovatore composte in Provenza tra il 1195 e il 1196, D’amor no·m lau, qu’anc no pogei tant aut (BdT 392.10, vv. 33-40) e No posc saber per que·m sia destregz (BdT 392.25, vv. 18-22). Al riguardo si osserva che, se si individua un riferimento diretto di queste liriche al contrasto fittizio (come suggerito sia da Linskill 1964, p. 114, note ai vv. 4-5, p. 120, nota al v. 37, e pp. 124-125, nota al v. 21, sia da Paterson 2009, pp. 230-231 e 233), occorrerebbe ipotizzare un rapporto tra testi composti non soltanto per pubblici diversi, ma anche a circa dieci anni di distanza: tale intervallo di tempo pare troppo esteso per permettere di accogliere questa ricostruzione, circostanza che impone di approfondire ulteriormente gli studi tanto sulla vita di Raimbaut, quanto sulle relazioni intertestuali del suo canzoniere.

 

 

Bibliografia

 

Bertoni 1915

Giulio Bertoni, I trovatori d’Italia. Biografie, testi, traduzioni, note, Modena 1915.

 

Caïti-Russo 2005

Gilda Caïti-Russo, Les troubadours et la cour des Malaspina, Montpellier 2005.

 

Caïti-Russo 2006

Gilda Caïti-Russo, «Appunti per una lettura Malaspiniana del contrasto bilingue di Ramblado di Vaqueiras», in Poeti e poesia a Genova (e dintorni) nell’età medievale. Atti del convegno per Genova Capitale della Cultura Europea 2004, a cura di Margherita Lecco, Alessandria 2006, pp. 189-204.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Harvey - Paterson 2010

Ruth Harvey - Linda Paterson, The Troubadour “Tensos” and “Partimens”: A critical Edition, 3 voll., Cambridge 2010.

 

Leuker 2013

Tobias Leuker, «Le poesie “genovesi” di Arnaut de Maruelh, Raimbaut de Vaqueiras e Albertet», Medioevo romanzo, 37, 2013, pp. 327-348.

 

Linskill 1964

Joseph Linskill, The Poems of the Troubadour Raimbaut de Vaqueiras, The Hague 1964.

 

Paterson 2009

Linda Paterson, «Insultes, amour et une trobairitz: la tenso de Raimbaut de Vaqueiras et Albert Malaspina (PC 15.1)», in La Voix occitane. Actes du VIIIe Congrès de l’Association Internationale d’Etudes Occitanes (Bordeaux, 12-17 octobre 2005), réunis et édités par Guy Latry, 2 voll., Bordeaux 2009, vol. I, pp. 227-236.

 

Pavoni 1986

Romeo Pavoni, «Genova e i Malaspina nei secoli XII e XIII», in La storia dei genovesi. Atti del VII Convegno di studi sui ceti dirigenti nelle istituzioni delle repubblica di Genova (Genova, 15-17 aprile 1986), Genova 1987, pp. 281-316.

 

Salvatori 2008

Enrica Salvatori, «Les Malaspina: bandits de grands chemins ou champions du raffinement courtois? Quelques considérations sur une cour qui a ouvert ses portes aux troubadours (XIIe-XIIIe siècles)», in Les élites lettrées au Moyen Âge. Modèles et circulation des savoirs en Méditerranée occidentale (XIIe-XVe siècles). Actes des séminaires du Centre historique de recherches et d’études médiévales sur la Méditerranée occidentale, réunis par Patrick Gilli, Montpellier 2008, pp. 11-27.

 

Schultz-Gora 1893

Oskar Schultz-Gora, Die Briefe des Trobadors Raimbaut de Vaqueiras an Bonifaz I, Markgrafen von Monferrat, Halle 1893.

1901.

 

Alessandro Bampa

8.iii.2017


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