Rialto    IdT

 

Austorc de Segret, No sai qui·m so, tan suy desconoyssens (BdT 41.1)


 

Circostanze storiche

 

 

 

Il sirventese di Austorc de Segret, trovatore proveniente dal Cantal e del quale non sembrano sussistere tracce documentarie (cfr. Guida - Larghi 2013, p. 74), è stato datato tra il 1271 e il 1274 sulla base di alcuni riferimenti interni al testo.

Se, da un lato, l’allusione alla morte di Enrico di Cornovaglia, occorsa il 13 marzo 1271, costituisce un sicuro terminus post quem, dall’altro la duplice menzione nelle due tornadas di Arnaldo Ottone II, visconte di Lomagne e Auvillars, ha permesso a Fabre 1910, p. 475 nota 1, di stabilire il 1274 come terminus ante quem per la sua composizione («La date de la mort d’Othon est donnée par l’arrêt du Parlement de Paris, qui, en 1274, à la Chandeleur, priva Philippa, fille d’Othon, de l’héritage que lui avait laissé Jeanne de Toulouse»).

Lo scenario del quale Non sai qui·m so si fa latore – e alla cui ricostruzione giovano le menzioni fatte da Austorc dei principali membri della corona francese – è quello successivo alla fallimentare spedizione usualmente designata come “Ottava Crociata”. La scelta di attaccare Tunisi è stata in larga misura attribuita dagli storici alle ambizioni del nuovo re di Sicilia Carlo d’Angiò, dal momento che la città nordafricana offriva un rifugio sicuro a numerosi avversari dell’Angioino, perlopiù fedeli alla causa degli Hohenstaufen. Sobillato da papa Clemente IV ma soprattutto da suo fratello Carlo con la promessa di una sicura conversione al cristianesimo dell’emiro di Tunisi, il re di Francia Luigi IX iniziò i preparativi per la crociata (Runciman 1966, vol. II, pp. 932-933). Come sottolineato da Tyerman 2012, pp. 825-826, Luigi curò personalmente la spedizione imponendo pesanti tributi in Francia per finanziare l’allestimento della flotta e mettendo in atto un’azione diplomatica di respiro internazionale per assicurarsi l’appoggio di alcune grandi potenze europee, su tutte l’Inghilterra e l’Aragona.

L’impegno politico di Luigi comportò la presa della croce da parte di Edoardo I d’Inghilterra (1268) e Giacomo I d’Aragona (1269), ma l’impresa lasciò presagire il disastro fin dalle sue premesse: egli si imbarcò da Aigues-Mortes con la sua flotta, in totale solitudine, tra l’1 e il 2 luglio 1270, mentre i suoi alleati procrastinarono significativamente le loro partenze. Dopo poco più di due settimane di navigazione, l’esercito dei crucesignati giunse davanti alle coste della Tunisia; nei giorni seguenti la mancanza di acqua, la penuria di approvigionamenti e il gran caldo favorirono la diffusione di una grave virulenza (forse tifo o dissenteria), che decimò la compagine e colpì lo stesso Luigi IX, il quale morì il 25 agosto 1270 (Tyerman 2012, p. 828).

Una volta raggiunto il fratello, Carlo dovette fare i conti con una situazione ormai irrecuperabile e con la contemporanea malattia di suo nipote, il futuro re francese Filippo III. La permanenza in Africa si trascinò ancora fino a novembre, quando Carlo e Filippo stipularono con l’emiro di Tunisi una pace che garantiva indennizzi di guerra ai francesi e il possesso delle isole di Malta e Pantelleria a Carlo. È evidente che la veemente condanna di Austorc de Segret nei confronti del nuovo re di Francia e del sovrano di Sicilia è da imputare proprio agli accordi presi a Tunisi, e specialmente a Carlo, «en qui les infidèles trouvaient – affirme-t-il de façon ironique – un caps e guitz» (Aurell 1989, p. 172).

Oltre a manifestare la sua profonda inquietudine per il fallimento della crociata e il proprio astio per via del disinteresse di Carlo e Filippo nei riguardi delle terre d’Outremer, Austorc non manca di deprecare la morte del principe Enrico di Cornovaglia. Non sembrano ormai sussistere dubbi sull’identificazione di questo personaggio, in passato confuso con l’omonimo Enrico di Castiglia; questi, benché popolarissimo presso i suoi contemporanei, non avrebbe avuto infatti alcuna ragione di essere menzionato accanto a Edoardo poiché, come conclude Paterson 2012, p. 5, «there is no evidence that Edward took any interest in the fate of Henry of Castile». Il figlio di Riccardo di Cornovaglia (già rex Romanorum dal 1257) si trovava dunque a Viterbo, come ricostruito da Davidsohn 1957, pp. 93-95, al seguito di Carlo d’Angiò, il quale desiderava imporre la propria volontà ai cardinali discordi durante il conclave per l’elezione del successore di Clemente IV. Nel corso del soggiorno viterbese Enrico fu assassinato da Gui, figlio di Simon de Monfort, il leader dei baroni ribelli che fu trucidato durante la battaglia di Evesham (1265) dalle forze realiste guidate proprio da Edoardo I d’Inghilterra. Gui de Montfort, che dal marzo 1270 era stato nominato vicario generale di Toscana da Carlo d’Angiò, raggiunse immediatamente Viterbo e, con la complicità del fratello Simon e del cognato Ildebrandino Aldobrandeschi, il 13 marzo 1271 uccise a tradimento Enrico nella chiesa di San Silvestro (Pio 2012). Di qui l’incitamento rivolto da Austorc a Edoardo I d’Inghilterra a prendere coraggio per vendicare l’assassinio del cugino («si vol Haenric venjar», v. 26), dietro il quale si cela forse anche l’invito a una dimostrazione di forza da parte del re inglese in un momento delicato per il possesso dell’Aquitania (che, non a caso, sarà oggetto di contesa tra Edoardo e Filippo il Bello circa vent’anni dopo). Tuttavia, come sottolinea Saffiotti Bernardi 1970, Edoardo «perseguitò tenacemente l’assassino, finché, su istanza di Carlo II d’Angiò, non lo perdonò interdicendogli per sempre il soggiorno in Inghilterra (1280)».

 

 

Bibliografia

 

Aurell 1989

Martin Aurell, La vielle et l’épée. Troubadours et politique en Provence au XIIIe siècle, Paris 1989.

 

Davidsohn 1957

Robert Davidsohn, Storia di Firenze, 8 voll., Firenze 1957, vol. II, t. II.

 

Fabre 1910

Césaire Fabre, «Le sirventes d’Austorc de Segret», Annales du Midi, 22, 1910, pp. 467-481.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Paterson 2012

Linda Paterson, «Austorc de Segret, [No s]ai qui·m so tan suy [des]conoyssens (BdT 41.1)», Lecturae tropatorum, 5, 2012, 16 pp.

 

Pio 2012

Berardo Pio, «Montfort, Guido di», Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2012, versione in rete (www.treccani.it).

 

Runciman 1966

Steven Runciman, Storia delle crociate, 2 voll., Torino 1966.

 

Saffiotti Bernardi 1970

Simonetta Saffiotti Bernardi, «Enrico di Cornovaglia», Enciclopedia Dantesca, Roma 1970, versione in rete (www.treccani.it).

 

Tyerman 2012

Christopher Tyerman, Le guerre di Dio. Nuova storia delle crociate, Torino 2012.

 

Cesare Mascitelli

8.xi.2017


BdT    IdT