Rialto    IdT

 

Bonifaci de Castellana, Gerr’ e trebailh e brega·m platz (BdT 102.2)


 

Circostanze storiche

 

 

 

 Bonifaci de Castellana, esponente di un’illustre famiglia originaria dell’attuale dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, restituisce in Gerr’ e trebailh un affresco della situazione politica dell’epoca che travalica, con straordinaria efficacia, i limiti territoriali della Francia sud-orientale. Se infatti, da un lato, il trovatore esprime quasi una beffarda soddisfazione nell’assistere al disfacimento della Provenza provocato dalla fiacchezza dei suoi conterranei, dall’altro manifesta il proprio disprezzo nei confronti di alcune realtà territoriali dell’Italia nord-occidentale, ree a suo dire di essersi del tutto asservite a Carlo d’Angiò e ai suoi funzionari. In particolare, la requisitoria di Bonifaci investe, da una parte, i cittadini di Asti e Cuneo e, dall’altra, Genova e il suo capitano del popolo, Guglielmo Boccanegra, che del capoluogo ligure aveva tenuto le redini dal 1257 sino al 1262.

Come osservava Parducci 1920, p. 510, «Carlo ebbe soprattutto a cuore un’ordinata e rigida amministrazione della Provenza» che, di fatto, aveva permesso al conte di Provenza di rimpinguare in maniera consistente le casse della corona francese. Le pesanti imposizioni fiscali stabilite dalla nuova amministrazione, tra cui la discussissima gabella del sale (che aveva peraltro infiammato l’animo di Bertran d’Alamanon, autore di De la sal de Proensa·m doill, BdT 76.5), furono all’origine di un diffuso sentimento di insofferenza nei confronti del governo di Carlo, che culminerà nella rivolta marsigliese capeggiata da Ugo del Balzo e Alberto di Lavagna nel 1262, repressa nel sangue dall’angioino (Pernoud 1985, p. 146; Borsa 2006, p. 383). Il controllo del nuovo apparato governativo, affidato prevalentemente a fedeli giurisperiti di Carlo, provoca in Bonifaci una reazione di disprezzo («E enoja·m qar avocatz / vei annar ab tan gran arda», vv. 8-9) che adombra lo sdegnoso rifiuto «della scienza giuridica per affermare l’ordine costituito (e quindi il potere della monarchia), dietro cui è da scorgere il risentimento […] per l’assegnazione da parte di Carlo I dei principali incarichi amministrativi a un nutrito gruppo di esperti di diritto» (Guida - Larghi 2013, p. 135).

Più o meno in concomitanza con la ristrutturazione delle istituzioni amministrative provenzali, Carlo d’Angiò aveva rivolto le sue attenzioni anche all’Italia nord-occidentale, in particolare al Piemonte meridionale e al Ponente ligure. La politica espansionistica di Carlo in quest’area riconduce, ancora una volta, a ragioni di ordine essenzialmente economico in cui a farla da padrona è l’esportazione del sale. Le mire su Cuneo trovarono infatti sbocco nel trattato del 5 febbraio 1259 stipulato tra il podestà Raimondo Asinario da una parte e Guglielmo Olivario e Giacomo Cais dall’altra (entrambi uomini di fiducia di Carlo), finalizzata a garantire la sicurezza della strata salis che da Nizza portava sino ad Asti e Pavia (Fuiano 1974, pp. 67; Comba 2006, pp. 23-28). L’accordo ratificava, in maniera inequivocabile, il passaggio del capoluogo piemontese sotto le insegne della pars angioina, configurandosi pertanto come la prima tra le città piemontesi a sottomettersi spontaneamente a Carlo (Grillo 2006, p. 42). Proprio la posizione strategica di Cuneo sulla via usualmente battuta dai mercanti specializzati nel commercio del sale spiegherebbe, secondo Fuiano 1959, pp. 57-60, la presenza a Cuneo di Bonifaci de Castellana, dove questi si trovava sicuramente il 2 aprile 1259. In questa data Bonifaci sottoscrive, alla presenza di Raimondo Asinario, un giuramento di salvaguardia dei guadagni suoi e di un altro suo concittadino, Berardo (Fuiano 1959 pp. 53-54): Bonifaci stesso possedeva infatti delle miniere di sale e aveva dunque ottime ragioni per voler preservare il proprio patrimonio.

L’arrendevolezza dei cuneesi, apertamente stigmatizzata dal trovatore di Castellana, ebbe importanti conseguenza sulle altre autonomie locali del Piemonte sud-occidentale, in particolare su Asti (certamente la più attiva e potente tra le città della zona) e il territorio da essa controllato. La continua pressione di Carlo e la resa di Cuneo costrinsero di fatto gli astigiani a concordare una tregua, sottoscritta il 21 febbraio 1260 (Fuiano 1974, pp. 190-191), a causa della quale Asti vide sfumare, con tutta probabilità, i propri privilegi sul territorio circostante. La rievocazione della perdita di Staffarda nel sirventese («e perdon tro en Stafarda / tota la terra q’es de latz », vv. 23-24) consente dunque di identificare nella stipula della tregua il terminus post quem per la composizione.

L’altra questione cui Bonifaci riserva toni altrettanto sferzanti è il progressivo assottigliarsi dell’influenza genovese sulla contea di Ventimiglia, storicamente oggetto d’interesse per il capoluogo ligure sin dall’inizio del XII secolo. L’ingerenza e la pressione di Carlo d’Angiò avevano determinato, dopo lunghe trattative condotte all’insaputa di Genova, la cessione all’Angioino dei diritti sul territorio: il primo a cedere fu il conte Guglielmino II (la cui vendita dei diritti risulta ratificata il 12 gennaio 1258), seguito a breve distanza dagli altri due conti di Ventimiglia, Bonifacio e Giorgio (7 aprile 1258: Boldorini 1963, pp. 170-171).

La perdita di Ventimiglia da parte dei genovesi e il generalizzato declino della città sono ricondotti da Bonifaci, non senza ragione, all’azione spregiudicata di Guglielmo Boccanegra, capitano del popolo di Genova, eletto a furor di popolo nel 1257. Come riferiscono gli Annales Ianuenses, infatti, in quell’anno ebbe luogo una sedizione contro l’allora podestà milanese Filippo della Torre, condotta da una nutrita schiera di genovesi afferenti alla fazione ghibellina locale, i quali «sine discretione sed cum tumultu et vociferatione elegerunt Guillielmum Buccanigram popularibus Ianue in capitaneum populi Ianuensis, ipsumque duxerunt impellendo et portando cum tumultu et pompa et clamoribus ad ecclesiam beati Syri, ipsumque ibi tanquam capitaneum sedere fecerunt» (Annales Ianuenses, p. 236). La politica di contenimento inaugurata da Boccanegra contro le infiltrazioni angioine a Ventimiglia, come ricorda Boldorini 1963, p. 157, non si concretizzò prima del novembre del 1257 e procedette comunque a singhiozzo anche a causa della concomitante ingerenza angioina in Piemonte, verso cui Carlo stava indirizzando il proprio interesse con un’azione sempre più capillare. Ciò favorì, forse in modo determinante, le predette intese sul controllo del territorio tra i conti di Ventimiglia e il conte di Provenza, nonché la momentanea uscita della contea dall’orbita genovese, episodio al quale probabilmente allude lo stesso Bonifaci («qe de Vintemilha·l comtatz / perdon qe solian tenir», vv. 31-32). Ventimiglia sarà comunque riassegnata a Genova con la convenzione del 2 luglio 1260 (che rappresenta dunque il necessario terminus ante quem per la composizione di Gerr’ e trebailh), con il beneplacito di Beatrice di Provenza e Carlo d’Angiò (Sternfeld 1888, p. 166; De Bartholomaeis 1931, vol. II, p. 204).

 

Bibliografia

 

Annales Ianuenses

 Annales Ianuenses annorum 1249-1264, in Monumenta Germaniae Historica. Scriptores, vol. XVIII, a cura di Georg Heinrich Pertz, Hannoverae 1863, pp. 226-248.

 

Boldorini 1963

Alberto M. Boldorini, «Guglielmo Boccanegra, Carlo d’Angiò e i conti di Ventimiglia (1257-1262)», Atti della Società Ligure di Storia Patria, n. s., 3, 1963, pp. 139-199.

 

Borsa 2006

Paolo Borsa, «Letteratura antiangioina tra Provenza, Italia e Catalogna. La figura di Carlo I», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382). Atti del convegno (Alba, 2-3 settembre 2005), a cura di Rinaldo Comba, Milano 2006, pp. 377-432.

 

Comba 2006

Rinaldo Comba, «Le premesse economiche e politiche della prima espansione angioina nel Piemonte meridionale (1250-1259)», in Gli Angiò nell’Italia, pp. 15-28.

 

Fuiano 1959

Michele Fuiano, La penetrazione e il consolidamento della potenza angioina in Italia. I. In Piemonte, Napoli 1959.

 

Fuiano 1974

Michele Fuiano, Carlo I d’Angiò in Italia (studi e ricerche), Napoli 1974.

 

Grillo 2006

Paolo Grillo, «Un dominio multiforme. I comuni dell’Italia nord-occidentale soggetti a Carlo I d’Angiò», in Gli Angiò nell’Italia, pp. 31-101

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Parducci 1920

Amos Parducci, «Bonifazio di Castellana», Romania, 46, 1920, pp. 478-511.

 

Pernoud 1985

Régine Pernoud, Saint Louis et le crépuscule de la féodalité, Paris 1985.

 

Sternfeld 1888

Nicola Zingarelli, Intorno a due trovatori in Italia, Firenze 1899.

 

Cesare Mascitellii

9.xi.2017


BdT    IdT