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Bertran de Born (Duran sartor de Paernas / Guigo de Cabanas?), Guerr’e pantais veg et affan (BdT 80.22)


 

Circostanze storiche

 

 

 

 Il sirventese Guerr’e pantais veg et affan (BdT 80.22) è tràdito da sei canzonieri: mentre M e a1 ne assegnano la paternità rispettivamente a Duran sartor de Paernas e a Guigo de Cabanas, T e i gemelli veneti IK, insieme col descriptus di quest’ultimo, d, lo attribuiscono a Bertran de Born. Unita alla genericità dei riferimenti ai preparativi di un nuovo scontro tra la corona inglese e quella francese e alla maniera evidentemente bertrandiana che lo contraddistingue, tale circostanza ha posto in passato rilevanti problemi circa la datazione del testo: le testimonianze liriche dei primi due trovatori citati, collocabili tra il secondo e il quinto decennio del Duecento (cfr. Guida - Larghi 2013, pp. 165-166 e 224-225), sono sensibilmente lontane da quelle del signore di Hautefort, che già nel 1196 si era ritirato a vita monastica (cfr. ivi, pp. 110-113).

 Nella sua prima edizione delle liriche di Bertran de Born, Albert Stimming, ancora ignaro dell’esistenza di a1, ha dato credito all’attribuzione di IKTd: leggendovi una serie di riferimenti allo scontro tra Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto, il sirventese è stato datato a un periodo successivo al 1196, anno dell’incoronazione di Pietro II d’Aragona, che lo studioso ha identificato con il ‘signore degli aragonesiʼ del v. 36 (cfr. Stimming 1879, pp. 87-88 e 167). Tale ricostruzione è stata leggermente modificata nelle successive riedizioni dell’opera, in cui il testo è pubblicato nell’appendice delle liriche di dubbia autenticità. Accogliendo implicitamente le riflessioni di Léon Clédat e di Antoine Thomas (cfr. Clédat 1879, pp. 94-95, e Thomas 1888, pp. xlvi-xvlii), Stimming ha infatti proposto di collocarne la composizione nel 1198, anno dell’alleanza che unì contro Filippo Augusto il re inglese e il conte di Tolosa, Raimondo V, che sarebbe evocata ai vv. 39-40: a causa della sua incompatibilità con l’ingresso di Bertran nell’ordine cistercense, risalente a due anni prima, tale abbassamento della datazione ha suggerito di escludere la possibilità di assegnare al trovatore tale elogio della guerra e di valutare l’ipotesi di attribuirla, se non direttamente ad altri poeti, al figlio (cfr. Stimming 1982, pp. VI e 43-44, e Stimming 1913, pp. VI e 46-47; l’ipotesi è stata ripresa da Lluis Nicolau y d’Olwer, che ha proposto di collocare il sirventese nel 1238, durante il regno di Giacomo I d’Aragona, senza tuttavia spiegare i riferimenti allo scontro tra la corona inglese e quella francese: cfr. Nicolau y d’Olwer 1910, pp. 392-393).

Negli anni Trenta del Novecento, l’attribuzione di Guerr’e pantais a un ignoto da parte di Vincenzo De Bartholomaeis (cfr. De Bartholomaeis 1931, vol. I, p. 71) e la sua esclusione dall’edizione delle liriche bertrandiane curata da Carl Appel (cfr. Appel 1932) sembravano aver estromesso definitivamente il signore di Hautefort dal novero dei suoi possibili autori; nella seconda metà degli anni Ottanta, però, la questione è stata riaperta dalle edizioni curate, da un lato, da William D. Paden, Tilde Sankovitch e Patricia H. Stäblein e, dall’altro, da Gérard Gouiran. I primi studiosi, pur mettendo in rilievo le attribuzioni discordanti di Ma1, hanno assegnato nuovamente il testo a Bertran: la seconda proposta di datazione di Stimming è stata armonizzata con l’ingresso del trovatore nell’abbazia di Dalon supponendo che proprio questa attività lirica avrebbe contribuito alla redazione, nel 1199, di un nuovo statuto dell’ordine cistercense, caratterizzato dall’esplicito divieto ai monaci di dilettarsi con la poesia (cfr. Paden 1980, pp. 680-683, e Paden - Sankovitch - Stäblein 1986, pp. 88-89 e 459). Gouiran invece, pur limitandosi ad accogliere il testo tra le composizioni ascrivibili al trovatore soltanto in forma dubitativa, ha preso in considerazione un possibile innalzamento della sua datazione al 1188: oltre a riferire la pace tra Pisa e Genova evocata dalla seconda tornada a quella siglata dalle due repubbliche marinare prima della conclusione del 1187, egli ha proposto di individuare nei vv. 22-24 una testimonianza delle responsabilità assunte dal conte di Tolosa (sempre Raimondo V) nei confronti della corona inglese all’inizio del 1188, ovvero dei pegni da pagare per il sequestro di alcuni pellegrini provenienti dall’Inghilterra, all’epoca governata da Enrico II (cfr. Gouiran 1985, vol. II, p. 828, e Gouiran 1987, pp. 597-598).

L’intervento di Stefano Asperti a pochi anni di distanza dalla pubblicazione di queste due edizioni ha consentito di escludere in modo definitivo la paternità bertrandiana della lirica, datandone la composizione in un periodo sensibilmente distante da quello in cui operò il signore di Hautefort. Lo studioso si è soffermato in primo luogo sulla caratteristiche della sezione in cui Guerr’e pantais è inserito in M, osservando che essa è formata esclusivamente da sirventesi politici che, contraddistinti dalla maniera bertrandiana e da uno spiccato sentimento antifrancese, sono stati composti nella gran parte dei casi in Provenza intorno al quarto decennio del XIII secolo da trovatori minori (cfr. Asperti 1989, pp. 143-152). Secondariamente, ha messo in rilievo le contraddizioni delle ipotesi di datazione di Stimming e di Gouiran. La prima infatti dimentica che, per il 1198, non è possibile sostenere l’esistenza di un’alleanza contro i francesi animata contemporaneamente da Riccardo Cuor di Leone, Pietro II d’Aragona e Raimondo VI di Tolosa (era lui il conte all’epoca, non il padre), giacché «[i]n quegli anni [...] la grande partita tra il Capetingio e il Plantageneto ha per teatro essenzialmente la Normandia e per posta il dominio sulle contee di confine verso l’Île-de-France». La seconda ipotesi, invece, non tiene conto del contenuto della quarta cobla: con i riferimenti all’alleanza tra tolosani e aragonesi contro il re di Francia e in favore dell’Inghilterra, essa, oltre a escludere la possibilità che i vv. 22-24 rinviino ai dissidi tra Enrico II e Raimondo V, risulta incompatibile con i pessimi rapporti, documentati anche nel 1188, tra il conte di Tolosa e Alfonso II d’Aragona (peraltro attaccato ferocemente da Bertran de Born in Pos lo gens terminis floritz, BdT 80.32, e in Quan vei pels vergiers desplegar, BdT 80.35; cfr. ivi, pp. 154-156, con citazione a p. 155 e, per il rapporto con il re d’Aragona, Kastner 1936-1937).

A queste due ricostruzioni Asperti ne ha quindi contrapposta un’altra, concentrandosi sui riferimenti del testo alle vessazioni subite dai baroni del Midi francese. Respingendo l’ipotesi di Milà y Fontanals, che a partire da questo dato ne ha collocato la composizione durante la crociata albigese (cfr. Milà y Fontanals 1861, p. 141, ripreso en passant da Gouiran 1985, vol. II, pp. 828-829, e da Gouiran 1987, p. 45, in cui si è anche valutata l’ipotesi di datarla tra la fine del 1211 e l’inizio del 1213), egli ha proposto di ricondurre la lirica al 1242, anno caratterizzato da una serie di eventi pienamente compatibili con quanto descritto in Guerr’e pantais. Asperti ha ricordato in particolare che, tra la primavera e l’estate di quell’anno, il re d’Inghilterra, Enrico III, aiutò la rivolta contro Alfonso di Poitiers (e quindi, indirettamente, contro il re di Francia Luigi IX) guidata dal conte di Tolosa Raimondo VII, alleato da un anno con il re di Aragona, Giacomo I, che, nonostante ciò, di fronte a questo scontro assunse un atteggiamento attendista. Rispetto all’incertezza che caratterizzava le precedenti ricostruzioni la perfetta sovrapposizione dei dettagli desumibili dal sirventese alla documentazione storica ha così consentito di individuare con grande precisione la data di composizione del testo: Asperti ne ha agevolmente individuato tanto il termine post quem (il 12 maggio, giorno in cui il contingente inglese partì per unirsi poi a una truppa aragonese) quanto quello ante quem (l’inizio di settembre, quando Raimondo VII fu nuovamente costretto a giurare fedeltà ai francesi). Dopo aver proposto di inserire in questo quadro anche il riferimento agli scontri tra Pisa e Genova della seconda tornada (interpretabile come un rinvio alla vittoria ottenuta nel 1241 di fronte all’isole del Giglio dai toscani sui liguri, i primi alleati di Federico II, i secondi sostenitori del papa), lo studioso ha quindi sostenuto che l’attribuzione del titolo di duca al conte di Tolosa potrebbe ricondurre ancor più puntualmente la genesi della lirica a un periodo successivo all’inizio del mese di agosto del 1242, quando Raimondo VII occupò Narbona, la città più importante del suo ducato, del quale venne spogliato dalla corona francese nel 1229 (cfr. ivi, pp. 159-162 e 165-166).

Nonostante la precisione che la contraddistingue, tale datazione del testo non ne risolve tutte le criticità. Essa non permette infatti di identificarne con certezza l’autore. Asperti a riguardo ha osservato che, scartata definitivamente l’attribuzione di IKTd a Bertran de Born, occorre riconoscere che sia quella di M sia quella di a1 (in cui il testo è inserito in un’altra specifica sezione di testi politici, incentrati nella maggior parte dei casi sugli scontri tra Manfredi e Carlo d’Angiò: cfr. Grimaldi 2011) hanno una certa attendibilità: come già ricordato, i due trovatori indicati nelle rubriche, Duran sartor de Carpentras e Guigo de Cabanas, furono attivi nello stesso periodo (cfr. Asperti 1989, pp. 166-168). Rispetto a questo quadro si osserva comunque che, mentre per il secondo trovatore l’ipotesi attributiva può essere ulteriormente sostenuta soltanto osservando che le accuse di arricchimento rivoltegli da Bertran d’Alamanon in Amic Guigo, be m’azaut de ton sen (BdT 76.1, vv. 3-8: «que trotiers fus una longa sazo; pueis auzi dir que pugiest a sirven, / qu’enblavas buous, bocxs, fedas e moutos; / pueys fus ioglars de dir vers e chansos; / ar iest poiatz a maior onramen, / que·l conzs n’a fag cavaier salvatie») potrebbero essere riferite all’importanza del tema del denaro che caratterizza il nostro sirventese, per il primo la mole degli indizi raccolti dallo stesso Asperti che suggeriscono di attribuirgli la sua paternità è di gran lunga più consistente, soprattutto se si prende in considerazione un’altra composizione del trovatore, Vil sirventes leugier e venassal (BdT 126.1). Il testo infatti, oltre a presentare lo stesso schema metrico di un’altra lirica d’ispirazione bertrandiana, Guerra mi plai, quan la vei comensar di Blacasset (BdT 96.6; cfr. Frank 5:11-12), è stato composto nello stesso periodo in cui vide la luce Guerr’e pantais, tra la fine del 1242 e l’inizio del 1243, ed è caratterizzato da un altro elogio della guerra, ai vv. 25-32 («Sai entre nos fan de gerra senbell / li dui comte, qar non es qi·ls capdel, / qes ell tengran plait per bon e per bell; / mas nostra partz en fai pauc de revel / per q’al pascor veirem qe·l plus isnel / cavalgheran per gaug del temps novel, / don seran pres e fondut mant castell, / mant escut rot, mant elm e mant capell»; cfr. Jeanroy 1904, pp. 313-325): pur non potendo confutare al di là di ogni dubbio l’attribuzione di a1, questi elementi rendono più semplice pensare di attribuire Guerr’e pantais a Duran sartor.

 

 

Bibliografia

 

Asperti 1989

Stefano Asperti, «Sul canzoniere provenzale M: ordinamento interno e problemi di attribuzione», in Studi provenzali e francesi 86/87, a cura di Giuseppe Tavani e Luciano Rossi, L’Aquila 1989, pp. 137-169.

 

Gouiran 1985

Gérard Gouiran, L’amour et la guerre. L’œuvre de Bertran de Born, 2 voll., Aix en Provence 1985, vol. II, pp. 830-833.

 

Gouiran 1987

Gérard Gouiran, Le seigneur-troubadour d’Hautefort. L’ œuvre de Bertran de Born, 2. éd. condensée, Aix en Provence 1987.

 

Grimaldi 2011

Marco Grimaldi, «Svevi e angioini nel canzoniere di Bernart Amoros», Medioevo romanzo, 35, 2011, pp. 315-343.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Jeanroy 1904

Alfred Jeanroy, «Le soulèvement de 1242 dans la poésie des troubadours», Annales du Midi, 16, 1904, pp. 311-329.

 

Kastner 1936-1937

Leo E. Kastner, «Bertran de Born’s Sirventes against King Alhponso of Aragon», Modern Philology, 34, 1936-1937, pp. 225-248.

 

Nicolau y d’Olwer 1910

Lluis Nicolau y d’Olwer, «Jaume I y los trovadors provensals», in Congrés d’historia de la Corona d’Aragó dedicat al Rey en Jaume I y a la seua época (Barcellona, 1909), 2 voll., Barcelona 1910, vol. I, pp. 389-407.

 

Milà y Fontanals 1861

Manuel Milà y Fontanals, De los trovadores en España. Estudio de lengue y poésia provenzal, Barcelona 1861.

 

Paden 1980

William D. Paden, «De monachis rithmos facientibus. Hélinant de Froidmont, Bertran de Born and the Cistercian General Chapter of 1199», Speculum, 55, 1980, pp. 669-685.

 

 Paden - Sankovitch - Stäblein 1986

William D. Paden - Tilde Sankovitch - Patricia H. Stäblein, The Poems of the Troubadour Bertran de Born, Berkeley-Los Angeles-London 1986.

 

Stimming 1879

Albert Stimming, Bertran de Born. Sein Leben und seine Werke. Mit Anmerkungen und Glossar, Halle 1879.

 

Stimming 1892

Albert Stimming, Bertran von Born, Halle 1892.

 

 Stimming 1913

Albert Stimming, Bertran von Born, Halle 1913.

 

 Thomas 1888

Antoine Thomas, Poésies complètes de Bertran de Born, Toulouse 1888.

  

Alessandro Bampa

3.iv.2017


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