Aimeric de Pegulhan e Albertet, N’Albert, chauszetz al vostre sen (BdT 10.3 = 16.3)

Aimeric de Pegulhan, Ses mon apleich (BdT 10.47)

Guillem Augier Novella, Ses alegratge (BdT 205.5)

Guillem de la Tor, Pos n’Aimerics a fait far mesclança e batailla (BdT 236.5a)

Circostanze storiche

 

 

 

 

Emilia dei conti Guidi, nota come Emilia di Ravenna, fu una delle dame più illustri nel panorama italiano della prima metà del secolo XIII e figura, infatti, in diversi componimenti trobadorici: è invocata da Albertet nel suo partimen con Aimeric de Pegulhan, N’Albert, chauszetz al vostre sen (BdT 10.3 = 16.3), in cui Albertet sceglie come giudice proprio Emilia mentre Aimeric si rivolge a Beatrice d’Este; a lei sono dedicati la canzone di Aimeric de Pegulhan, Ses mon apleich (BdT 10.47) e il descort di Guillem Augier Novella, Ses alegratge (BdT 205.5); ancora una volta è menzionata insieme a Beatrice d’Este da Guillem de la Tor tra le protagoniste della treva, Pos n’Aimerics a fait far mesclança e batailla (BdT 236.5a) (per la citazione di Emilia nei vari trovatori si vedano anche Chambers 1971, p. 115, e Bergert 1913, pp. 76-77).

Emilia, appartenente alla famiglia Guidi di Romagna, andò in sposa come seconda moglie a Pietro Traversara di Ravenna e proprio la data del loro matrimonio, abbastanza discussa dalla critica, costituisce un indizio indispensabile per fissare le coordinate cronologiche dei componimenti sopra citati. La data delle nozze è stata infatti stabilita dalla maggior parte degli studiosi al 1216, anche se interventi più recenti hanno portato a una retrodatazione al 1212. Nello specifico, la datazione del matrimonio al luglio 1216 risale già a Torraca 1901, pp. 45-47 (si veda anche Torraca 1928, p. 488) ed è stata poi accolta concordemente dalla maggior parte della critica (si vedano ad esempio De Bartholomaeis 1931, vol. I, p. 214, Blasi 1934, pp. 74-75, Boutière 1937, p. 16, Ugolini 1949, p. 51, Shepard - Chambers 1950, p. 22, Calzolari 1986, pp. 42-43). Tale data è stata desunta da un passo della Cronaca di Faenza del Tolosano, in cui si fa accenno a una pace ristabilita tra Pietro Traversara e Ruggero, figlio di Guido Guerra, e da un documento redatto nel luglio 1216, in cui si fa riferimento alla rinuncia da parte di Pietro Traversara e del figlio Paolo al possesso di Dovadola e di altri castelli in favore dei figli di Guido Guerra ed Emilia figura in qualità di moglie di Pietro. Proprio le informazioni che si possono ricavare da queste due fonti hanno indotto Torraca e i critici successivi a ritenere che il matrimonio tra Pietro ed Emilia sia avvenuto in perfetta concomitanza con la riconciliazione tra i due casati antagonisti. In realtà, come ha dimostrato Bettini Biagini 1980, p. 114, il citato documento del 1216 non contiene alcuna clausola riguardante il matrimonio di Emilia con Pietro Traversara, mentre risulta solo che in quella data i due fossero sposati. Sempre Bettini Biagini 1980, p. 115, ha poi messo in evidenza un altro documento di cui, in effetti, dava notizia già Torraca 1901, p. 48, n. 2: un atto del 22 aprile 1212, pubblicato nei Monumenti Ravennati del Fantuzzi (Fantuzzi 1802, p. 293), nel quale Emilia appare sposata con Pietro Traversara. Proprio alla luce di questo atto, Bettini Biagini ritiene che le nozze siano state già celebrate nel 1212 (si veda anche Bettini Biagini 1981, p. 72) e che, per quanto concerne le indicazioni riportate nella Cronaca di Faenza, il cronista abbia probabilmente riferito a Pietro (sposato con Emilia nel 1212) la data delle nozze del figlio Paolo, che nel 1216 sposò in giovanissima età Beatrice di Mangona. Da ultima, a partire dalle indicazioni fornite da Bettini Biagini, Negri 2005, pp. 87-88, suggerisce di collocare la data delle nozze tra Emilia dei conti Guidi e Pietro Traversara tra il 1202 (anno in cui Pietro rimane vedovo della prima moglie) e il 1212.

Sicuramente la notorietà di Emilia nell’ambiente cortese dell’Italia settentrionale è inscindibilmente legata alla figura del marito, Pietro Traversara, che fu incline a pratiche di mecenatismo conquistando così il favore di quei trovatori che furono ospiti della sua corte e rivolsero lodi a Emilia nei propri componimenti.

La famiglia Traversara fu la più autorevole e potente di Ravenna in età precomunale e comunale e conobbe il suo periodo di maggiore influenza proprio con Pietro Traversara, che divenne la figura di più alto rilievo del suo casato, la cui morte (avvenuta nel 1225) segnò l’inizio di un periodo di decadenza della famiglia che si sarebbe poi concluso con la sua estinzione nel secolo XIV (si veda Vasina 1976). È necessario, a questo proposito, precisare che in tale famiglia si possono riconoscere due discendenti di nome Pietro, entrambi sposati con donne di nome Emilia: il Pietro al quale facciamo qui riferimento, che sposò in prime nozze Aicha, da cui nacque il figlio Paolo Traversara (successivamente marito di Beatrice di Mangona), e in seconde nozze Emilia di Romagna, è Pietro juniore, detto anche il Magnanimo (si veda Lazzarotto 1963, pp. 87-89 e si veda soprattutto la tavola genealogica a p. 65). La fama di Pietro juniore fu tale che egli è ricordato anche da Dante nella Commedia (Purg., XIV 98), in cui è eletto come rappresentante del suo casato e citato insieme a Guido di Carpigna da Guido del Duca nel suo compianto sulla decadenza della Romagna.

I componimenti qui riuniti sono dunque accomunati dalla menzione di Emilia o dalla dedica a lei indirizzata, dietro cui si può leggere l’intento di rivolgere un encomio all’illustre casato dei Traversara di Ravenna, al quale oltre che Emilia si legò anche Beatrice di Mangona in qualità di nuora di Emilia e moglie di Paolo, figlio di prime nozze di Pietro e nato nel 1202 (Torraca 1901, pp. 48-49). Come Emilia, anche Beatrice di Mangona fu cantata dai trovatori, in particolare da Aimeric de Pegulhan, che le dedicò il planh De tot en tot es er de mi partitz (BdT 10.22), e da Guillem de la Tor, che la menzionò nella Treva proprio insieme ad Emilia, Pos n’Aimerics a fait far mesclança e batailla (BdT 236.5a), vv. 9-10.

 

Bibliografia

 

Bergert 1913

 Fritz Bergert, Die von den Trobadors genannten oder gefeierten Damen, Halle 1913.

 

Bettini Biagini 1980

Giuliana Bettini Biagini, «La “Treva” di Guillem de la Tor: problemi di datazione e di traduzione», Studi mediolatini e volgari, 27, 1980, pp. 113-118.

 

Bettini Biagini 1981

Giuliana Bettini Biagini, La poesia provenzale alla corte estense. Posizioni vecchie e nuove della critica e testi, Pisa 1981.

 

Blasi 1934

Ferruccio Blasi, Le poesie di Guilhem de la Tor, Genève - Firenze 1934.

 

Boutière 1937

Jean Boutière, «Les poésies du troubadour Albertet», Studi medievali, 10, 1937, pp. 1-129.

 

Calzolari 1986

Monica Calzolari, Il trovatore Guillem Augier Novella, Modena 1986.

 

Chambers 1971

Frank M. Chambers, Proper Names in the Lyrics of the Troubadours, Chapel Hill 1971.

 

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

 

Fantuzzi 1802

Marco Fantuzzi, Monumenti ravennati de’ secoli di mezzo, Venezia 1802.

 

Lazzarotto 1963

Giovanni Lazzarotto (a cura di), I Traversari di Ravenna, Ravenna 1963.

 

Negri 2006

Antonella Negri, Le liriche del trovatore Guilhem de la Tor, Soveria Mannelli 2006.

 

Shepard - Chambers 1950

William P. Shepard and Frank M. Chambers, The poems of Aimeric de Peguilhan, Evanston (Illinois) 1950.

 

Torraca 1901

Francesco Torraca, Le donne italiane nella poesia provenzale. Su “la Treva” di Guglielmo de la Tor, Firenze 1901.

 

Torraca 1928

Francesco Torraca, «Donne italiane e trovatori provenzali. Postilla alla Treva di Guglielmo de la Tor», Studi medievali, 1, 1928, pp. 487-491.

 

Ugolini 1949

Francesco A. Ugolini, La poesia provenzale e l’Italia, Modena 1949.

 

Vasina 1976

Augusto Vasina, voce «Traversari», in Enciclopedia dantesca, diretta da Umberto Bosco, 6 voll. Roma 1970-1978, vol. 5, pp. 705-706.

14.xi.2016


Rialto

IdT