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Guillem Figueira, Del preveire maior (BdT 217.1)


 

Circostanze storiche

 

 

 

Del preveire maior (BdT 217.1) è conservato esclusivamente dal manoscritto M, nella sezione dei sirventesi, dove è attribuito a Guillem Figueira insieme al testo che immediatamente lo segue, Qan cuit chantar, eu plaing e plor (BdT 156.11). Quest’ultimo componimento, sicuramente di Falquet de Romans, deve probabilmente l’erronea attribuzione a Guillem a un errore meccanico nella copiatura della sezione (Asperti 1989, p. 149), oppure all’affinità tematica dei due testi, entrambi caratterizzati dalla propaganda crociata, forse considerata peculiare dell’opera di Guillem da parte del compilatore di M (Guadagnini 2005, pp. 317-318).

Gli elementi che consentono di ipotizzare una datazione sono contenuti nella prima strofe, in cui si fa riferimento a uno scontro tra il papa e l’imperatore che non si coalizzano contro la minaccia musulmana in Terrasanta (vv. 1-2), e nella quinta strofe, dalla quale si apprende che il Santo Sepolcro è nelle mani degli infedeli (v. 47). Un ulteriore indizio è ravvisabile nella tornada indirizzata al conte Raimondo VII di Tolosa (vv. 56-60), dalla quale si evince che il barone ha preso la croce.

Queste circostanze possono riferirsi a due distinti momenti storici: il periodo tra 1227 e 1229 e quello tra 1244 e 1250. La datazione seriore, sostenuta da Levy 1880 e largamente condivisa dalla critica (cfr. Lewent 1905, p. 356; De Bartholomaeis 1911-1912, pp. 118-119; Peron 1985, pp. 297-299; Guida - Larghi 2013, p. 253), si basa sulle circostanze storiche successive alla riconquista musulmana di Gerusalemme avvenuta nell’agosto del 1244. Neanche questo evento gravissimo riuscì a interrompere la dura lotta tra impero e papato che infuriava dal 1239 e che vedeva ora Federico II opporsi al nuovo pontefice Innocenzo IV. Di fronte alla perdita di Gerusalemme, Federico propose di lasciare l’impero nelle mani del figlio Corrado per recarsi personalmente in Terrasanta. Il pontefice rifiutò però a più riprese l’offerta fino alla rottura definitiva sancita dal concilio di Lione del luglio 1245, durante il quale Innocenzo depose l’imperatore (cfr. Stürner 2009, pp. 922-940; Paravicini Bagliani 2005). L’allusione alle battaglie che il papa e l’imperatore portavano avanti invece di dedicarsi alla situazione in Terrasanta (vv. 6-10) può essere ricondotta facilmente alla situazione politica italiana. Dopo la deposizione di Federico, infatti, Innocenzo si schierò risolutamente con i comuni italiani ribelli e predicò una vera e propria crociata contro l’impero. Questa propaganda fu vista da molti esponenti del mondo cristiano come una deviazione di forze destinate al recupero dei luoghi santi, come prova anche l’impegno del re di Francia Luigi IX nei tentativi di mediazione tra le due massime potenze universali (Stürner 2009, pp. 956-965). Nonostante ciò, Federico restò impegnato fino alla fine nella lotta contro i lombardi appoggiati dal papa e non poté dedicarsi nuovamente alla crociata. In seguito alla deposizione di Federico, la situazione di Gerusalemme riconquistata dai musulmani sembrava senza soluzione proprio a causa dell’insanabile conflitto tra papa e imperatore. Il desiderio di concordia tra le massime autorità del mondo cristiano per recuperare Gerusalemme anima nello stesso periodo anche la canzone di crociata di Lanfranc Cigala Si mos chanz fos de ioi ni de solatz (BdT 282.23), composta tra l’agosto del 1244 e il luglio del 1245.

Un indizio a favore di questa datazione può essere individuato nell’appello al conte di Tolosa (vv. 56-57) affinché vada presto a servire il signore in Terrasanta. Questi versi potrebbero riferirsi al voto che Raimondo VII formulò nel dicembre 1247 a sostegno della spedizione ultramarina organizzata da Luigi IX. L’impegno per la crociata costituì per Raimondo una mossa politica di grande saggezza che lo metteva al riparo tanto dalle critiche papali per il suo tradizionale supporto all’imperatore, tanto da possibili tentativi d’usurpazione nei suoi territori (cfr. Roquebert 2007, pp. 269-278).

La datazione più alta agli anni 1227-1229, ipotizzata in alternativa a quella vulgata da Asperti 1989, pp. 145-146, seguito da Guadagnini 2005, p. 318, è stata recentemente riproposta da Paterson 2013. In questo caso il conflitto tra papa e imperatore a cui si allude nel componimento risalirebbe alla prima scomunica di Federico, inflittagli da Gregorio IX il 29 settembre 1227 a causa dell’ennesima dilazione della partenza per la Terrasanta (Stürner 2009, pp. 498-508). Tuttavia dai versi di Guillem si evince che il conflitto tra papa e imperatore impediva a costoro di spendersi concretamente per la crociata (vv. 6-10). Una simile circostanza non sembra corrispondere agli eventi degli anni 1227-1229 in quanto Federico, nonostante l’anatema e la rottura con il pontefice, riprese rapidamente i preparativi per la crociata e, salpato da Brindisi nel giugno del 1228, avviò la spedizione che avrebbe riconquistato Gerusalemme ai cristiani (Stürner 2009, pp. 508-542; Pacifico 2012). Per questo motivo risulta preferibile la datazione seriore che giustifica perfettamente anche il riferimento all’impegno per la crociata di Raimondo VII di Tolosa contenuto in tornada.

 

 

Bibliografia

 

Asperti 1989

Stefano Asperti, «Sul canzoniere provenzale M: ordinamento interno e problemi di attribuzione», in Studi provenzali e francesi 86/87, L’Aquila 1989, pp. 137-169.

 

De Bartholomaeis 1911-1912

Vincenzo De Bartholomaeis, «Osservazioni sulle poesie provenzali relative a Federico II», Memorie della R. Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. Classe di Scienze morali: Scienze storico-filologiche, s. I, 6, 1911-1912, pp. 97-124.

 

Guadagnini 2005

Elisa Guadagnini, «La cerchia di Blacatz e la crociata di Federico II», Studi medievali, 46, 2005, pp. 309-331.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Levy 1880

Emil Levy, Guilhem Figueira, ein provenzalischer Troubadour, Berlin 1880.

 

Lewent 1905

Kurt Lewent, «Das altprovenzalische Kreuzlied», Romanische Forschungen, 21, 1905, pp. 321-448.

 

Pacifico 2012

Marcello Pacifico, Federico II e Gerusalemme al tempo delle crociate. Relazioni tra cristianità e islam nello spazio euro-mediterraneo medievale 1215-1250, Caltanissetta-Roma 2012.

 

Paravicini Bagliani 2005

Agostino Paravicini Bagliani, «Innocenzo IV», in Federico II. Enciclopedia Fridericiana, Roma 2005, versione in rete (www.treccani.it).

 

Paterson 2013

Linda Paterson, Rialto 14.vi.2013.

 

Peron 1985

Gianfelice Peron, «Temi e motivi politico-religiosi della poesia trobadorica in Italia nella prima metà del Duecento», in Storia e cultura a Padova nell’età di Sant’Antonio, Padova 1985, pp. 255-99.

  

Roquebert 2007

Michel Roquebert, L’Épopée cathare. V. La fin des Amis de Dieu 1244-1321, Paris 2007.

 

Stürner 2009

Wolfgang Stürner, Federico II e l’apogeo dell’Impero, Roma 2009.

 

Francesco Saverio Annunziata

8.iv.2018


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