Rialto    IdT

 

Guillem de la Tor (Palais), Un sirventes farai d’una trista persona (BdT 236.11)


 

Circostanze storiche

 

 

 

 Il sirventese vitupera un cittadino cremonese il cui nome è deformato in Porc Armat (v. 6), ma nel quale è agevole riconoscere uno dei capi della fazione guelfa in quella città, Ponzio Amato (o Ponzio degli Amati). Benché a monte del testo si possa supporre un intento di satira politica, nulla di ciò che vi si dice ha, tuttavia, a che fare con la vita pubblica del personaggio (ma denunciare in modo caricaturale i difetti privati per colpire l’uomo pubblico non costituisce certo una sorpresa): di costui sono ricordate la malvagità (str. I-II), le fanfaronate e il troppo bere (str. III), l’ingordigia e l’aspetto laido (str. IV), l’avarizia (str. V). La composizione del testo è avvenuta entro il 1237, anno in cui di Ponzio Amato si perdono le tracce (De Bartholomaeis 1931, vol. II, p. 138, che suggerisce, tuttavia, che il testo sia ampiamente anteriore), mentre un terminus post quem è difficile da stabilire, se non sulla base del periodo d’attività dell’autore. BEdT suggerisce che il testo sia posteriore al «1213-15 (date più probabili di 236,005a, di cui con ogni probabilità è qui ripreso il metro)», ove BdT 236.5a è la famosa treva, attribuita a Guillem de la Tor, Pos n’Aimerics a fait far mesclança e batailla, ma anch’essa utilizza probabilmente metro e musica di una più antica canzone di Guillem de Saint Leidier, Pos tan mi fors’amors que mi fai entremetre (BdT 234.16).

Il legame con Guillem de la Tor, contemporaneo dell’autore e attivo come lui nell’Italia settentrionale (nonché legato agli Estensi, nel cui entourage politico fu anche il Ponzio Amato qui dileggiato), può, tuttavia, spiegare il motivo per cui nel canzoniere A il nostro sirventese sia attribuito a questo trovatore (che la treva sia adespota nel latore unico, il ms. N, non vale ad inficiarne, a mio giudizio, l’attribuzione a Guillem – come pure è stato sostenuto da Squillacioti 1992, p. 207 –, in quanto nel ms. N le sezioni d’autore sono chiaramente individuabili e spesso errori attributivi alla fine delle sezioni autoriali sono condivisi da altri testimoni, ciò che impedisce d’invocare come elemento a sfavore l’interventismo d’un distratto compilatore; inoltre, la treva è coerente per tempo e luogo con l’attività di Guilhem e «il criterio di prossimità, in assenza di altri e più cogenti indizi, assume un’importanza non trascurabile», Negri 2006, p. 82).

Il sirventese, nell’altro testimone che ce lo trasmette, il ms. Dª, è attribuito a Palais, che di sicuro ne è l’autore e in cui Guida 2006, seguendo Squillacioti 1992 e riproponendo un’ipotesi di Restori 1893, p. 456, già accolta da De Bartholomaeis 1943, pp. 188-189, ha riconosciuto un cittadino cremonese Andrianus (Andreanus) de Palatio, che testimonia in atti del comune di Cremona nel 1226, nel 1227 e nel 1228 (in quest’ultimo caso è menzionato anche Ponzio degli Amati, benché egli giuri separatamente dagli altri più di duecento convenuti sulla piazza). Questa figura coincide, dal punto di vista onomastico, translatis transferendis, con l’Andrian del Palais che viene menzionato da Terramagnino da Pisa nella Doctrina d’Acort (cfr. Ruffinato 1968) quale trobaire bos e verais, ma che è ignoto ai canzonieri; Guida 2006 lo fa coincidere con il trovatore Palais, personaggio con ogni probabilità in contatto con Folquet de Marselha alla fine del XII secolo (cfr. Squillacioti 1992 e Guida 2006) e la cui opera poetica, interamente composta in Italia fin verso il 1230, è trasmessa per intero solo dal ms. Dª in due diverse sezioni (inoltre, due coblas in Q e una in J).

Al trovatore Andrian de Palais Guida attribuisce a più riprese una visione politica filoimperiale e ghibellina, che tuttavia non emerge dai documenti d’archivio ed è indirettamente estrapolata dallo schieramento politico dei patroni del trovatore Palais (videlicet, solo i del Carretto) e dalla collocazione ghibellina prevalente del comune di Cremona (in cui però il guelfo Ponzio Amato è personaggio quasi dominante), elementi di per sé insufficienti a garantire la militanza politica del personaggio; gli attribuisce, poi, oltre ad un itinerario biografico-poetico ancora da verificare, un’origine nobiliare altolocata, anch’essa non desumibile dai documenti (non è mai detto nemmeno dominus); sostenere tale origine è anzi sconsigliabile, se si vuole avallare l’omologazione del giullare-trovatore Palais, pieno di vena satirica che esibisce in tutti i componimenti tranne uno e che è manifestamente dipendente dalle elargizioni dei mecenati e pronto a dir male degli avari, con il bos trobaire Andrian del Palais, cittadino cremonese di indeterminabile estrazione sociale, benché certo benestante e coinvolto in una certa misura nelle vicende comunali tra il 1226 e il 1228.

È comunque sicuro che il nostro sirventese vada ascritto a (Andrian de) Palais, in forza dell’inoppugnabile legame che lo congiunge a Ponzio degli Amati, come conviene da ultimo anche Negri 2007; è pertanto da respingere l’attribuzione del testo a Guillem de la Tor, difesa da Restori 1892, p. 15 (ma già posta in dubbio da Restori 1893, pp. 455-456), Blasi 1934, p. XIII, Ricketts 1986, pp. 227-40.

 

 

 

Bibliografia

 

BEdT

Bibliografia elettronica dei trovatori, a cura di Stefano Asperti, in rete, 2003ss.

 

Blasi 1934

Ferruccio Blasi, Le poesie di Guilhem de la Tor, Firenze 1934.

 

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo de Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

 

De Bartholomaeis 1943

Vincenzo de Bartholomaeis, Primordi della lirica d’arte in Italia, Torino 1943.

 

Guida 2006

Saverio Guida, «(Andrian de) Palais, trovatore lombardo?», in Studi di Filologia romanza offerti a Valeria Bertolucci Pizzorusso, a cura di Pietro G. Beltrami, Maria Grazia Capusso, Fabrizio Cigni, Sergio Vatteroni, Pisa 2006, pp. 685-721.

 

Negri 2006

Antonella Negri, Le liriche del trovatore Guilhem de la Tor, Soveria Mannelli 2006.

 

Negri 2007

Antonella Negri, Rialto 27.i.2007.

 

Restori 1892

Antonio Restori, Palais, Cremona 1892.

 

Restori 1893

Antonio Restori, «Comunicazioni ed appunti. G. Pateclo – P. Amato – A. del Palais», Giornale storico della letteratura italiana, 21, 1893, pp. 454-456.

 

Ricketts 1986

Peter T. Ricketts, «Le troubadour Palais. Édition critique, traduction et commentaire», in Studia occitanica in memoriam Paul Remy, 2 voll., Kalamazoo 1986, vol. I, pp. 227-240.

 

Ruffinato 1968

Terramagnino da Pisa, Doctrina d’Acort, a cura di Aldo Ruffinato, Roma 1968.

 

Squillacioti 1992

Paolo Squillacioti, «Due note su Palais», Studi mediolatini e volgari, 38, 1992, pp. 201-207.

 

Giorgio Barachini

10.ii.2020


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