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Guiraut de Luc, Ges sitot m’ai ma voluntat fellona (BdT 245.1)


 

Circostanze storiche

 

 

 

 Il sirventese Ges sitot m’ai ma voluntat fellona (BdT 245.1) si presenta come un duro attacco nei confronti di un conte di Barcellona, non nominato esplicitamente: ricorrendo a più riprese all’ironia, Guiraut de Luc ne contesta tanto la condotta politica quanto lo scarso impegno in favore della cristianità. La possibilità che il trovatore potesse essere un piccolo signore legato ai nobili che si opposero a questo conte (cfr. Riquer 1950, p. 220, Riquer 1975, vol. I, pp. 548-549, e Guida - Larghi 2013, p. 290) rende manifesto il suo coinvolgimento nelle vicende evocate dal testo. Rispetto all’individuazione di precisi riferimenti temporali per la sua datazione, tale circostanza impone una certa prudenza. Incline alla calunnia e a esaltare episodi minimi, la faziosità di Guiraut infatti non consente di prendere in considerazione tutti gli episodi chiamati in causa.

In questo senso, per l’assenza di documentazione in merito, occorre escludere i fatti della seconda cobla legati al mancato pagamento dei tarasconesi e al furto ai danni dei mercanti di Girona del v. 15; allo stesso modo, per la loro origine, da ricondurre senza dubbio a pettegolezzi di corte, non si possono tenere in considerazione neppure le possibili relazioni del conte di Barcellona con una donna ebrea, una certa Maimona (v. 23), e con tre suore del convento di Vallbona (vv. 33-34; come si vedrà, l’anno di fondazione di quest’ultimo, il 1176, non può essere preso come termine post quem più basso della composizione del sirventese). Per l’impossibilità di individuare con certezza in Arnaut de Mareuil il giullare Arnaut cui è rivolta la quinta cobla (cfr. Paterson 2014; si ricorda che sulla vita di questo trovatore molto ancora ci sfugge: cfr. Johnston 1935, pp. xi-xvii, e Guida - Larghi 2013, pp. 61-62), ci si può dunque concentrare soltanto sui riferimenti alle vicende del castello di Polpís del Mastrazgo (v. 16) e di Mediona (vv. 5-6, 14 e 31-32).

Confermando l’intuizione di Milà y Fontanals 1861, pp. 102-103, l’analisi degli avvenimenti relativi a Polpís ha consentito a Martín de Riquer di identificare con Alfonso II d’Aragona il conte di Barcellona attaccato nel testo e di fissare la composizione di quest’ultimo a un periodo successivo al 1190. Il v. 14 infatti fa cenno alla perdita del castello da parte dei templari in favore dei musulmani, evento che, pur senza alcun riferimento diretto, ha lasciato alcune tracce nei documenti d’archivio: essi da un lato dimostrano che, dopo la battaglia di Tortosa (1146-1148), la rocca fu sottratta agli arabi una prima volta nel gennaio del 1190 proprio dai cavalieri di quest’ordine (la seconda risale intorno al 1225, ma senza che sia testimoniato alcun coinvolgimento dei templari); dall’altro, attestano che, sempre nel 1190, il feudo fu affidato da Alfonso II a chi affrontò i musulmani (cfr. Riquer 1950, pp. 217-220). Con questi riscontri puntuali, il v. 14 ha quindi permesso di collocare la genesi della lirica tra la prima conquista cristiana di Polpís e la scomparsa di Alfonso II, ovvero tra il 1190 e il 1196.

Questo intervallo di tempo è stato ulteriormente circoscritto dallo stesso Riquer riconsiderando le vicende che riguardano Mediona. Il v. 14, trattando della sua conquista ab engan da parte di Alfonso II, allude infatti all’accordo siglato nell’agosto del 1191 tra il re d’Aragona e Armengol VIII, cognato del signore spodestato, Pons III de Cabrera. Tale accordo stabilì un’intesa tra i contraenti per la conquista e per la spartizione dei domini di quest’ultimo: espugnata alla fine del 1192, dopo la resa della sorella di Pons III, Marquesa, la rocca rimase nelle disponibilità di Alfonso II fino all’agosto del 1194, quando il re la restituì alla famiglia del feudatario. Sulla base di questi avvenimenti Riquer ha quindi proposto di datare la composizione del testo al periodo di validità del trattato preso in esame, quindi tra l’agosto del 1191 e l’agosto del 1194 (cfr. Riquer 1950, pp. 214-216, con rinvio a Frank 1949, pp. 254-255).

Rispetto a questo quadro, è possibile avanzare una proposta di datazione appena più puntuale osservando che i vv. 31-32 del sirventese, nell’attribuire ad Alfonso II il titolo di ‘re fasullo di Medionaʼ, si riferiscono direttamente al periodo successivo alla conquista effettiva del feudo, ovvero a dopo la conclusione del 1192: il testo deve essere stato composto dopo che il tradimento ai danni di Pons III era già stato consumato, non dopo che esso era stato soltanto progettato con l’alleanza tra il suo cognato Armengol VIII e il re.

In questo contesto, il riferimento a Genova e a Savona nel v. 12 della lirica gioca un ruolo estremamente marginale. Esso è stato ricondotto da Riquer 1975, vol. I, p. 551, nota ai vv. 7-12, alle relazioni economiche che legarono la repubblica ligure ad Alfonso II e al fratello Sancho, sgradite ai provenzali come Guiraut soprattutto a causa del conseguente ridimensionamento dell’importanza nel Mediterraneo del porto di Montpellier, estromesso da questa rotta commerciale. Tale ipotesi tuttavia non convince, soprattutto se, all’impossibilità di precisarla con documenti d’archivio, si sommano i dubbi sulla ricostruzione del secondo emistichio del verso, trasmesso in forme differenti dalla tradizione manoscritta (A: dentre genoa esaona; C: en tro ins a sabona; D: entre res esaona; IK: entre res esazona). Riquer, seguito da Paterson, riproduce le lezione di A, che tuttavia pare deteriore (cfr. Riquer 1950, pp. 238-239, Paterson 2014). Da un lato, infatti, per quanto concerne Genoa, quella di C si presenta in una forma simile almeno in parte a quella di DIK: al posto del nome della repubblica ligure, in questi canzonieri si ha una sequenza di due grafemi, seguiti da -s, circostanza che avvicina i due rami della tradizione del testo, isolando A. Questa osservazione è già stata formulata dal primo editore della lirica, Adolf Kolsen, che, notando l’ipermetria della lezione di A, dovuta proprio all’utilizzo del trisillabo Genoa, ha pubblicato quella di DIK, riconoscendo in Res la cittadina francese Riez (cfr. Kolsen 1916-1919, vol. III, pp. 193, 194 e 196; con la stessa grafia, essa è nominata anche da Bonifacio di Castellana al v. 31 di Si tot no m’es fort gaya la sazos, BdT 102.3). Proprio sulla base di queste considerazioni occorre rilevare, dall’altro lato, l’instabilità della sequenza di grafemi con cui nei testimoni si presenta anche il secondo riferimento geografico del verso, Saona (AD)/Sabona (C)/Sazona (IK). Una simile instabilità, unita al costante rinvio del sirventese a vicende localizzabili nelle Penisola iberica e nel Midi francese, rende lecito chiedersi se anche la conclusione del verso non menzioni una località diversa da quella ligure, nei pressi di Riez o – ipotesi da non escludere – di altre località francesi il cui nome in provenzale poteva essere reso con la grafia Res: se tale ipotesi è corretta, il rinvio del sirventese al contesto italiano (lo stesso del copista di A, che potrebbe essere intervenuto sull’antigrafo per rendere più comprensibile il passo) dovrebbe essere escluso.

 

 

Bibliografia

 

Frank 1949

 István Frank, «Pons de la Guardia, troubadour catalan du XIIe siècle», Boletín de la Real Academia de Buenas Letras de Barcelona, 22, 1949, pp. 209-248.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Johnston 1935

Les poésies lyriques du troubadour Arnaut de Mareuil, publiées avec une introduction, une traduction des notes et un glossaire par Ronald C. Johnston, Paris 1935.

 

Kolsen 1916-1919

Adolf Kolsen, Dichtungen der Trobadors, auf Grund altprovenzalischer Handschriften. Teils zum ersten Male kritisch herausgegeben, teils berichtigt und ergänzt, 3 voll., Halle 1916-1919.

 

Milà y Fontanals 1861

Manuel Milà y Fontanals, De los trovadores en España. Estudio de lengue y poésia provenzal, Barcelona 1861.

 

Paterson 2014

Linda Paterson, Rialto 23.vii.2014.

 

Riquer 1950

Martín de Riquer, «El trovador Giraut del Luc y sus poesías contra Alfonso II de Aragón», Boletín de la Real Academia de Buenas Letras de Barcelona, 23, 1950, pp. 229-327.

 

Riquer 1975

Martín de Riquer, Los trovadores. Historia literaria y textos, 3 voll., Barcelona 1975.

 

Alessandro Bampa

31.iii.2017


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