Rialto
Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e occitana
248.
40
= 261.1a
Guiraut Riquier
·
· Jaufre de Pon
Guiraut Riquier, diatz me
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Guiraut Riquier
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· Jaufre de Pon
Guiraut Riquier, diatz me
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Guiraut Riquier
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Testo

Edizione: Maria Pia Betti 1998, con modifiche; note: Maria Pia Betti. – Rialto 10.iv.2002.

Mss.

R 77v.

Edizioni critiche / Altre edizioni

Edizione critica: Maria Pia Betti, «Le tenzoni del trovatore Guiraut Riquier», Studi mediolatini e volgari, 44, 1998, pp. 7-193, a p. 170.

Altra edizione: S. L. H. Pfaff, «Guiraut Riquier», in Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalisches Sprache, 4 voll., Berlin 1853-73, vol. IV (1853), p. 252.

Nota filologica

Ed. 1998: 11 mantê.

Metrica e musica

Metrica: a7 b7 a7 b7 c7’ d7 e7’ d7 (Frank 432:2). Tenzone composta da quattro coblas doblas di otto versi e da due tornadas di quattro. Desinenza nasale -en al v. 3, in rima con -e: cfr. anche mante per manten nella stessa posizione strofica della cobla successiva.

Informazioni generali

Jaufre, cui Riquier si rivolge rispettosamente con senh’en, è con tutta probabilità Jaufre de Pons, genero di Enrico II di Rodez (Camille Chabaneau, «Cinq tensons de Guiraut Riquier», Revue des langues romanes, 32, 1888, p. 125): sotto lo stesso nome in BdT si trova anche il partimen, trasmesso da molti codici, ma non da R, con Rainaut de Pon, Seign’en Jaufre, respondetz mi, si·us platz (BdT 414.1). Secondo, però, quanto raccolto da Camille Chabaneau nella sua monografia Les troubadours Renaud et Geoffroy de Pons, Paris 1881, si tratterebbe di due personaggi diversi. Nulla è dato, invece, di sapere circa il Jolivet citato da Jaufre. Nel suo primo saggio su Guiraut Riquier (Le troubadour Guiraut Riquier. Étude sur la décadence de l’ancienne poésie provençale, Paris 1905, p. 181, n. 1), Joseph Anglade ascrive in maniera dubitativa questa tenzone al periodo rouergate 1280-1281, dichiarandola, comunque, composta dopo il 1270, data in cui egli, in base ad una errata lettura di Pfaff dell’anno nel manoscritto (per cui cfr. Valeria Bertolucci Pizzorusso, «Il canzoniere di un trovatore: il libro di Guiraut Riquier», in ead.,  Morfologie del testo medievale, Bologna 1989, p. 101), ritiene sia stata composta la prima retroencha, Pus astres no m’es donatz (BdT 248.65), «le plus bel éloge qu’un troubadour méridional ait écrit de la Catalogne et des Catalans» (Joseph Anglade, «Le troubadour Guiraut Riquier de Narbonne et les Catalans», Institut d’Estudis Catalans. Anuari, 1909-10, pp. 571-587, a p. 577). Nei vv. 13-14 del partimen, infatti, si sentirebbe un’eco dell’esaltazione espressa nella retroencha della «gaya» (v. 8) e «bona» (v. 38) Catalogna come luogo ideale di tutti i «verays» amanti (v. 44), che si ritrovano «entre·ls catalans valens / e las donas avinenes» (versi refrain a chiusura di ogni cobla). In quest’ultimo saggio, però (p. 579), Anglade, con la finalità di spiegare il motivo per cui Guiraut scelga, dopo questo ulteriore tentativo fallito, di trascorrere dieci anni in Castiglia, suggerisce che la tenzone sia anteriore alla retroencha, ma senza discutere possibili datazioni né confutare la precedente asserzione. La data corretta della prima retroencha, ripristinata da Bertolucci Pizzorusso nel suo studio sulle rubriche del canzoniere riquieriano (cit., pp. 87-124) è il 1262: questo fatto rende plausibili e non in contraddizione tra loro entrambe le affermazioni di Anglade, cioè che la tenzone richiami esplicitamente la retroencha e che sia stata composta prima della partenza per la corte di Alfonso X, forse come estremo tentativo di trovare un protettore catalano.

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