Rialto    IdT

248.81

 

   

Guiraut Riquier

 

 

 

 

   

I.

   

Tant m’es l’onratz, verays ressos plazens,

   

ples de lauzor, del senhor n’Amalric,

   

del mieu senhor filh premier, n’Aimeric

   

de Narbona, que mos cors n’es jauzens,

5  

qu’entre·ls Toscas s’es tant gent capdellatz,

   

que·ls amicx a de la gleysa honratz

   

e·ls enemicx mortz e vencutz per guerra.

   

 

   

II.

   

Mout es avutz belhs sos comensamens

   

de nobles faitz, ab sen ez ab cor ric,

10  

que, so·n sembla, a l’aut dever antic

   

que l’essenha d’onor esser manens

   

de Narbona, don sia Dieus lauzatz;

   

pero per Foys li ven, de l’autre latz

   

devers, que·s deu tener a sojorn guerra.

   

 

   

III.

15  

L’onratz Comus de Florensa valens

   

ac bon cosselh quan al rey lo queric

   

per capitani, quar sey enemic

   

ne son al bas, don es sieus l’onramens

   

per luy; don deu per tot esser lauzatz

20  

e car tengutz, ab tot que aia patz,

   

quar si honran, l’a gent honrat de guerra.

   

 

   

IV.

   

Si honran, a honratz sos benvolens

   

e Narbona, e·l bon rey que seguic,

   

e Foys e selh que·n partida·l noyric;

25  

quar anc no·l fes nesciejar jovens,

   

ans, es ab sen, curos ez atempratz,

   

don es per totz sos enemicx dubtatz,

   

tant que lur es sos ressos pieitz de guerra.

   

 

   

V.

   

De Dieu li ven sos bos captenemens,

30  

per qu’ieu li prec e li cosselh e·l dic

   

que·l retenha quon senhor, ad amic,

   

ab humil cor de totz vils faitz temens;

   

e creysser l’a en totas sas bontatz,

   

si s’afortis contra vils voluntatz:

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quar aissi vens hom esperital guerra!

   

 

   

VI.

   

Lo senhor prec n’Amalric qu’enansatz

   

sia per luy sos pretz gent comensatz,

   

en totz sos faitz, aissi quon es per guerra.

 

 

Traduzione [ML, con modifiche di cm]

I. Tanto mi è gradita la onorata, verace fama, colma di lodi del signor messer Amalrico, figlio primogenito del mio signore messer Aimerico di Narbona, che ne gioisco di cuore, poiché si è fatto onore fra i toscani, ha onorato gli amici della chiesa ed i nemici, uccisi e vinti in guerra.

II. Molto promettente è stato il suo esordio, coronato di nobili imprese, condotte con prudenza e con coraggio, cosicché a quanto pare, ha in sé l’alta dignità dei suoi antenati, della casa di Narbona, che gli insegna ad esser ricco d’onore, per cui Dio sia lodato; e, d’altra parte, da Foix gli vien la nobile eredità, di tener guerra a diletto.

III. L'onorato e valoroso Comune di Firenze prese una buona risoluzione, quando lo richiese al re per capitano, dal momento che i suoi nemici ne sono vinti e, grazie a lui è suo l’onore; perciò deve essere ovunque la sua lode e la sua stima, benché ora sia in pace, perché, acquistandosi onore, l’ha degnamente onorato di guerra.

IV. Così, facendosi onore, ha onorato anche i suoi cari, e Narbona, e il valoroso re di cui fu al seguito, e Foix e colui che contribuì alla sua educazione; e nemmeno la giovinezza gli ha fatto commettere sciocchezze anzi, è assennato, attento, misurato, e per tutto ciò è temuto da tutti i suoi nemici, tanto che solo la sua fama ha su di loro effetto peggior di una guerra.

V. Da Dio gli proviene il suo buon comportamento, e perciò lo prego, gli consiglio e gli dico che lo conservi come suo signore, come amico, con umiltà e con timore di commettere vili azioni, e lui lo potenzierà, in tutte le sue qualità, se si fortificherà contro vili tentazioni: così vince l'uomo la guerra spirituale!

VI. Prego il signor messer Amalrico di accrescere il suo pregio, così bene avviato, in tutte le circostanze, così come in guerra.

 

 

 

Testo: Longobardi 1982-1983 (con modifiche di cm relative alla punteggiatura). – Rialto 9.xi.2017.


Ms.: C 307r.

Edizioni critiche: S. L. H. Pfaff, Guiraut Riquier, in Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin, 1846-1853, vol. IV, p. 77; Monica Longobardi, «I vers del trovatore Guiraut Riquier», Studi mediolatini e volgari, 29, 1982-1983, pp. 17-163, a p. 154.

Altre edizioni: Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. II, p. 289 (testo Pfaff); Monica Longobardi, Rialto 16.xii.2002 (testo Longobardi).

Metrica: a10 b10 b10 a10 c10 c10 d10’ (Frank 571:4). Cinque coblas unissonans di sette versi ciascuna più una tornada di tre versi. Rime: -ens, -ic, -atz, -erra. Mot refranh: guerra all’ultimo verso di ciascuna cobla.

Note: Il componimento, datato al mese di aprile 1291, celebra il valore militare del visconte Amalrico, signore di Narbona e vittorioso condottiero dell’esercito guelfo durante la battaglia di Campaldino dell’11 giugno 1289. Si vedano le Circostanze storiche.

1-4. L’esordio rimanda immediatamente al dedicatario del vers, Amalrico V di Narbona (ma detto Amalrico II in Genealogie medioevali di Sardegna, a c. di Lindsay L. Brooks, Cagliari-Sassari 1984, p. 431), figlio di Aimerico V di Narbona e Sibilla di Foix e nipote di Amalrico IV: si vedano le Circostanze storiche.

5-7. L’allusione ai Toscas rappresenta un richiamo piuttosto esplicito alla battaglia di Campaldino dell’11 giugno 1289, nel corso della quale «Amalrico capitanò l’esercito guelfo fiorentino, contro i ghibellini di Toscana» (cfr. Longobardi, «I vers» cit., p. 157): si rinvia alle Circostanze storiche.

10-14. Guiraut individua nelle casate di appartenenza dei genitori di Amalrico l’origine delle sue virtù: da un lato l’ascendenza paterna, narbonese (v. 12), è portatrice di onore; dall’altro il lignaggio ereditato dalla madre Sibilla (originaria della contea di Foix, v. 13), è la fonte primitiva dell’ardimento in battaglia dimostrato da Amalrico.

15-17. La testa dell’esercito guelfo dei fiorentini era stata assegnata da Carlo II d’Angiò (corrispondente al rey del v. 15) ad Amalrico, come testimoniato anche dalla Cronica di Giovanni Villani: si vedano le Circostanze storiche.

24 selh que·n partida·l noyric: si tratta di Guillaume Bérard, precettore di guerra di Amalrico, caduto nel corso della battaglia di Campaldino: come afferma Joseph Anglade, Le troubadour Guiraut Riquier. Étude sur la décadence de l’ancienne poésie provençale, Bordeaux-Paris 1905, p. 193, nota 5, «ces mots doivent se rapporter à Guillaume Bérard. Celui-ci était, d’ailleurs, déjà mort quand Riquier écrivait. G. Bérard fut enseveli à Florence; on voit encore sa sépulture dans le cloître de l’Annunziato avec cette inscription: “Hic jacet dominus Guillelmus balius olim domini Amerighi de Nerbona”».

31. Longobardi, «I vers» p. 156 traduce, molto liberamente, «che gli nutra la devozione che si deve ad un signore». Si offre qui un tentativo di traduzione che, sulla base di una lieve alterazione della punteggiatura, scinde attraverso una virgola i due sintagmi quon senhor e ad amic. In tal modo, si ottiene una doppia comparazione che esalta il concetto di lealtà (promosso da retenha, ‘conservi’: cfr. DOM, s.v. retener, «retenir, garder») attraverso due immagini distinte: da un lato, una lealtà di tipo feudale, suggerita da senhor; dall’altro, una lealtà dettata dal puro sentimento di amicizia, promossa da amic.

[cm]


BdT    Guiraut Riquier    IdT

Circostanze storiche