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Guiraut Riquier, Tant m’es l’onratz, verays ressos plazens (BdT 248.81)


 

Circostanze storiche

 

 

 

Tant m’es l’onratz, verays ressos plazens è un componimento di lode personale, intriso di sincera ammirazione per il valore militare del visconte Amalrico di Narbona, del quale si esaltano in particolare le virtù guerresche esibite nel corso delle contese tra guelfi e ghibellini nell’Italia centrale. Il vers, che è datato sulla base della rubrica attributiva del canzoniere C all’aprile del 1291, è una delle ultime prove poetiche del trovatore, in un momento in cui «il ritmo della sua produzione artistica andava ormai rallentando rispetto ai primi, intensi anni Ottanta» (Guida - Larghi 2013, p. 294).

L’intervento di Amalrico s’inserisce al termine del lungo percorso di radicamento del guelfismo in Toscana, la cui vitalità è usualmente collegata all’avvento di Carlo d’Angiò in Italia. Carlo intraprese la sua campagna in direzione di Roma nel 1265, dove all’inizio dell’anno seguente ottenne il titolo di re di Sicilia. Atteso con trepidazione dai guelfi di Toscana (che erano stati drasticamente ridimensionati dopo la battaglia di Montaperti del 1260) e sostenuto vigorosamente da Clemente IV, Carlo non incontrò una reale opposizione sul territorio, nonostante i tentativi di Manfredi di contrastare l’avanzata angioina con l’ausilio della rinnovata lega ghibellina. Dopo la vittoria conseguita a Benevento nel 1266, la pars filo-imperiale scompare progressivamente da Firenze (Luzzati 1987, pp. 624-625); vent’anni dopo, però, il conflitto tra guelfi e ghibellini torna ad agitare la città. Le morti di Carlo d’Angiò (1285) e del papa Onorio IV (1287, noto per aver arginato le ambizioni dell’imperatore Rodolfo d’Asburgo) avevano infatti gettato le basi per il rilancio della fazione ghibellina (Luzzati 1987, pp. 634); inoltre, l’elezione di Percivalle Fieschi (che progettava di assoggettare la Toscana, col benestare dell’imperatore) a vicario imperiale propiziò un nuovo scontro (cfr. Nuti 1997).

È a questo punto che le vicende della casata di Narbona si intrecciano ai destini di guelfi e ghibellini d’Italia, che si decideranno nella celebre battaglia di Campaldino (11 giugno 1289) cui prese parte anche il giovane Dante Alighieri. Un ruolo di primissimo piano spetta in tal senso proprio ad Amalrico V, figlio primogenito del visconte Aimerico IV di Narbona e di Sibilla di Foix (De Bartholomaeis 1931, vol. II, p. 289; Genealogie, p. 431; Longobardi 1982-1983, p. 156; cfr. inoltre i vv. 2-4), capitano (cfr. v. 17, «per capitani»), posto da Carlo II d’Angiò alla testa della compagine guelfa. L’intervento di Amalrico è testimoniato con chiarezza nella Nuova Cronica di Giovanni Villani: «Nel detto anno e mese di maggio, tornata la cavalleria di Firenze da accompagnare il prenze Carlo, e col loro capitano messer Amerigo di Nerbona, per soperchi ricevuti dagli Aretini incontanente feciono bandire oste sopra la città d’Arezzo […] E ricevuto per gli Fiorentini allegramente il gaggio della battaglia, di concordia si schierarono e affrontarono le due osti […] in uno piano che·ssi chiama Campaldino; e ciò fu un sabato mattina, a dì XI del mese di giugno» (Nuova Cronica, l. VIII, c. 131, pp. 598-600). Come sottolineato anche da Canaccini 2009, p. 109 (sempre sulla scorta della Cronica) ad Amalrico venne inoltre riconosciuta un’autorità tale da far sì che il grido di battaglia fosse “Narbona!”.

Non sembra, però, che agli onori tributati ad Amalrico corrispondesse una reale abilità militare. Ricorda infatti Anglade 1905, p. 194 che «l’inexpérience du jeune chevalier faillit amener un désastre, surtout quand son vieux précepteur fut tombé. Grâce à l’attaque opportune du commandant de l’arrière-garde, le combat fut rétabli et se termina par une brillante victoire». In tal senso, è interessante notare che proprio l’inettitudine di Amalrico potrebbe essere stata argomento di scherno da parte di Cecco Angiolieri nel sonetto Lassar vo’ lo trovare di Becchina, indirizzato a Dante, e nel quale si menziona un «Mariscalco» (v. 2) che potrebbe appunto adombrare la figura del visconte narbonese (cfr. PD, vol. II, pp. 383-384).

 

 

Bibliografia

 

Anglade 1905

Joseph Anglade, Le troubadour Guiraut Riquier. Étude sur la décadence de l’ancienne poésie provençale, Bordeaux-Paris 1905

 

Canaccini 2009

Federico Canaccini, Ghibellini e ghibellinismo in Toscana da Montaperti a Campaldino, Roma 2009.

  

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

  

Genealogie

Genealogie medioevali di Sardegna, a cura di Lindsay L. Brook et al., Cagliari-Sassari 1984.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario Biografico dei Trovatori, Modena 2013.

 

Longobardi 1982-1983

Monica Longobardi, «I vers del trovatore Guiraut Riquier», Studi mediolatini e volgari, 29, 1982-1983, pp. 17-163.

  

Luzzati 1987

Michele Luzzati, «Firenze e l’area toscana», in  Storia d’Italia. Comuni e signorie nell’Italia nordorientale e centrale: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, diretta da Giuseppe Galasso, 24 voll., Torino 1987, vol. VII, t.1, pp. 560-828.

  

Nuova Cronica

Giovanni Villani, Nuova Cronica, a c. di Giuseppe Porta, 3 voll., Parma 2007.

 

Nuti 1997

Giovanni Nuti, «Fieschi, Percivalle», Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1997, versione in rete (www.treccani.it).

  

PD

Gianfranco Contini, Poeti del Duecento, 2 voll., Milano-Napoli 1960.

  

Cesare Mascitellii

09.xi.2017


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