Rialto    IdT

335.40

 

   

Peire Cardenal

 

 

 

 

   

I.

   

Per fols teing poilhes e lombartz

   

e longobartz ez alamanz

   

si volon frances ni picartz

4  

a seignors ni a drogomanz,

   

qe murtrir a tort

   

tenon a deport,

   

ez eu non lau rei

8  

que non garda Lei.

   

 

   

II.

   

Et aura·ill ops bos estendartz

   

e qe fera miellz qe Rotlanz

   

e qe sapcha mais qe Renartz

12  

ez aia mais qe Corbaranz,

   

e tema menz mort

   

qe·l coms de Monfort,

   

si vol q’ab barrei

16  

le monz li sopplei.

   

 

   

III.

   

E sabez qals sera sa partz

   

de las guerras e dels mazanz?

   

Lo cels e·l paors e·l regartz

20  

q’el aura fait, e·l dols e·l danz,

   

seran sei per sort,

   

d’aitan lo conort:

   

q’ab aital charrei

24  

venra del tornei.

   

 

   

IV.

   

Hom, petit val tos senz ni t’artz

   

si perz t’arma per toz enfanz,

   

per l’autrui charbonada t’artz

28  

e l’autrui repaus t’es affanz,

   

pueis vas a tal port

   

on cre que quecx port

   

l’engan e·l trafei

32  

e·ls tortz faitz que fei.

   

 

   

V.

   

Anc Charles Martels ni Girartz

   

ni Marcilius ni Agolanz

   

ni·l reis Gormonz ni Izenbartz

36  

non aucizeron d’omes tanz

   

que n’aian estort

   

lo valen d’un ort,

   

ni non lor envei

40  

aver ni arnei.

   

 

   

VI.

   

Non crei q’a la mort

   

negus plus en port

   

aver ni arnei,

44  

mas los faitz que fei.

 

 

Traduzione [SV]

I. Considero stolti pugliesi e lombardi e tedeschi se vogliono francesi e piccardi come signori e intermediari, perché considerano un divertimento uccidere ingiustamente, e io non lodo un re che non osserva la Legge.
II. E gli sarà necessario un buon stendardo, e che colpisca meglio di Rolando e che ne sappia più di Renardo e possieda più di Corbaran, e tema la morte meno del conte di Montfort, se vuole che per mezzo della distruzione il mondo gli si sottometta.
III. E sapete quale sarà la sua parte quanto a guerre e tumulti? L’ansia, la paura e il pericolo che avrà provocato, e il dolore e il danno, gli toccheranno per sorte, a tanto lo esorto: perché con un bagaglio siffatto tornerà dal torneo.
IV. Uomo, vale poco il tuo senno e la tua furbizia se perdi l’anima per i tuoi figli, se ti bruci per arrostire la carne di un altro, e se il suo riposo è per te tormento, poiché te ne vai a quel passo dove credo che ciascuno porti con sé la falsità, l’inganno e i traffici che ha commesso.
V. Mai Carlo Martello né Gerardo né Marsilio né Agolante né Gormon né Isembart uccisero così tanti uomini da averne estorto il valore di un orto, né io invidio loro denari ed equipaggiamento.
VI. Non credo che al momento della morte nessuno più porti con sé denaro ed equipaggiamento, tranne le azioni che ha commesso.

 

 

 

Testo: Vatteroni 2013. – Rialto 26.v.2017.


Mss.: C 279r, Db 232v, I 166r, K 151r, M 208v, P 65r, R 69v, T 104r, To, d 232v.

Edizioni critiche: Karl Vossler, Peire Cardinal, ein Satiriker aus dem Zeitalter der albigenser Kriege, München 1916, p. 101; René Lavaud, Poésies complètes du troubadour Peire Cardenal (1180-1278), Toulouse 1957, p. 104; Sergio Vatteroni, Il trovatore Peire Cardenal, 2 voll., Modena 2013, vol. I, p. 542.

Altre edizioni: François Juste-Marie Raynouard, Choix des poésies originales des troubadours, 6 voll., Paris 1816-1821, vol. IV, p. 345 (parziale); Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-1886, vol. II, p. 194 (testo Raynouard); Pèire Cardenal, Tròces causits amb una introduccion e de notas per C. Camprós, Montpelhier 1970, p. 25 (testo Lavaud).

Metrica: a8 b8 a8 b8 c5 c5 d5 d5 (Frank 382:90). Cinque coblas unissonans di otto versi e una tornada di quattro. Rime: -artz, -anz, -ort, -ei. Il modello metrico del componimento è probabilmente Ges de far sirventes no·m tarz (BdT 80.20), cfr. John H. Marshall, «Imitation of Metrical Form in Peire Cardenal», Romance Philology, 32, 1978-79, pp. 18-48, a p. 25.

Note: Sirventese composto nel sud della Francia, probabilmente tra il novembre 1212 e il luglio 1214: si vedano le Circostanze storiche.

1. Con il riferimento ai Pugliesi si intendono gli abitanti del regno di Sicilia, sudditi di Federico II. Negli stessi anni, ma probabilmente prima di Muret, anche Pons de Capduelh, En honor del pair’en cui es (BdT 375.8), v. 55, allude a Federico come «reis de Poilla».

2. Longobartz. Il SW (IV:435) di Levy riporta per questo lemma la traduzione «Süd-Italiener» e rinvia a Paul Meyer, La chanson de la croisade contre les Albigeoise, 2 voll., Paris 1879, vol. II, p. 67, dove, in nota, l’autore sostiene che esso può essere inteso sia in senso generico come ‘abitante dell’Italia o della Lombardia’ sia in senso specifico, in opposizione a lombartz, come ‘abitanti dell’Italia meridionale’. In merito al termine Frank M. Chambers, Proper Names in the Lyrics of the Troubadours, Chapel Hill 1971, p. 171 riporta: «Fundamentally the same word as Lombart, but the two are contrasted in several places; it seems that Lombart was used of the northern Lombards, while Longobart was used of inhabitants of southern Italy, where the Lombards had established settlements that lasted to the time of Norman domination». Con Alamanz invece Peire si riferisce presumibilmente ai sostenitori tedeschi di Federico. Sulla differenza tra lombartz e longobartz si veda ora Marco Grimaldi, «L’identità italiana nella poesia dei trovatori», in L’espressione dell’identità nella lirica romanza medievale, a cura di Federico Saviotti e Giuseppe Mascherpa, Pavia 2016, pp. 81-100, alle pp. 86-100.

4. Drogomanz. Vatteroni, Il trovatore, vol. I, p. 548, lo interpreta come «intermediario» piuttosto che ‘interprete’.

7. rei. Viene menzionato qui probabilmente il re dei Francesi Filippo Augusto, colpevole di molte nefandezze agli occhi degli uomini del Midi. Vossler, Peire Cardinal, p. 100 sostiene invece che Peire potrebbe riferirsi ai potenti in generale.

8. Lei. Questo termine, come riporta il SW (IV:357), può assumere diversi significati, in particolare quello di ‘legge civile’ oppure di ‘legge religiosa, comandamento’. In questo caso esso va interpretato nel senso di legge fondamentale, al contempo civile e religiosa: il sovrano che non rispetta la Legge va considerato come iniquo e sacrilego.

10. Rolantz. Peire seleziona una serie di modelli epici per esemplificare le qualità che sarebbero necessarie al re ingiusto per ottenere qualcosa dal suo comportamento. L’elenco iperbolico inizia significativamente con l’eroe per eccellenza, il protagonista della Chanson de Roland.

11. Renartz. La menzione della volpe Renart, oltre a testimoniare la conoscenza dell’omonimo romanzo da parte del trovatore, peraltro provata anche dalla citazione di Isengrino nel sirventese Li clerc si fan pastor (BdT 335.31), v. 6, dà una connotazione negativa al sapere che sarebbe necessario al sovrano a cui Peire si riferisce. Il personaggio di Renart infatti si caratterizza per una furbizia maliziosa, più che per conoscenza e saggezza; su questo si vedano Massimo Bonafin, Le malizie della volpe. Parola letteraria e motivi etnici nel Roman de Renart, Roma 2006, e Id., «Fra oriente e occidente: astuzie di volpi e fate», in Fate. Madri-Amanti-Streghe. Atti del XVII Convegno Internazionale (Genova - Rocca Grimalda, 16-18 settembre 2011), a cura di Sonia Maura Barillari, Alessandria 2012, pp. 261-272.

12. Corbaranz. Si tratta dell’unica citazione del re di Oliferne nella lirica dei trovatori. Il personaggio letterario compare in diverse chansons de geste come la Chanson d’Antioche, il Bâtard de Bouillon, la Canso d’Antiocha provenzale ed è protagonista della più tarda Chrétienté Corbaran. Il riferimento ai suoi grandi possedimenti trova riscontro in diversi passi della Chanson d’Antioche, come ad esempio nell’offerta di ricchezze e terre rivolta agli ambasciatori dei cristiani in cambio del rifiuto della loro religione, cfr. La Chanson d’Antioche. Chanson de geste du dernier quart du XIIe siècle, nouvelle édition, traduction, présentation et notes par Bernard Guidot, Paris 2011, vv. 7373-7379.

14. Coms de Monfort. È interessante notare che la figura di Simon de Montfort è presentata insieme a personaggi epici, tutti elogiati per una loro caratteristica peculiare. In quest’ottica sembra che Peire voglia sottolineare quasi con ammirazione il coraggio del condottiero della spedizione crociata nel Midi, equiparato in questa sequenza a un eroe della letteratura. Vatteroni, Il trovatore, vol. I, p. 542, suggerisce che la menzione di Simon possa offrire un termine ante quem del componimento in quanto egli «non sarebbe stato ricordato dal trovatore come esempio di sprezzo del pericolo e di valore militare dopo la sua morte ingloriosa sotto le mura di Tolosa, nel 1218, colpito da una catapulta degli assediati».

25-32. Secondo Vatteroni, Il trovatore, vol. I, p. 548 la IV cobla contiene «un rinnovato consiglio rivolto al giovane Federico (alluso nei primi versi) perché non si faccia supino strumento della politica del re di Francia e del papa».

33. Charles Martels ni Girartz. I due personaggi sono i protagonisti del Girart de Roussillon. Segnalo che i due eroi sono citati insieme come modello di valore da seguire ai vv. 36-37 del componimento di Austorc d’Aorlhac, Ai Dieus, per qu’as facha tan gran maleza (BdT 40.1).

34. Marcilius ni Agolanz. L’unico riferimento ai due comandanti saraceni avversari di Carlo Magno in un testo occitano è conservato nell’ensenhamen di Guiraut de Cabreira Cabra juglar (BdT 242a.1).

35. Gormonz ni Izenbartz. Una menzione della chanson de geste di Gormont et Isembart ricorre nell’ensenhamen di Bertran de Paris de Roergue Gordo, ie·us fatz un sol sirventes l’an (BdT 85.1) ai vv. 63-64. Su questo trovatore e sulla sua opera si veda François Pirot, Recherches sur les connaissances littéraires des troubadours occitans et catalans des XIIe et XIIIe siècles. Les “sirventes ensenhamens” de Guerau de Cabrera, Guiraut de Calanson et Bertrand de Paris, Barcelona 1972, pp. 262-323.

41-44. La critica alla vacuità dei possedimenti materiali è un topos molto diffuso nella lirica dei trovatori; si veda un esempio vicino ai versi di Peire ancora in En honor del pair’en cui es (BdT 375.8), vv. 44-45: «et al ric, que no·il volc ben faire, / valc a la mort pauc sos argens».

[fsa]


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Circostanze storiche