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Palais, Be·m plai lo chantars e·l ris (BdT 315.2)


 

Circostanze storiche

 

 

   

In Be·m plai lo chantars e·l ris (BdT 315.2) Palais elogia Ottone del Carretto (v. 4 e vv. 14-16), facendo riferimento soprattutto alla sua liberalità, in contrapposizione con l’avarizia altrui.

I del Carretto discendevano dai marchesi del Vasto, che avevano a loro volta origine aleramica, ed erano titolari di feudi lungo un’area che si estendeva dalla riviera ligure fino al Piemonte meridionale: erano pertanto proprietari di un ampio patrimonio e godevano di stima tra le famiglie signorili dell’Italia nord-occidentale, al punto che, tra XII e XIII secolo, le loro corti potevano essere paragonate a quelle dei Monferrato o dei Savoia (Provero 1994; Guida 2009, pp. 182-184). Capostipite della famiglia fu Enrico del Vasto, noto anche come Enrico Guercio: dal matrimonio con Beatrice del Monferrato, sorella di Bonifacio I, nacquero Ottone ed Enrico del Carretto. Dopo la morte di Enrico del Vasto, tra il 1184 e il 1186, i due fratelli si divisero i domini e a Ottone «toccò Savona (dove gli interessi della famiglia erano rappresentati più efficacemente dal fratello Ambrogio, vescovo della città), la signoria di Albisola e di Quiliano, la proprietà di una serie di “ville” e castelli (Cairo, Dego, Cortemiglia) posti lungo la strada che collegava la città rivierasca al retroterra subalpino e vasti territori posti nelle prime propaggini delle Langhe» (Nuti 1988). Tuttavia, egli vendette, tra il 1191 e il 1192, tutti i diritti patrimoniali e feudali che deteneva a Savona e nei territori circostanti, ottenendo così un notevole compenso finanziario (ibidem).

Molteplici sono le testimonianze del ruolo di mecenate nei confronti dei trovatori esercitato da Ottone del Carretto: l’unica canzone a noi pervenuta di Bernart de Bondeills, Tot aissi·m pren com fai als assesis (BdT 59.1) è inviata «al pro marques del Carret, q’a prez gen / fai tot qant tainh [...]» (vv. 42-43); elogiative nei confronti di Ottone appaiono parecchie canzoni di Falquet de Romans Aucel no truob chantan (BdT 156.2, vv. 63-69), Cantar vuoill amorosamen (BdT 156.3, vv. 33-36), Far vuoill un nou sirventes (BdT 156.6, vv. 60-64), Qan cuit chantar, eu plaing e plor (BdT 156.11, vv. 66-70), tutte composte tra il 1220 e il 1228. All’orbita dei marchesi del Carretto e, in particolare, di Ottone può essere ricondotto anche il trovatore Peire de la Mula, il cui nome figura in diversi documenti relativi alla nobile famiglia e la cui vida ci informa della sua presenza alla corte del marchese (su quest’ultimo cfr. Larghi 2011 e Guida 2009). Palais, pertanto, rientra tra quei trovatori che trovarono ospitalità presso la corte del marchese di Savona e che rivolsero espliciti elogi a Ottone.

Proprio la citazione di Ot / del Carret ai vv. 14-16 di Be·m plai lo chantars e·l ris (BdT 315.2) consente di datare il sirventese prima del 1240, dal momento che al 1235-1237 risalgono gli ultimi atti documentari in cui figura Ottone. Come tuttavia suggeriva già De Bartholomaeis 1931, vol. II, p. 132, il componimento va con ogni probabilità ritenuto di molto anteriore, dal momento che intorno al 1235 il marchese appare ormai anziano.

A tal proposito, segnaliamo che Guida 2006, pp. 693-697, ha cercato di ricostruire in maniera più dettagliata il contesto storico cui farebbe riferimento il sirventese, concentrandosi soprattutto sull’esegesi della terza strofe, nella quale Palais dichiara di voler cambiare registro e di non poter fare a meno di cantare «d’aqels qe dizon de non» (v. 19). Lo studioso infatti, propone di stampare Non con la maiuscola, intendendolo, sulla base di un suggerimento di Restori 1892, p. 8, come toponimo piemontese, al fine di cogliere, dietro quella che sembrerebbe una tirata generica contro gli avari, un’apostrofe pungente e diretta contro qualcuno in particolare. In questa prospettiva, Guida ha evidenziato come nei pressi di Asti esistesse un insediamento documentato come Nonum o semplicemente Non che corrisponderebbe appunto al castello di Annone. Grazie alla sua collocazione geografica strategica, Annone fu scelta come base operativa da Federico Barbarossa e, quando il figlio Enrico fu incoronato re d’Italia nel 1186, ad Annone fu inviato un personaggio noto nei documenti come Tommaso o Tomas Noni, che divenne presto vicario del re per l’intero Piemonte. Fu solo con la morte di Enrico VI, nel 1197, che Annone tornò sotto l’autorità di Asti ed è possibile che in questo periodo si debba collocare anche la morte di Tommaso, di cui dopo il 1197 non si hanno più notizie.

Secondo Guida 2006, pp. 695-696, sarebbe legittimo supporre che il riferimento ad «aqels qe dizon de Non» da parte di Palais (da intendere come ‘quelli detti di Annoneʼ) vada collocato nel periodo storico in cui Annone era fulcro delle vicende politiche piemontesi, quando cioè si trovava sotto il governo di Tommaso, che nei suoi compiti era oltretutto assistito da diversi militari germanici. Dietro la denominazione impiegata da Palais si potrebbe pertanto celare un’allusione proprio a coloro che venivano indicati come Annonesi pur non essendo nativi o residenti originari di Annone, ossia alle truppe tedesche costituite dai collaboratori di Tommaso, le quali non dovevano godere di molte simpatie tra i piemontesi e ciò spiegherebbe anche le critiche espresse dal trovatore. Questa ricostruzione consentirebbe di restringere l’arco cronologico di composizione al 1196-1197, quando cioè il castello di Annone aveva ormai acquisito notorietà e Tommaso, grazie alle sue abilità diplomatiche, era riuscito a imporre la sua supremazia. Benché la tesi formulata da Guida appaia suggestiva e degna di essere presa in considerazione, abbiamo ritenuto preferibile stampare non con la minuscola, seguendo l’esempio di De Bartholomaeis 1931, vol. II, p. 133, e Ricketts 1986, p. 231, giacché nel sirventese si legge un inequivocabile riferimento alla mancanza di liberalità da parte di coloro che Palais è in procinto di criticare (cfr. anche i vv. 27-28: «car trop los vei alt estar / ses don e ses mession»).

 

 

Bibliografia

 

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

 

Guida 2006

Saverio Guida, «(Andrian de) Palais, trovatore lombardo?», in Studi di Filologia romanza offerti a Valeria Bertolucci Pizzorusso, a cura di Pietro G. Beltrami, Maria Grazia Capusso, Fabrizio Cigni, Sergio Vatteroni, 2 voll., Pisa 2006, vol. I, pp. 685-721.

 

Guida 2009

Saverio Guida, «Trovatori provenzali in Italia: chiose al partimen tra Albertet e Peire (BdT 16,15)», Revista de Literatura Medieval, 21, 2009, pp. 173-193.

 

Larghi 2011

Gerardo Larghi, «Occitanica italica: Peire de la Mula de Saint-Gilles», in L’Occitanie invitée de l’Euregio. Liège 1981 - Aix-la-Chapelle 2008 : Bilan et perspectives. Actes du Neuvième Congrès International de l’Association Internationale d’Études Occitanes (Aix-la-Chapelle, 24-31 août 2008), Aachen 2011, pp. 449-460.

 

Nuti 1988

Giovanni Nuti, voce «Del Carretto, Ottone, Marchese di Savona», in Dizionario Biografico degli Italiani, 36, 1988, versione in rete (www.treccani.it).

 

Provero 1994

Luigi Provero, «I marchesi del Carretto: tradizione pubblica, radicamento patrimoniale e ambiti di affermazione politica», in Savona nel XII secolo e la formazione del comune: 1191-1991 (Atti e memorie della Società savonese di storia patria), Savona 1994, pp. 21-50.

 

Restori 1892

Antonio Restori, Palais (Nozze Battistelli-Cielo), Cremona 1892.

 

Ricketts 1986

Peter T. Ricketts, «Le troubadour Palais: Edition critique, traduction et commentaire», in Studia occitanica in memoriam Paul Remy, 2 voll., Kalamazoo 1986, vol. I, pp. 227-240.

 

Francesca Sanguineti

18.vii.2017


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