Rialto    IdT

375.22

 

   

Pons de Capdoill

 

 

 

 

   

I.

   

So c’om plus vol e plus es voluntos

   

e so c’om plus desira ni ten car

   

devem chascus relinquir e laissar,

4  

car ben vezem que luocs es e sazos

   

que cel Seignor q’es leials perdonaire,

   

reis de merce dreituriers e salvaire,

   

anem servir, q’el nos fetz veramen,

8  

e receup mort per nostre salvamen.

   

 

   

II.

   

Aras podem saber q’El fetz per nos:

   

qu’El se laisset d’espinas coronar,

   

batre e ferir e de fel abeurar,

12  

e·ns rezemet del sieu sanc precios.

   

Ailas, chaitiu! Tant mal fant lor afaire

   

cill que no·i van, e cuidon sai sostraire

   

a lor vezis las terras falsamen.

16  

Paor deuran aver al jutgamen!

   

 

   

III.

   

Qui remanra non es savis ni pros,

   

car no·is pot l’us ben en l’autre fiar,

   

per qe ditz hom qe plus non pot durar

20  

segles. Adoncs remanran vergoignos

   

li ric baron si·l segles dura gaire;

   

ben son torbat lo reis e l’emperaire

   

si remanon gerreiar per argen

24  

ni per terra, sitot lor faill breumen.

   

 

   

IV.

   

Qui que remaigna, ieu irai voluntos,

   

q’ieu sai non puosc los bes guizerdonar

   

que Dieus m’a faitz, ni los tortz esmendar;

28  

per q’ieu li prec car El es piatos,

   

e·il clam merce aissi cum fetz lo laire.

   

E vailla nos la soa doussa Maire,

   

e sains Johans nos vailla eissamen,

32  

que nos venssam aqesta falsa gen.

   

 

   

V.

   

Cill que sabon las leis e las leissos

   

e·ls bes e·ls mals no·i volon jes anar;

   

q’ie·n sai de tals c’amon deseretar

36  

mais crestians que sarrazis fellos;

   

e si·n parlatz diran vos q’es pechaire;

   

e cill qe·is fant dels autres predicaire

   

deurion si predicar eissamen,

40  

mas cobeitatz tol a clercia·l sen.

   

 

   

VI.

   

Reis d’Aragon, francs, humils, de bon aire,

   

vos servetz Dieu de bon cor humilmen;

   

El sia ab vos, e tuich digam ‘Amen’.

 

 

Traduzione [lb, con modifiche di fsa]

I. Ciascuno di noi deve abbandonare e lasciare ciò che più vuole e che più desidera, ciò che più agogna e tiene caro, poiché vediamo bene che è luogo e tempo per noi di andare a servire quel Signore che è legittimo perdonatore, re di grazia giusto e salvatore, poiché davvero Egli ci fece e ricevette la morte per la nostra salvezza.
II. Ora possiamo sapere ciò che Egli fece per noi: Egli si lascio coronare di spine, colpire e ferire e abbeverare di fiele, e ci redense col suo sangue prezioso. Ahimè, miseri! Agiscono così male coloro che non ci vanno [in Terra Santa], e pensano qui di togliere ingiustamente le terre ai loro vicini! Dovranno avere paura al Giudizio!
III. Chi rimarrà non è saggio né prode; perché l’uno non si può ben fidare dell’altro, per cui si dice che il mondo non può durare a lungo. Allora rimarranno nella vergogna i ricchi baroni, se il mondo non dura; il re e l’imperatore sono molto confusi se restano [qui] a guerreggiare per denaro o per terre, anche se ciò verrà loro meno in breve tempo.
IV. Chiunque rimanga, io andrò volentieri, perché qui non posso ricompensare i beni che Dio mi ha fatto, né fare ammenda dei peccati; perciò io lo prego, poiché è misericordioso, e gli chiedo grazia come fece il ladrone. Ci aiuti la sua dolce Madre, e ci aiuti ugualmente san Giovanni, così che possiamo sconfiggere questa falsa gente!
V. Coloro che conoscono le scritture e le [loro] letture, e i beni e i mali, non vogliono affatto andarvi; infatti io ne conosco certi che preferiscono diseredare la Cristianità anziché i malvagi Saraceni; se ne parlate, vi diranno che è peccare, e quelli che fanno la predica agli altri dovrebbero predicare le stesse cose a loro stessi, ma l’avarizia toglie il senno al clero.
VI. Re d’Aragona, nobile, umile, ben nato, voi servite Dio di buon cuore umilmente; Egli sia con voi e tutti diciamo: «Amen».

 

 

 

Testo: Mulholland 2015, con modifiche di fsa. – Rialto 02.xii.2015.


Mss.: A 59r, C 118v, D 114v, G 115r, K 59v, M 163r, R 56r, T 124r, a1 219v.

Edizioni critiche: Max von Napolski, Leben und Werke des Trobadors Ponz de Capduoill, Halle 1879, pp. 356-357 (eclectic edition; no translation); Antonella Martorano, Ricerche sul testo delle poesie di Pons de Capduoill, Tesi di dottorato in Storia e tradizione dei testi nel Medioevo e nel Rinascimento, Università di Firenze, Firenze 2007, p. 117; Lauren Mulholland, Rialto 14.v.2015.

Altre edizioni: François-Juste-Marie Raynouard, Choix des poésies originales des troubadours, 6 voll., Paris 1816-1821, vol. IV, pp. 92-94; Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours, in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-1886, vol. I, pp, 356-357 (testo Raynouard); Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Rome 1931, vol. I, pp. 196-198 (testo Napolski).

Metrica: a10 b10 b10 a10 c10’ c10’ d10 d10 (Frank 577:116). Cinque coblas unissonans di otto versi e una tornada di tre. Rime: -os, -ar, aire, -en.

Nota: Canzone di crociata, forse successiva a En honor del Paire en cui es (BdT 375.8) e composta probabilmente a seguito della rottura tra Pietro II e papa Innocenzo III, quando iniziava a prendere corpo l’ipotesi di uno scontro militare tra il re d’Aragona e Simon de Montfort: si vedano le Circostanze storiche.

1-3. Il componimento si apre con l’esortazione, mediante la prima persona plurale, ad abbandonare i beni materiali per mettersi al servizio di Dio; un simile invito è contenuto in tutte le canzoni di crociata di Pons.

5-6. Gli attributi del Signore sono quelli convenzionali delle canzoni di crociata. L’aggettivo drechurers riferito a Dio compare in una preghiera di ambiente cataro, circostanza che ha indotto Maria Picchio Simonelli (Lirica moralistica nell’Occitania del XII secolo: Bernart de Venzac, Modena 1974, pp. 167-169), a supporre che il trovatore potesse essere coinvolto nell’eresia, ipotesi esclusa da Sergio Vatteroni (“Falsa clercia”. La poesia anticlericale dei trovatori, Alessandria 1999, p. 54). L’aggettivo infatti è spesso utilizzato come attributo divino da trovatori sicuramente non sospettabili di eresia come Giraut de Bornelh, per di più nella canzone religiosa Be vei e conosc e sai (BdT 242.26), vv. 9-12: «Senher Deus drechurers, chars, / umils, resplandens e clars, / entre mos nescis pensars / sui endevengutz liars!».

7. Anche in questo Kreuzlied l’impegno crociato è presentato alla stregua di un servizio feudale nei confronti di Dio.

9-12. In questi versi è sviluppato il topos della passione di Cristo. Si confronti con Ara pod hom conoisser e proar (BdT 392.3), vv. 34-44: «Dieus si laisset vendre per nos salvar, / e·n soffri mort e·n receup passion, / e l’auniront per nos Juzeu fellon, / e·n fon batutz e liatz al pilar, / e·n fon levatz el trau q’er’en la faigna / e correjatz de correjas ab noz / e coronatz d’espinas en la crotz: / per q’a dur cor totz hom qe·l dan non plagna / qe·ns fant li Turc que volont retener / la terr’on Dieus volc mortz e vius jazer, / don nos n’eschai grans gerr’e grans mesclaigna».

13-15. L’attacco ai potenti che preferiscono sottrarre le terre ai vicini piuttosto che dedicarsi alla spedizione crociata è un riferimento costante negli excitatoria alla crociata del trovatore.

16. Il riferimento al Giudizio finale ricorre in tutte le canzoni di crociata di Pons. È possibile che rifletta il monito che i predicatori ecclesiastici rivolgevano ai cristiani nella promozione della crociata.

22-24. Il re e l’imperatore sono Federico II di Svevia, re di Sicilia e Ottone IV di Brunswick che nel 1213 si contendevano il potere in Germania.

25. Mulholland mette a testo la lezione «Qui qui remaigna». L’analisi dei manoscritti dimostra però che tutti i testimoni presentano qui que, eccetto M che riporta la lezione singolare quis remanga. Si modifica in questo caso il testo di Mulholland pubblicando la lezione «qui que» per rendere la forma del relativo indefinito che apre la stanza. La forma «qui qui», forse erronea, è assente nel corpus trobadorico e attestata soltanto in un documento del XII sec., cfr. Frede Jensen, Syntaxe de l’ancien occitan, Tübingen 1994, p. 147.

25-27. Il trovatore si dichiara desideroso di voler partire per la Terrasanta. Il proposito è con buona probabilità alla base di quanto è affermato nella vida di Pons, dove si sostiene che il trovatore sia morto crociato. La partecipazione del trovatore alla crociata non può essere dimostrata, ma la critica ritiene attendibile l’informazione riportata nel testo e nella vida, cfr. Jean Perrel, «Le troubadour Pons, seigneur de Chapteuil et de Vertaizon, son temps, sa vie, son oeuvre», Revue d’Auvergne, 90, 1976, pp. 89-199, alle pp. 127-129 e Saverio Guida -  Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2014, pp. 437-438.

29. Il verso fa riferimento all’episodio del ladro crocifisso al fianco di Cristo che, a differenza dell’altro malfattore, riconosce in lui il figlio di Dio e per questo ottiene la promessa di salvezza eterna. L’episodio così riportato si trova solo nel Vagelo di Luca (XXIII, 39-43) mentre gli altri vangeli trasmettono versioni differenti oppure omettono completamente di citare i malfattori crocefissi al fianco di Cristo. Questo dettaglio, pur minimo, assieme all’esempio del mendicante Lazzaro citato ai vv. 37-48 di En honor del Pair’en cui es (BdT 375.8), ci consente di individuare proprio nel Vangelo di Luca la fonte privilegiata di exempla scritturali del trovatore.

30. Appello alla Vergine e a San Giovanni affinché intercedano in favore della sconfitta dei pagani, la falsa gen. Un più articolato appello alla Vergine occupa tutta la sesta cobla dell’altra canzone di crociata di Pons En honor del Pair’en cui es (BdT 375.8).

33. Si modifica il testo sostituendo «Cui que», proposto da Mulholland, con «Cill que». Nella nota al testo l’editrice spiega di interpretare cui «as graphical variant of qui»; nella traduzione però non rende il costrutto come un altro relativo indefinito, identico a quello già presente al v. 25, ma come un dimostrativo plurale seguito da un pronome relativo. In effetti, il manoscritto A, utilizzato come base da Mulholland, riporta la lezione del tutto ammissibile «Cill que»: la correzione proposta dall’editrice è forse dovuta forse a un banale errore di lettura di A. Diversamente, sia Napolski che Martorano mettono a testo «Selhs que», lezione trasmessa dai manoscritti C (base per l’edizione Martorano) e K.

33. las leis e las leissos: l’espressione rimanda al complesso di dottrine della religione e alla loro interpretazione, la cui conservazione e il cui utilizzo erano appannaggio esclusivo del clero. 

37. Mettendo a testo «q’etz pechaire», Mulholland sembra seguire la lezione singolare e chiaramente erronea del ms. A. Peccaire, in sede di rima, non può essere considerato nome del predicato riferito a vos (se così fosse sarebbe necessaria una forma plurale), ma va piuttosto interpretato come infinito. Col supporto di tutti i manoscritti che trasmettono la stanza (soltanto G la omette) si corregge con «es pechaire». La stessa soluzione è stata adottata anche da Martorano, mentre Napolski pubblica «qu’est pechaire». Si modifica di conseguenza anche la traduzione di Barbieri, «vi diranno che siete peccatori», in «vi diranno che è peccare».

38-39. Mulholland mette a testo nuovamente, per il v. 38, un soggetto e un verbo plurali che non si accordano con il predicativo del soggetto singolare predicaire. Anche Martorano pubblica il verso con soggetto e verbo al plurale, mentre Napolski accoglie la lezione singolare di IK che presenta soggetto e verbo al singolare, in perfetto accordo con il predicativo in rima. La forma del retto singolare è sicuramente corretta in quanto segue la rima in -aire. L’analisi della varia lectio lascia supporre un errore d’archetipo. Di seguito si riportano i vv. come trasmessi nei mss: Ecill qeis fant dels autres perdo / Deuon en si predicar bonamen C; Esel qeus fan dels autres predicaire / Deun si mezeis predicar eissamen D;  Esel ques fai dels autres predicaire / Deuria se predicar eissamen IK; E prezica qom sigarde mal faire / Ezel non ha en lui retenemen M; Ecil qes fan dels autre predicaire / Deuon e si predicar eissamen a1; E qis vol far dels autres prezicaire / Deu si mezeis prezicar eissamen R; e cill qisfan dels autre predicaire / Deun ensi predicar eisamen T. La lezione trasmessa dai mss. IK, ineccepibile dal punto di vista grammaticale, in quanto presenta un soggetto e dei verbi singolari che si accordano bene con il predicativo del v. 38, potrebbe essere frutto di un possibile intervento dei copisti. Il ms. M presenta dei versi totalmente differenti dagli altri testimoni: anche in questo caso si deve pensare a una rielaborazione da parte del copista, che ha tentato di porre rimedio a una lezione palesemente scorretta. Il ms. R, infine, pur trasmettendo una lezione simile a quella degli altri testimoni, aggira in parte il problema rielaborando il primo emistichio del v. 38, di cui vengono modificati il soggetto e la forma verbale, e proponendo un verbo al singolare al verso successivo. Il problema risulta irrisolvibile se non a costo di pesanti interventi non completamente supportati dalla tradizione manoscritta e pertanto si lascia il testo così com’è pubblicato da Mulholland.

41-42. Il re d’Aragona elogiato in tornada è quasi sicuramente Pietro II. Il riferimento al sovrano è probabilmente riconducibile all’impegno del vassallo del papa in favore dei signori del Midi francese nei mesi che precedettero la decisiva battaglia di Muret. L’allusione al servizio di Dio va ricondotta al grande successo che il sovrano aragonese riportò sui Mori di Spagna nell’importantissima battaglia di Las Navas de Tolosa del luglio 1212. Anche per questo impegno contro i Mori, Pietro era considerato dai signori del Sud della Francia come il sovrano giusto e favorito da Dio che avrebbe potuto risolvere a loro favore gli scontri legati alla crociata contro gli Albigesi.

[fsa]


BdT    Pons de Capdoill    IdT

Circostanze storiche