Rialto    IdT

 

Pons de Capdoill

En honor del Paire en cui es (BdT 375.8),

So c’om plus vol e plus es voluntos (BdT 375.22)


 

Circostanze storiche

 

 

 

La quasi totalità dei testi trasmessi dai manoscritti sotto il nome di Pons de Capduelh è di ispirazione cortese: dei ventisette componimenti attribuiti con certezza al trovatore solo tre canzoni di crociata eludono il tema amoroso e si discostano di molto dalla maniera per cui il signore poeta era conosciuto e apprezzato.

Le canzoni di crociata attribuite a Pons sono Ara nos sia capdels e garentia (BdT 375.2), En honor del Pair’en cui es (BdT 375.8) e So c’om plus vol e plus es voluntos (BdT 375.22). Di queste, soltanto le ultime due offrono degli elementi che rendono possibile formulare delle ipotesi di datazione. En honor conserva un riferimento allo scontro tra l’imperatore e il re mentre So c’om plus vol esibisce la critica ai grandi signori europei che si danno battaglia presentandoli per coppie di nemici: il re di Francia e quello inglese e il re di Puglia e l’imperatore. Entrambi i testi sembrano contenere un’allusione alle lotte di potere che coinvolgevano l’intera Europa negli anni immediatamente precedenti alla battaglia di Bouvines tra Ottone IV di Brunswick e Giovanni Senza Terra da un lato e Filippo Augusto di Francia e Federico II dall’altro (vd. Lewent 1905, passim; De Bartholomaeis 1911-12, passim; De Bartholomaeis 1931, passim). Se la data della battaglia, il 27 luglio 1214, costituisce dunque il termine ante quem, non è facile stabilire un termine a quo. Occorre a tale scopo fare riferimento al contesto storico generale in cui si inseriscono i due testi, segnato dall’importante opera di promozione alla crociata che fu lanciata nei primi mesi del 1213 da Innocenzo III. Episodio chiave in quest’ottica fu la promulgazione e diffusione della bolla Quia maior, mediante la quale il pontefice si rivolse a tutta la cristianità per incitare alla predicazione della crociata e alla sua organizzazione. Il successo di questa circolare è testimoniato dalla composizione di un gruppo di ben quattro canzoni di crociata nel periodo immediatamente successivo alla sua divulgazione tra cui vanno probabilmente inseriti i brani in questione (su questi testi si rimanda a Annunziata 2016).  

En honor sembra ripercorrere più da vicino concetti e espressioni contenute nella Quia maior. Il testo si apre con una professione di fede dal tono molto solenne, una sorta di confiteor in versi in cui l’autore annuncia di credere nei tre membri della Santa Trinità e ammette le proprie colpe. Un simile esordio, che potrebbe parere quasi fin troppo scontato in un autore che si occupa di fare eco alla predicazione della Chiesa per la crociata, non è però del tutto privo di interesse se si considera che in quegli stessi anni, nei luoghi in cui con ogni probabilità circolò la canzone, la crociata contro gli albigesi continuava senza esclusione di colpi. Nei primi mesi del 1213 la lotta tra signori del Sud e crociati si infiammava sempre più e i capi spirituali della spedizione approfittavano largamente dello strumento degli interdetti e della scomunica contro i baroni del Sud, accusati di essere fautori degli eretici e, per opera della decretale Vergentis in senium, equiparati agli eretici stricto sensu (Meschini 2005, pp. 477-492). In questo testo Pons dimostra come i trovatori siano in grado di recepire e rielaborare la lezione scritturale, più specificamente evangelica, e metterla al servizio del proprio discorso. Inoltre, ai vv. 13-24, il trovatore riprende i passi della Quia maior in cui Innocenzo III, confidando «de omnipotentis Dei misericordia et beatorum apostolorum Petri et Pauli auctoritate» e muovendo «ex illa quam nobis Deus, licet indignis, ligandi atque solvendi contulit potestate», conferiva l’indulgenza dei peccati a quanti si fossero dedicati al negotium Terrae Sanctae (PL, vol. CCXVI, col. 818). Anche nei versi che serbano un interesse più prettamente storico, ossia quelli che alludono alle lotte tra i sovrani europei precedenti a Bouvines, il trovatore veste i panni del predicatore e, amplificando l’invito del papa che voleva «dissensiones et aemulationes fraternas in pacis et dilectionis foedera commutantes», invita i grandi signori dell’Europa cristiana a una tregua Dei per portare invece la guerra outra mar, in Terrasanta. Vanno inoltre sottolineati, come ulteriore prova della possibile conoscenza da parte di Pons della bolla, o quanto meno delle idee di Innocenzo III in riferimento alla crociata, i versi 45-48 di Ara nos sia: «Toz hom, cui fai veleis’o malautia / remaner chai, deu donar son argen / a cels q’iran; qe ben fai, qui envia, / sol non remaingna per cor recregen». In questo caso Pons non fa che ribadire una delle novità introdotte da Innocenzo III proprio nella Quia maior, ossia la possibilità di condividere gli stessi benefici spirituali di coloro che partivano per le spedizioni crociate anche soltanto inviando a proprio nome dei soldati e sostenendone le spese in funzione delle proprie possibilità. In conclusione, è possibile individuare un forte legame di En honor del pair’en cui es con la bolla papale dell’aprile 1213, questo dato invita a ipotizzare una datazione di poco successiva per il testo di Pons.

So c’om plus vol e plus es voluntos si discosta di molto dal tono della canzone di crociata precedente. Nella quinta cobla viene rivolta ai membri della gerarchia ecclesiastica l’accusa di trascurare l’impegno per la crociata e di dedicarsi piuttosto a diseredare i cristiani. La tirata anticlericale di Pons va spiegata in relazione agli eventi della crociata antialbigese ed è motivata dalle stesse vicende biografiche del trovatore. Non solo Pons visse negli anni in cui infuriò la crociata contro gli eretici nel sud della Francia, ma soprattutto per molti anni si trovò a combattere il potere episcopale appoggiato dalla corona di Francia sia nei suoi possedimenti alverniati che in quelli del Velay. Da una parte, appoggiando Gui e Dalfi d’Alvernia, lottò con il vescovo di Clermont Roberto, finendo per perdere nel 1211 la signoria su Vertaizon, (cfr. Perrel 1976, pp. 115-121), dall’altra si oppose al vescovo del Puy Roberto di Mehun, subendo inzialmente il suo successo ma poi condividendo la vittoria del partito occitano nel Velay (Perrel 1976, pp. 124-127). Il componimento si conclude con la dedica in tornada al re d’Aragona: il sovrano è elogiato per la sua capacità di servire Dio e si può pertanto ipotizzare che si tratti di Pietro II, uno dei vincitori dell’importante battaglia contro i mori di Las Navas de Tolosa, avvenuta il 17 luglio 1212. Se l’interpretazione è corretta, il testo va necessariamente datato entro il 13 settembre 1213, data della battaglia di Muret durante la quale il re d’Aragona trovò la morte. La strofa anticlericale e la tornada indirizzata a Pietro II d’Aragona vanno probabilmente inquadrate proprio sullo sfondo delle vicende che portarono allo scontro campale di Muret. Agli inizi del giugno 1213 Innocenzo III, incalzato dai legati papali nel Midi, diede nuovo impulso alla crociata contro gli albigesi e Pietro II divenne il punto di riferimento dei baroni meridionali in vista dello scontro decisivo contro i crociati (Roquebert 1977, pp. 139-145). È ragionevole pensare che l’autore abbia composto il testo in corrispondenza di questi sviluppi, nel momento in cui tutte le speranze del partito meridionale contrario alla crociata antialbigese convergevano sulla figura del re d’Aragona.

Va segnalato, in conclusione, che questi testi costituiscono due dei primi riferimenti a Federico II nella poesia dei trovatori. Il dato non è per nulla casuale: Federico inizia a esser menzionato nelle canzoni dei trovatori proprio negli anni tra il 1213 e il 1214 ossia nel momento in cui egli, alle prese con la lotta per il titolo imperiale in Germania, entra nel discorso politico internazionale che coinvolgeva i grandi sovrani europei.

 

 

Bibliografia

 

Annunziata 2016

«Le canzoni di crociata dei trovatori composte tra il 1213 e il 1214», in Forme letterarie del Medioevo romanzo: testo, interpretazione e storia. Atti del XI Congresso Società Italiana di Filologia Romanza (Catania, 22-26 settembre 2015), a cura di Antonio Pioletti e Stefano Rapisarda, Soveria Mannelli 2016, pp. 39-57.

 

Aston 1970

Stanley C. Aston «Observations sur la datation de quelques troubadours», in IVe Congrès de langue et littérature d'oc et d'études franco-provençales (Avignon, 7-13 sept. 1964), Avignon 1970, pp. 91-105.

 

De Bartholomaeis 1911-12

Vincenzo De Bartholomaeis, «Osservazioni sulle poesie provenzali relative a Federico II», Memorie della R. Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. Classe di Scienze morali: Scienze storico-filologiche, s. I, 6, 1911-1912, pp. 97-124.

 

De Bartholomaeis 1931

Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.

 

Guida - Larghi 2014

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Lewent 1905

Kurt Lewent, «Das altprovenzalische Kreuzlied», Romanische Forschungen, 21, 1905, pp. 321-448.

 

Meschini 2007

Marco Meschini, Innocenzo III e il Negotium Pacis et Fidei in Linguadoca tra il 1198 e il 1215, Roma 2007.

 

Napolski 1879

Max von Napolski, Leben und Werke des Trobadors Pons de Capduoill, Halle 1879.

 

Perrel 1976

Jean Perrel, «Le troubadour Pons, seigneur de Chapteuil et de Vertaizon, son temps, sa vie, son oeuvre», Revue d’Auvergne, 90, 1976, pp. 89-199.

 

PL

Patrologiae Cursus Completus. Series Latina (PL), a cura di Jacques Paul Migne, 221 voll., Paris 1844-1864.

 

Riquer 1975

Martín de Riquer, Los Trovadores. Historia literaria y textos, 3 voll., Barcelona 1975.

 

Roquebert 1977

Michel Roquebert, L’épopée cathare. II. Muret ou la dépossession 1213-1216, Toulouse 1977.

 

Squillacioti 2003

Folquet de Marselha, Poesie, a cura di Paolo Squillacioti, Roma 2003.

 

Stronski 1906

Stanislaw Stronski, Le troubadour Elias de Barjols, Toulouse 1906.

 

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Stanislaw Stronski, «Recherches historiques sur quelques protecteurs des troubadours. Les douze preux nommés dans le Cavalier soisseubut d’Elias de Barjols», Annales du Midi, 18, 1906, pp. 473-493.

 

Francesco Saverio Annunziata

02.xii.2015


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