Norme grafiche per i collaboratori

 

 

1. Riferimenti BdT.  –  2. Nome dell’autore.  –  3. Convenzioni grafiche per il testo.  –  4. Riferimenti Rialto.  –  5. Riferimenti bibliografici.  –  6. Manoscritti.  –  7. Edizioni.  –  8. Metrica.  –  9. Note.  –  10. Collegamenti e pagine aggiuntive.

 

 

1. Riferimenti BdT

 

Tutti i componimenti devono essere indicati col riferimento BdT: esso è indicato con un punto e senza spazio tra il numero d’autore e il numero di componimento (es.: BdT 28.2):

–  In alto a sinistra di ciascuna pagina devono comparire esclusivamente le sigle numeriche (es.: 282.7). Nel caso di tenzoni o partimen bisogna indicare i riferimenti di tutti gli autori, separati da un segno = (es.: 274.7 = 138.1): il primo autore è quello che ha per primo la parola.

–  Ogni qualvolta all’interno delle schede si cita un componimento, esso va indicato con il riferimento numerico preceduto dalla sigla BdT in corsivo (es.: BdT 293.30). Se i testi a cui si rimanda sono già in rete, va fatto un collegamento in una nuova finestra: BdT 293.35.

 

 

2. Nome dell’autore

 

I nomi dei trovatori seguono, a parte le eccezioni di seguito specificate, la grafia presente nella BdT:

–  Nei casi in cui l’entrata principale della BdT sia in tedesco (Graf von Poitou), bisogna ricorrere all’entrata secondaria in provenzale (Lo coms de Peiteu). [cfr. Lo Vesques: al nominativo, come in BdT]

–  Nei pochi casi in cui la critica successiva ha stabilito nomi differenti per i trovatori (Falquet de Romans e non Folquet), sarà opportuno modificare la dicitura BdT. Walter Meliga sta lavorando alla revisione delle nomenclature per fornire una lista univoca di nomi di trovatori da sostituire a quelli della BdT: essa verrà diramata non appena pronta.

–  In alto, al centro della pagina, deve essere indicato in primo luogo il nome dell’autore (o degli autori) corrispondenti alla sigla BdT, anche se l’attribuzione non è certa (es.: 183.6 Lo coms de Peiteu, 94.1 Lo Vesques de Bazas).

  Soltanto nel caso in cui l’attribuzione BdT è sicuramente erronea aggiungere nella riga sottostante, fra parentesi, il nome dell’autore cui va realmente attribuita la poesia. Esempio:

 

Raimbaut d’Aurenga (Bernart de Vensac?) 

 

–  Al numero BdT 461 corrisponde l’intestazione ‘Anonimi’ (al plurale). Nelle singole pagine, però, si dirà: ‘Anonimo’. Se è possibile un’attribuzione, scrivere:

 

Anonimo (Tribolet?) 

 

–  Nel caso di tenzoni o partimen indicare in alto al centro di ciascuna pagina i nomi di tutti gli autori, separati da due spazi, punto in alto, due spazi (es.: Guiraut Riquier  ·  Marques de Canilhac). Gli autori vanno elencati nell’ordine in cui prendono la parola.

 

 

3. Convenzioni grafiche per il testo

 

Laddove l’edizione del Rialto riproduce un’edizione di riferimento, essa deve aderirvi fedelmente, anche in caso di errori o semplici refusi (che possono essere segnalati nelle note). Ciononostante è necessario introdurre alcune normalizzazioni per quanto riguarda l’editing (che valgono ovviamente anche per le nuove edizioni realizzate specificamente per il Rialto).

–  Il Rialto non utilizza la numerazione delle strofe, ma soltanto dei versi, numerati per quattro nel caso di formule strofiche di quattro versi o multipli di quattro, altrimenti numerati per cinque.

–  Come virgolette all’interno del testo impiegare sempre i «caporali». Le inglesine doppie (alt + 147 aperte; alt + 148 chiuse) si usano solo all’interno delle caporali: «... “...”».

–  Come apostrofo evitare l’apice, ma usare sempre l’apostrofo vero e proprio (alt + 0146), anche nelle schede e nella formula metrica.

–  Per i significati, usare le inglesine semplici (alt + 145 aperte; alt + 146 chiuse)

–  Non lasciare mai uno spazio tra apostrofo e parola seguente (aig’a molin), né tra parola e segno di interpunzione; lasciarlo prima dell’aferesi (ruat e ’nojos).

–  Iniziare i versi con lettere minuscole.

–  Le rime interne sono segnalate facendole seguire da quattro battute vuote.

–  Le lacune vanno indicate con puntini che colmino approssimativamente la misura del verso. Punto, due spazi, punto, due spazi, ecc.:

–  Nel caso di poesie a più di due voci i nomi di quanti intervengono devono essere scritti a destra, in una colonna supplementare della tabella. Essi saranno indicati tra parentesi quadre se non presenti nella tradizione manoscritta.

 

 

4. Riferimenti della pagina Rialto

 

Sotto il testo, sulla sinistra, prima della linea rossa che apre la sezione della scheda critica, è necessario indicare il riferimento della pagina Rialto. Esso consta di due parti: l’indicazione della provenienza del testo (edizione di riferimento) e la data di immissione in rete della pagina Rialto (riferimento Rialto).

Si noti che il Rialto ambisce ad essere – e in parte già è – un punto di riferimento solido e affidabile per i ricercatori; per permettere di rendere il suo contenuto citabile e riverificabile a distanza di tempo, è necessario che una pagina, una volta inserita con una data, non venga più modificata; nel momento in cui si volessero inserire variazioni, è necessario modificare la pagina aggiornando anche la data di immissione, avendo l’accortezza di salvare preventivamente la vecchia pagina con un indirizzo differente per l’archivio Rialto; le pagine precedenti dovranno essere raggiungibili dalla più recente attraverso un collegamento precedenti versioni.

L’edizione di riferimento è preceduta dalla dicitura ‘Testo:’ (e non ‘Ed.:’ come è stato finora); il riferimento Rialto è costituito dalla data di immissione nella forma giorno.mese.anno, con il mese in numeri romani minuscoli e l’anno per esteso (es.: 15.iv.2003)

 

Il Rialto contiene tre tipologie di edizioni:

  Un’edizione comparsa su carta messa in rete da un redattore diverso dall’editore (es.: Jaufre Rudel edito da Giorgio Chiarini, con scheda redatta da Antonella Martorano). Dopo la dicitura ‘Testo:’ indicare cognome dell’editore (Chiarini) e anno di edizione (1985), poi, tra parentesi in numeri romani, il numero d’ordine che il componimento ha nell’edizione. Segue un trattino lungo (alt+0150) Rialto in corsivo e la data di immissione. Esempio: Chiarini 1985 (I). – Rialto 20.iii.2003.

  Un’edizione comparsa su carta, quindi messa in rete dallo stesso editore e ritoccata e corretta in occasione dell’edizione Rialto (es.: le tenzoni di Guiraut Riquier di Maria Pia Betti). Dopo la dicitura ‘Testo:’ indicare cognome dell’editore-redattore (Betti) e anno di edizione (1998), aggiungendo fra parentesi la menzione ‘con modifiche’ se il testo della pagina Rialto non è perfettamente identico alla versione cartacea; quindi, il suo numero d’ordine in numeri romani (anche se sono arabi nell’originale) fra parentesi. Segue un trattino lungo (alt + 0150) Rialto in corsivo e la data di immissione. Esempio:

 

Testo: Chiarini 1985 (III). – Rialto 20.iii.2003.

Text: Gaunt, Harvey, Paterson 2000 (XV). – Rialto 23.xi.2002.

Testo: Betti 1998 (con modifiche) (VII). – Rialto 10.iv.2002.

 

  Un’edizione non comparsa su carta, realizzata espressamente per il Rialto (es.: le coblas di G di Francesco Carapezza). Dopo la dicitura ‘Testo:’ indicare cognome dell’editore-redattore e, dopo una virgola, il riferimento Rialto. Esempio:

 

Testo: Carapezza, Rialto 27.xi.2002.

 

  

5. Riferimenti bibliografici

 

Lo standard bibliografico vale per i riferimenti all’interno delle note e per i campi ‘Edizioni critiche’ e ‘Altre edizioni’ della scheda critica.

 

–  Per i libri:

Nome Cognome, Titolo [in corsivo], numero di volumi [in lingua veicolare], luogo di edizione [in lingua originale] anno [senza virgola separatrice tra luogo e anno], (collana: n.) [da indicare solo se rilevante, tra parentesi, con numero di volume dopo i due punti], volume, pagina [se il riferimento è ad un passo preciso]. Esempio:

 

François Just-Marie Raynouard, Choix de poésies originales des troubadours, 6 voll., Paris 1816-1821, vol. I, p. 328.

 

–  Per gli articoli all’interno di riviste:

Nome, Cognome, «Titolo» [tra virgolette a caporale], Titolo della rivista [in corsivo], annata con numeri arabi [se la rivista è numerata per fascicoli e non per annate il numero è preceduto da n.], anno, pagine precedute da pp. [con numeri per esteso: pp. 236-272 e non pp. 236-72], a p. xy [se il riferimento è ad un passo preciso]. Esempio:

 

Luigi Milone, «Raimbaut d’Aurenga tra fin’amor e no-poder», Romanistische Zeitschrift für Literaturgeschichte, 7, 1983, pp. 1-27.

 

–  Per articoli o capitoli all’interno di libri o raccolte:

Nome, Cognome, «Titolo» [tra virgolette a caporale], in Titolo del libro [in corsivo], numero di volumi [in lingua veicolare], luogo di edizione [in lingua originale] anno [senza virgola separatrice tra luogo e anno], collana [solo se significativa], volume, pagine, a pagina [se il riferimento è ad un passo preciso]. Esempio:

 

Walter Meliga, «Les graphies et la tradition manuscrite troubadouresque. Problèmes et observations», in Actes du IV congrès international de l’AIEO (Vitoria-Gasteiz, 22-28 agosto 1993), Vitoria-Gasteiz 1994, pp. 205-211.

 

In generale:

–  Il nome dell’autore (non necessariamente il middle name inglese) va sempre scritto per esteso.

–  Se i luoghi di edizione sono due, essi vanno separati da un trattino senza spazi, salvo nel caso in cui uno dei due nomi di città sia composto da due parole: in tal caso vanno inseriti gli spazi (es.: Paris-Dijon 1936, ma London - New York 1964).

–  Per i titoli inglesi tra titolo e sottotitolo vanno i due punti, per gli altri il punto. In entrambi i casi il sottotitolo inizia con la lettera maiuscola.

–  Nei titoli (sia di libri che di riviste) in lingua inglese aggettivi e sostantivi inglesi (ma non in lingua straniera, come vers o canso) vanno scritti con lettere iniziali maiuscole; nei titoli in tedesco tutti i sostantivi tedeschi e non hanno la maiuscola. Nelle altre lingue la maiuscola si utilizza soltanto per la prima parola e per i nomi propri. Dunque Romance Philology ma Cultura neolatina.

–  I corsivi originali si mantengono nei titoli di articolo (che sono per il resto tutti in tondo), mentre si scrivono in corsivo tra virgolette a caporale nei titoli di libro (che sono tutti in corsivo). All’interno dei titoli di libri (che sono tutti in corsivo) vanno racchiusi tra virgolette a caporale. Esempi:

 

(titolo inglese): Leslie T. Topsfield, «Three Levels of Love in the Poetry of the Early Troubadours: Guilhem IX, Marcabru and Jaufre Rudel», in Mélanges de philologie romane dédiés à la mémoire de Jean Boutière, Liège 1971, pp. 571-587.

(titolo inglese + titolo non inglese): Ruth Verity Sharman, The «cansos» and «sirventes» of the Troubadour Guiraut de Borneil: A Critical Edition, Cambridge 1989.

(titolo non inglese): Stefano Asperti, «Flamenca e dintorni. Considerazioni sui rapporti fra Occitania e Catalogna nel XIV secolo», Cultura neolatina, 45, 1985, pp. 59-103.

 

–  Si noti ancora che l’autore è quello definito tale dal frontespizio, dunque può essere tanto il poeta quanto l’editore, ma può anche non esserci affatto. La menzione del curatore dell’edizione si pone in tondo, dopo il titolo seguito da una virgola, nella lingua dell’edizione. Esempi:

 

(l’autore è l’editore): Stefano Asperti, Il trovatore Raimon Jordan, Modena 1991.

(l’autore è il poeta): Peire d’Alvernhe, Poesie, a cura di Aniello Fratta, Roma 1996.

(senza indicazione  esplicita d’autore): Benart von Ventadorn. Seine Lieder, hgb. Carl Appel, Halle 1915.

 

–  Nelle note, se si cita una seconda volta un item bibliografico, evitare “Bertolucci, op. cit.”, ma dire: “Bertolucci, Morfologie” (quindi: omettendo il primo nome e abbreviando se possibile il titolo).

 

 

6. Manoscritti

 

L’indicazione dei manoscritti relatori del testo pubblicato è il primo campo della scheda critica; essa è preceduta dalla dicitura ‘Ms.’ quando la tradizione è monotestimoniale, ‘Mss.’ quando è plurima.

–  Alla sigla di ciascun manoscritto deve seguire l’indicazione della pagina (n. di carta + recto / verso) in cui il componimento inizia. Soltanto le edizioni realizzate espressamente per il Rialto (l’esempio Carapezza) possono contenere informazioni aggiuntive; si evitino quindi negli altri casi colonne, numero d’ordine nel manoscritto, menzione della pagina di fine.

–  Indicare i manoscritti in ordine alfabetico (prima le lettere maiuscole, poi le minuscole, quindi le lettere greche) inserendo una virgola tra manoscritto e manoscritto. Es.: Mss.: A 28r, C 171v, I 117r, K 103r, N 271r, R 8v, d 302v, z 2.

–  Se la sigla di un manoscritto consta di due caratteri (o più) il secondo (e i seguenti) vanno scritti in corpo 8. Es.: Mh2, Sg, a1. L’unica eccezione è costituita da VeAg, in cui soltanto le lettere minuscole vanno in corpo minore.

 

 

7. Edizioni

 

Esistono due campi per la menzione delle edizioni esistenti del testo pubblicato: ‘Edizioni critiche’ e ‘Altre edizioni’. Il criterio di base per distinguere tra un’edizione critica ed un’altra edizione è puramente meccanico e risiede nella presenza o meno di apparato. Ciononostante ciascun redattore firmando la pagina Rialto si assume la responsabilità di derogare da questo principio, specificando tra parentesi la ragione della sua scelta. In entrambi i casi è auspicabile indicare tra parentesi le proprietà delle edizioni: il manoscritto o la precedente edizione di cui riproducono più o meno fedelmente il testo, la presenza di traduzioni o di note critiche ecc.

Il campo delle 'Altre edizioni' può anche essere eliminato (nel caso che non ne esistano affatto), mentre il campo delle edizioni critiche deve contenere per lo meno la menzione dell’edizione di riferimento; nel caso che non esistano altre edizioni critiche, l’etichetta sarà al singolare. Esempio:

 

Edizioni critiche: Oskar Schultz, Die provenzalische Dichterinnen: Biographien und Texte, Leipzig 1888, p. 27 (sulla base di I); Giulio Bertoni, I trovatori d’Italia, Modena 1915, p. 379 (sulla base di a1; traduzione italiana); Francesco Branciforti, Il canzoniere di Lanfranco Cigala, Firenze 1954, (Biblioteca dell’Archivum romanicum: s. I vol. 37), p. 173 (con traduzione italiana); Angelica Rieger, Trobairitz: Der Beitrag der Frau in der altokzitanischen höfischen Lyrik: Edition des Gesamtkorpus, Tübingen 1991, (Beihefte zur Zeitschrift für Romanische Philologie: 233), p. 224 (testo di a1; edizione priva di apparati, sostituiti però da dettagliate note critiche; traduzione tedesca).

Altre edizioni: «Die provenzalische Liederhandschrift Cod. 42 der Laurenzianischen Bibliothek in Florenz», Archiv für das Studium der neueren Sprachen, n. 50, 1872, pp. 241-284, a p. 257 (edizione diplomatica di P); François Just-Marie Raynouard, Lexique roman ou dictionnaire de la langue des troubadours, 6 voll., Paris 1836-1844, vol. I, p. 508; Carl Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-1853, vol. III, p. 127 (riproduce Raynouard); Cesare De Lollis, «Il canzoniere provenzale O», Atti della Reale Accademia dei Lincei, s. 4, 2, 1885-86, p. 101 (diplomatica di O); Giulio Bertoni, Il canzoniere provenzale di Bernart Amoros, Fribourg 1911, p. 373 (diplomatica di a); Jules Véran, Les poétesses provençales du Moyen Age et de nos jours, Paris 1946, p. 143 (testo di Bertoni 1915; traduzione francese, non sempre del tutto affidabile); Sebastian Neumeister, Das Spiel mit der höfischen Liebe, München 1969, p. 168 (testo di Branciforti 1954; traduzione tedesca); Meg Bogin, The Women Troubadours, London - New York 1976, p. 134 (testo di Branciforti 1954; traduzione inglese).

 

Nel caso di edizioni realizzate espressamente per il Rialto, nel campo 'Edizioni critiche' indicare nome e cognome dell'editore, seguiti dal riferimento Rialto con data. Esempio:

 

        Francesco Carapezza, Rialto 27.xi.2002.

 

8. Metrica

 

Il campo ‘metrica’ contiene due elementi obbligatori: schema metrico e descrizione metrica, quindi è possibile inserire note varie e segnalare la presenza di eventuali modelli o derivati metrici.

 

1. Schema metrico: si indica con lettere minuscole seguite da numeri (con apostrofo in caso di rime femminili), seguito, tra parentesi, dal riferimento Frank nella forma standard coi due punti. Se lo schema metrico è unico, aggiungere l’indicazione all’interno della parentesi. Esempi:

 

a7 b7 b7 c7’ c7’ d7 d7 e7 e7 (Frank 715:10).

a5 b6’ a5 b6’ a5 b6’ c5 c6 c6 d6’ e5 d6’ e5 (Frank 277:1, unicum).

 

Nel caso di rime interne si indicano prima le rime, con quella interna fra parentesi, poi il computo metrico dei due segmenti separati da un ‘+’: a10 b10 a10 b10 (a)b4+6.

 

2. Descrizione metrica: menzionare numero e tipo di strofe e tornadas. Il redattore sceglierà se adottare la terminologia provenzale in corsivo (coblas) o quella corrispondente italiana (cobbole, strofe / strofi; meglio: stanze). Attenersi preferibilmente a questa formulazione: “Cinque coblas unissonans di nove versi e una tornada di tre versi”. Se si reputa necessario definire il tipo di versi adottati, utilizzare la formula ‘n. versi di n. sillabe’, evitando espressioni potenzialmente ambigue come settenario o decasillabo.

 

 

9. Note

 

Le note possono essere di natura storica, testuale, letteraria, secondo l’interesse del testo e l’estro del redattore. Gli unici dettagli da tenere in considerazione sono i seguenti:

–  Le note di argomento diverso vanno separate da un trattino lungo – (alt + 0150).

–  I gruppi di manoscritti sono scritti senza spazio: ABIKN2a (sempre con il secondo elemento di sigle a due elementi in corpo 8, v. punto 6).

–  I riferimenti bibliografici seguono lo standard della bibliografia (vedi punto 5).

–  Le citazioni di forme verbali o fraseologiche vanno in corsivo; le citazioni di versi (diversi dall’incipit), il cui oggetto teorico è di sostanza vanno in tondo tra virgolette a caporale.

–  Evitare assolutamente le lineette d’inciso, che si confondono con lo stesso segno destinato ad altri scopi.

–  Incipit, explicit, corpus e altre voci latine di uso corrente vanno in tondo.

 

 

10. Collegamenti e pagine aggiuntive

 

Ogni collaboratore del Rialto, tanto editore quanto redattore, è invitato ad inserire in pagine collaterali a quella principale ogni tipo di materiale che consideri valido supporto all’edizione. Queste pagine supplementari dovranno essere raggiungibili dalla principale attraverso i collegamenti al fondo della pagina. Si potranno così corredare le edizioni di apparati delle varianti, edizioni diplomatiche, commenti puntuali, traduzioni, ecc.

Sarà necessario definire quanto prima la forma standard in cui realizzare gli apparati critici, nonché le edizioni diplomatiche.

Per quanto riguarda le traduzioni esse dovranno essere in prosa, con un paragrafo per ogni strofa, preceduto dall’indicazione del numero del primo e dell’ultimo verso seguita da una parentesi quadra chiusa, a sua volta seguita da due battute vuote. Esempio:

 

1-11]  Il canto e il grido degli uccelli rallegra il mio cuore triste e irritato, e non so perché io debba cantare, e perda le mie parole, perché ben le perderei se dicessi che mi debbano essere d’aiuto presso la mia signora preghiere e suppliche, perché non si conviene che da parte mia le sia richiesto il perdono, tanto ho mancato verso di lei.

 

12-22]  Dunque, da chi sarà udito il mio canto, dal momento che non si conviene che mi perdoni? [ecc.]

 

 

15 aprile 2003

[A cura di Sara Centili con la collaborazione di Claudio Franchi]

 


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