Rialto
Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e occitana
Marcabru
Emperaire, per mi mezeis
Trad. it.

Imperatore, spontaneamente, dacché vostra prodezza s’innalza, non ho indugiato a venire presso di voi, ché gioia vi pasce, e fama v’innalza, e vi tiene gaio e animoso giovinezza che fa crescere il vostro valore.

Poiché il Figlio di Dio vi comanda che lo vendichiate della stirpe di Faraone, ben dovete farne festa; ché di là dai Pirenei i baroni mancano ormai, per lo più, di magnificenza e liberalità: e non permetta Dio che ne abbiano a godere!

Poiché per loro si resta, ben dovete sopportarne il peso, alla bisogna della Spagna e del Sepolcro, e cacciare in fuga i Saraceni, e d’alto orgoglio abbassarli: e alla fine Dio sarà con voi.

Agli Almoravidi vien baldanza per i potenti oltramontani che han preso a ordire una tela tessuta d’invidia e d’ingiustizie, e ciascuno dice che alla sua morte si lascerà spogliare della sua parte.

Poiché di là ne han biasimo i potenti, che amano comodità e sicurezza, morbidi giacigli e sonni beati, noi qui, secondo il mandato, conquisteremo per giudizio di Dio l’onore, il bottino e il merito.

Troppo insistono, quegli svergognati, nella loro egoistica avarizia, e pensano di salvarsi con la ricchezza; ma io dico loro, in verità, che dai loro palazzi debbon pure uscire coi piedi innanzi e la testa dietro.

Per poco Marcabruno non esce di sé, quando giovinezza si perde per avidità di ricchezza: e colui che più è avido d’ammassarne, quando verrà all’ultimo respiro, di mille marchi farà meno conto che d’un aglio, così la morte gliela farà putire.

Col valore di Portogallo, e parimente del re navarrese, purché Barcellona si volga verso l’imperiale Toledo, sicuri potremo levare il grido «reali!», e sconfiggere i pagani.

Se i fiumi non fossero così gonfi, gli Almoravidi la passerebbero brutta: questo ben lo potremmo garantir loro; e se attendono la nuova offensiva e il signore di Castiglia, ridurrem loro Cordova allo stremo.

Poiché Francia, Poitou e Berry sono sottomesse a un solo signore, venga qui a render del suo feudo il debito servizio a Dio.

Non so, infatti, a che viva un principe se del suo feudo non viene a rendere il debito servizio a Dio.

Testo

Testo: Aurelio Roncaglia, «I due sirventesi di Marcabruno ad Alfonso VII», Cultura neolatina, 10, 1950, pp. 157-183, alle pp. 160-163. – Rialto 23.iv.2005.

Mss.
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Metrica e musica
Informazioni generali

La limitata tradizione manoscritta (AIKa1) e l’identica opzione del ms. A come base spiegano le poche divergenze fra le due edizioni (per l’assetto testuale della quarta strofa, e in particolare dei vv. 19 e 24, si veda ora S. Guida, Canzoni di crociata, Milano 2001, pp. 375-377): al v. 29 Harvey disgiunge la locuzione per afic dal precedente de Dieu, e traduce ‘through our effort’ (cf. la nota 29-30 a p. 316); al v. 33 conserva lauzar di A e respinge l’emendamento in l’aver di Dejeanne e Roncaglia, suffragato dalla diffrazione nella varia lectio (lanar I, lauar Ka1) e da un passo parallelo marcabruniano (cf. ed. Roncaglia, p. 168 n. 33); al v. 53 preferisce invece la lezione di IK(a1), de Chastella lo seignoriu, giudicando quella di A, che premette la cong. e, «facilior and indeed ‘wrong’» (p. 317 n. 52-53); infine, nella prima tornada, considera le forme asigmatiche Peitau e Beiriu oggetto (e non già soggetto) del v. aclin(a), il cui aspetto sarebbe perciò transitivo: ‘Since France subjects Poitou and Berry to a single jurisdiction’.

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