Rialto
Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e occitana
Elias Cairel
Abril ni mai non aten de far vers
Elias Cairel
Abril ni mai non aten de far vers
Trad. it.
Note

I. Aprile o maggio non aspetto per comporre, ché Finamore me ne dà il sapere e la tecnica, anche se il vento rompe e stacca e scavezza la foglia dal ramo: certo per questo non mi distolgo né mi astengo dal canto, dalla gioia e dal piacere, anzi amo tanto la fredda neve e il ghiaccio.

II. Gran viltà commette chi prende da disonesto ciò che per grazia può ricevere senza inganno, ma vedo che Falsamore sa scegliere con cura, perciò chi più lo serve più vi perde; però del danno mi terrei per risarcito, se per lo stesso inganno col quale fui ingannato vedessi soccombere colei che mi sviò.

III. Subdolamente mira e scocca di nascosto Falsa Amicizia con insidia e con arte, e proprio per questo non mi stacco da Finamore e non mi lamento affatto del male che ne ho avuto né delle pene, quando contemplo le bellezze e la persona preziosa di colei cui mi sono votato, in cui valore e gioia e pregio si incontrano.

IV. Umile, sincero, più sottomesso di un monaco, senza alcun modo sconveniente né alcun sotterfugio, mi ha accolto la bella da cui non mi distacco, perciò è giusto che io mi rassicuri nel suo amore; però non le mando né confesso le mie intenzioni se non col pensiero, come un innamorato, perché temo che mi risponderebbe in modo scostante.

V. Nobile persona vivace e gradevole e nemica di ogni male ha la bella che mi infiamma il cuore e il corpo; e proprio per questo non smetto di servirla davanti a tutti e quando son solo; come di un bambino attratto dalla candela, che si brucia giocando, il desiderio è troppo forte. Perdio, Amore! Troppo mi siete malvagio e ostile!

VI. Certo strida e urla non ascolto di astuti sparlatori, che sono pieni di malvagia furbizia, ché io vado a sedere tutto solo in disparte; solo allora metto tutto il mio cuore a nudo a lei cui mi offro, e quando mi sono coricato la vedo in sogno, e la tengo nelle mie braccia: di quella gioia vivo, più ricco del re di Persia.

VII. Mando a dire al marchese di cui è il Monferrato che si faccia avanti prima che gli sia dato scacco, e faccia finalmente del suo pedone regina.

VIII. Al re valente di León mi sono rivolto perché garantisce gioia e canto e lieto piacere né mai fece cosa contraria al valore.

7. flors enversa: la flors enversa è riscontrabile anche nel celebre incipit di Raimbaut d’Aurenga, Ar resplan la flors enversa (BdT 389.16) ed è stato identificato da Paolo Cherchi, «Il “Mare amoroso” (v. 121) e la “Flors enversa” di Raimbaut d’Aurenga», Romania, 93, 1972, pp. 77-84, col lilium candidum, fiore pendente.

43. marques: la prima tornada è indirizzata a un marchese di Monferrato, il quale viene esortato, mediante l’impiego di una metafora scacchistica, a muoversi sul piano politico e militare (cfr. vv. 44-45) e in cui va probabilmente riconosciuto il figlio ed erede di Bonifacio I, Guglielmo VI, mentre col pedone del v. 45 Elias sembrerebbe alludere al fratellastro Demetrio, erede del regno di Tessaglia; per un’analisi dettagliata si vedano le Circostanze storiche.

46. rei de Leo: il re di León destinatario della canzone e al quale il trovatore dice di essersi rivolto è Alfonso IX (1188-1230), si veda anche Carlos Alvar, La poesia trovadoresca en España y Portugal, Barcelona 1977, pp. 69-70; questo secondo invio non aiuta a precisare i termini cronologici in cui fu composta la canzone, ma sembra rivelare il proposito di Elias Cairel di lasciare la Grecia e recarsi presso il re di León. Si vedano anche le Circostanze storiche.

Testo

Edizione e traduzione: Giosué Lachin 2004; note: Francesca Sanguineti. – Rialto 13.v.2026.

Mss.

Mss.: A 50v, C 232v, Da 176v, G 86r, H 31v, I 106bisb, K 92r, M 202r, N 264v, R3 32v.

Edizioni critiche / Altre edizioni

Edizioni critiche: René Lavaud, «Les trois troubadours de Sarlat: Aimeric, Giraut de Salignac, Elias Cairel; texte et traduction des 24 pièces conservées», Lou Bournat, IV, XXVII, 1911, p. 459; Hilde Jaeschke, Der Trobador Elias Cairel, Berlin 1921, p. 85; Vincenzo de Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. I, p. 71 (estratti dalla lezione di A); Giosuè Lachin, Il trovatore Elias Cairel, Modena 2004, p. 207.

Altre edizioni: Martín de Riquer, Los trovadores. Historia literaria y textos, Barcelona 1975, 3 voll., vol. II, p. 1147 (testo Lavaud; traduzione castigliana); Carlos Alvar, Textos trovadorescos sobre España y Portugal, Madrid 1978, p. 78 (strofe VII, testo Jaeschke); Giosuè Lachin, Rialto 21.xi.2004.

Metrica e musica

Metrica: a2 b2 c3 d3 e10 e10 f10 g4 h6 g4 h6 i10’ (Frank 863:1, unicum). Sei coblas unissonans e capfinidas più due tornadas. Le coblas possono essere suddivise in due parti: la prima conta sette versi, riunendo un quartetto di due bisillabi e due trisillabi (abcd) più tre decasillabi (eef), mentre la seconda unisce un altro quartetto di quadrisillabi ed esasillabi (ghgh) a un decasillabo finale con uscita femminile (i). Mot refranh al secondo e terzo verso di ogni cobla, dal momento che le parole in rima al v. 2 e al v. 3 sono fisse, e rapporto derivativo tra la rima -ers del quarto verso e quella -ersa del dodicesimo. Rime: -il, -ai, -en, -ers, -art, -ert, -an, -atz, -ersa.

Informazioni generali

Informazioni generali: Canzone composta in Grecia, a Salonicco, e databile tra il 1208 e il 1209. Gli elementi utili ai fini della datazione sono contenuti nelle tornadas, dal momento che la canzone contiene una doppia dedica, essendo il primo invio rivolto a un marchese di Monferrato, che andrà verosimilmente identificato con Guglielmo VI, figlio ed erede di Bonifacio I, e il secondo invio indirizzato al re di León, presso il quale il trovatore intende recarsi. Per approfondimenti si rimanda alle Circostanze storiche.

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