Indizi validi ai fini della collocazione cronologica e dell’inquadramento storico di questa canzone sono presenti nei due invii, in particolare nella prima tornada, in cui il trovatore menziona un marchese di Monferrato, al quale si rivolge in modo abbastanza criptico invitandolo, attraverso una metafora scacchistica, a intervenire sullo scenario politico e militare (cfr. i vv. 43-45). In particolare, l’esortazione contenuta in questo primo congedo è quella di farsi avanti e di fare del suo pedone regina: «e fassa oimais de son peonet fersa». Il marchese di Monferrato andrà identificato con ogni certezza in Guglielmo VI (su cui si veda Settia 2003), al quale Elias Cairel si rivolge in cinque componimenti (BdT 133.1, 133.6, 133.9, 133.11, 133.13), invitandolo a difendere il regno crociato istituito dal padre Bonifacio I e lasciando talvolta trapelare qualche critica riguardo alla sua scarsa capacità militare.
Secondo De Bartholomaeis 1904, p. 490, la canzone andrebbe collocata prima del 1209, data della guerra in Grecia tra Enrico di Hainaut e i baroni lombardi: «Le troubadour, qui ne recourt pas encore à l’insulte, parle mystérieusement d’une partie d’échecs qu’on allait engager et dans laquelle Guillaume devrait jouer non le rôle de pion, mais celui de reine». Per lo studioso, dunque, il pedone che dovrebbe trasformarsi in regina sarebbe Guglielmo stesso, e tale ricostruzione è riformulata in De Bartholomaeis 1931, vol. I, p. 171, secondo cui l’allusione sarebbe alla situazione che si era venuta a creare a Salonicco tra Italiani e Francesi in seguito alla morte di Bonifacio I: «Elias Cairel si trovava a Salonicco tra gli Italiani e, come questi, anelava all’intervento di Guglielmo IV, che però se ne rimaneva neghittoso, secondo loro, nel Monferrato».
Pur confermando la datazione proposta da De Bartholomaeis, per cui tale canzone sarebbe stata composta in Grecia tra il 1208 e il 1209, Lachin 2004, pp. 215-218, giunge a una differente ricostruzione dello scenario e a diverse argomentazioni. Secondo Lachin 2004, p. 216, infatti, con il pedone del v. 45 Elias Cairel vorrebbe riferirsi a Demetrio, fratellastro di Guglielmo VI nato dal matrimonio con Margherita di Ungheria ed erede del regno di Tessaglia, per il quale fu designato come reggente Uberto di Biandrate (su cui si veda Boesch Gaiano 1968). In particolare, Elias Cairel sembrerebbe far riferimento a una serie di intrighi politici collocabili tra il 1208-1209, che videro protagonisti l’imperatore Enrico di Hainaut da un lato e i baroni lombardi guidati da Uberto di Biandrate dall’altro: «Guglielmo è invitato a giocare la sua pedina, Demetrio, in un contesto in cui è necessario fare i conti sia con l’imperatore, sia con le mire di altri signori lombardi – come il Biandrate – che minacciano di volersi impadronire del regno» (p. 217). Il trovatore, dunque, stando a Lachin, inviterebbe il marchese a intervenire con fermezza in una situazione politica delicata, in cui un certo atteggiamento anarchico unito a conflitti intestini rischiava di minacciare l’esistenza stessa delle conquiste d’oltremare.
La seconda tornada è invece indirizzata a un rei prezan de Leo (v. 46), ma non contiene elementi utili ai fini della collocazione cronologica della canzone e il re sarebbe identificabile con Alfonso IX di León, il cui regno durò dal 1188 al 1230 (si veda anche Alvar 1977, pp. 65-74). Secondo Lachin 2004, p. 218, questo secondo invio però aiuterebbe «a rivelare l’intenzione del suo autore (Cairel dice che si è “rivolto al re di León”, non che si trova già presso di lui) di abbandonare la Grecia». Non si può escludere, inoltre, che le due tornadas risalgano a tempi diversi ed esprimano la finalità di dedicare il componimento a differenti protettori.
In definitiva, tuttavia, la canzone si può considerare composta in Grecia e databile tra il 1208 e il 1209, conclusione a cui giungono, benché con diversi argomenti, sia De Bartholomaeis che Lachin.
Alvar 1977
Carlos Alvar, La poesia trovadoresca en España y Portugal, Barcelona 1977.
Boesch Gaiano 1968
Sofia Boesch Gaiano, voce «Biandrate, Uberto di», in Dizionario Biografico degli Italiani, 10, Roma 1968, versione in rete (www.treccani.it).
De Bartholomaeis 1904
Vincenzo De Bartholomaeis, «Un sirventés historique d’Elias Cairel. “Pus chai la fuelha del jaric”. Note additionnelle. Sur la date de quelques autres poésies d’Elias Cairel», Annales du Midi, XVI, 1904, pp. 468-490 e 490-494.
De Bartholomaeis 1931
Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931.
Lachin 2004
Giosuè Lachin, Il trovatore Elias Cairel, Modena 2004.
Settia 2003
Aldo Settia, voce «Guglielmo VI, marchese di Monferrato», in Dizionario Biografico degli Italiani, 60, Roma 2003, versione in rete (www.treccani.it).