I.
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V.
VI.
VII.
VIII.
Edizione: Anna Radaelli 2004; note: Anna Radaelli. – Rialto 12.xii.2005.
W 186r-v.
Edizioni critiche: Hermann Suchier, Denkmäler provenzalischer Literatur und Sprache zum ersten Male herausgegeben, Halle 1883, p. 299; Otto Hoby, Die Lieder des Trobadors Guiraut d’Espanha, Diss., Freiburg (Schweiz) 1915, p. 38; Anna Radaelli, «Dansas» provenzali del XIII secolo. Appunti sul genere ed edizione critica, Firenze 2004, p. 221.
Altre edizioni: Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie Provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931 («Fonti per la Storia d’Italia», Istituto Storico Italiano: 71-72), p. 287 (fino al v. 10 e la tornada); Jean Beck, Die Melodien der Troubadours, Strasbourg 1908, pp. 64 e 112 (edizione musicale).
Metrica: C7 D7 D7 C7 || a7 a7 b7 a7 a7 b7 | c7 d7 d7 c7 (Frank 115:1, unicum). Desdansa con respos di quattro versi + tre coblas singulars di dieci versi e tre tornadas di quattro versi.
Melodia: La notazione melodica mensurale è limitata alla prima strofe.
Non è paragonabile alle altre addizioni in forma di dansa trasmesse dal ms. W per la sua estensione, né comunque può essere assimilata al corpus principale, perché la maiuscola incipitaria rubricata con inchiostro blu e rosso non è decorata d’oro, né vi sono fregi dorati a riempire lo spazio bianco a fine rigo come altrove nel manoscritto. Si trova trascritta dopo il descort di Aimeric de Peguilhan Qui la ve en ditz e il testo a esso annesso Sill qu’es caps e guitz (ff. 185rb-186rb), tramandati anonimi e interamente corredati di melodia, anch’essi con la medesima rifinitura ornamentale e grafica. La minore accuratezza nel perfezionamento decorativo rispetto alla parte originaria del canzoniere, oltre che i tratti grafici e le tracce di una revisione del trascrittore che ripristina alcune omissioni nell’interlineo, potrebbe far pensare a tre aggiunte fatte dalle stessa mano. – Notevoli sono le affinità metriche, tematiche e stilistiche con le dansas trasmesse dal ms. E. Queste analogie hanno indotto Suchier ad attribuire Ben volgra s’esser poges a Guiraut d’Espanha, e Hoby a seguirlo, con la conseguenza che in BdT il testo figura sotto l’articolo 244.1a. Ma paiono ragioni troppo inconsistenti per essere addotte a riprova di paternità. – I motivi espressi ai versi 23-25, 33-34 e 36 rendono possibile denominare questo testo desdansa secondo la definizione contenuta nel primo Trattatello di Ripoll (John H. Marshall, The «Razos de Trobar» of Raimon Vidal and associated texts, London - New York - Toronto 1972, p. 103): «Desdança, seguons que par en lo vocable, es contrari a dança, no en la forma, mas en la m[a]teria; car axi en dança se fa per amor o per manera qu’om humilment pregua o loha la dona, axi desdança se fa per despler o per malsaber o per gran ira» e nelle Leys d’Amors (ed. Adolphe Félix Gatien-Arnoult, Las Flors del Gay Saber, estiers dichas Las Leys d’Amors, 3 voll., Toulouse 1841-43, I, pp. 340-342): «Et alcu fan desdansa e desdans, per pauzar e descantar lo contrari; e degus no·s varia del compas de dansa». Questo non è l’unico esempio del sottogenere nel corpus delle dansas provenzali del XIII secolo, ad esso va infatti ascritta anche BdT 461.224, testo tràdito dal ms. f al f. 41r. – Si noti che il respos è strettamente legato al senso delle coblas seguenti, ne costituisce cioè una sorta di preambolo che introduce quanto verrà sviluppato lungo il componimento. Questa caratteristica, per cui la si potrebbe definire una (des)dansa «a tema», è ignota alle dansas trasmesse dal ms. E e potrebbe costituire un indizio di evoluzione e avvicinamento verso forme oitaniche che prevedevano uno sviluppo dei refrains in questo senso. – È possibile collocare cronologicamente questo testo a partire dal 1266, anno dell’incoronazione di Carlo d’Angiò a re di Sicilia. La datazione è avvalorata dall’invio al reys Karles e non al comte, come nelle canzoni di Guiraut d’Espanha. De Bartholomaeis, Poesie Provenzali Storiche, p. 287, lo data 1284.