I.
II.
Edizione: Martín de Riquer 1996; note: Sara Centili. – Rialto 30.vii.2003.
Bibl. Catalunya, n. 10, 147r.
Edizioni critiche: Martín de Riquer, Guillem de Berguedà, 2 voll., Abadía de Poblet 1971, vol. II, p. 267 (senza traduzione); Les poesies del trobador Guillem de Berguedà, text, traducció, introducció i notes per Martí de Riquer, Barcelona 1996, p. 389 (modifica in più punti l’edizione del 1971).
Altra edizione: Manuel Milá y Fontanals, «Poètes lyriques catalans», Revue des langues romanes, 13, 1878, p. 64.
Metrica: a10 b10 b10 a10 a10 c10 c10 a10 (Frank 496:1); due coblas unissonans. L’unico altro componimento trobadorico che presenta identico schema rimico è BdT 162.3 (Frank 496:2), ma è composto di versi di otto sillabe.
Scambio di coblas; il manoscritto unico presenta la prima cobla con la rubrica En Guillem de Bergueda a·N Pe de Gauseran, e la seconda con la rubrica Respos d’En Pe Gauseran; questo secondo personaggio ci è altrimenti sconosciuto, ma Riquer ipotizza che possa essere un membro della famiglia de Pinós: uno dei piuttosto frequenti Peire Gauceran? Ad altri personaggi della stessa famiglia fa riferimento BdT 210.4a. – La cobla proposta da Guillem de Berguedan contiene evidentemente un indovinello: si tratta di capire qual è il peso immateriale del poeta, oggetto di un gioco di parole (lop es / lo pes); la risposta del suo interlocutore sembra presupporre la comprensione dell’enigma, ma non offre alcuna soluzione esplicita. Rieger ha proposto di questo devinalh una interpretazione in chiave cortese: la soluzione sarebbe semplicemente ‘l’amore’ (Dietmar Rieger, «Lop es nomnat lo pes, e lop no es. Un devinalh sans solution?», in Il miglior fabbro... Mélanges Pierre Bec, Poitiers 1991, pp. 497-506).