Rialto
Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e occitana
Marcabru
Cortesamen vuoill comensar
Trad. it.

Cortesemente voglio cominciare un «vers», se c’è chi lo ascolti, e poi che tanto a ciò mi sono adoperato, vedrò se lo potrò affinare, ché ora voglio portare a perfezione il mio canto, e vi dirò di molte cose.

Assai può invillanirsi chi cortesia vuol biasimare, ché il più savio e il meglio educato non sa sotto questo rispetto tanto dire o fare, che qualche volta non gli si possa insegnare poco o molto.

Di cortesia può vantarsi chi ben sa serbar misura, e chi tutto vuol risapere quanto accade, e tutto quanto vede pensa poter accumulare, gli è uopo tutto ciò sottoporre a misura, o non sarà mai abbastanza cortese.

Misura sta nell’onesto parlare, ed è cortesia amare, e chi non vuole essere colto in fallo da ogni villania si guardi, da fare o dire scherni o sciocchezze, e allora, purché ci rifletta, sarà savio.

Così può l’uomo condurre vita di saggio, e valente donna acquistare virtù maggiore; ma quella che prende due o tre amanti e non vuol dare sua fede ad un solo, ben deve il suo pregio avvilirsi e il suo valore, ognor più.

Tale amore è da tenere in pregio che di se stesso è geloso, e se per questo accade che d’amore io dica villania alcuna, che me lo ascriva a falso amore; ma a lui lodo che assai mi tenga in vana attesa, ch’io ne avrò quello che ne n’è promesso.

Il «vers» e la melodia voglio inviare al signor Jaufré Rudel oltre mare, e voglio che l’odano i Francesi per allegrare i loro cuori, che Dio ben può conceder loro questo, sia peccato o sia merito.

Testo

Testo: Aurelio Roncaglia, «Cortesamen vuoill comensar», Rivista di cultura classica e medioevale, 7, 1965, pp. 948-961, alle pp. 950-953. – Rialto 23.iv.2005.

Mss.
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Metrica e musica
Informazioni generali

L’inconsueta chiarezza stilistica di questo vers, con cui esordisce la sezione marcabruniana dei canzonieri veneti (AIK), spiega l’assenza di errori significativi nella varia lectio, e al suo contenuto didattico incentrato sulla cortesia sono forse da imputare le discordanze attributive dei canzonieri Ca1 (e l’anonimato in G). Sulla base di «piccole sviste» e di «varianti adiafore», Roncaglia (pp. 948-950) definisce comunque un gruppo CGa1 e un altro AK fra i quali oscilla la coppia RN, e postula contaminazioni fra alcuni interposti. Harvey (pp. 200-201) raccoglie l’indicazione del precedente editore che K occuperebbe una «posizione superiore rispetto ad A» (in ragione della lezione amors 31 CK vs amars ARN), e fonda il proprio testo su tale testimone. Minime le diversità fra le due edizioni: no·n 11 invece che no AG; si 28 invece che s’i; be·n 29 invece che ben; e infine, ma più rilevante, l’aion 39 AKN (ayan R, om. Ga1) ‘I want the French to have it’ invece che l’aujon, basato sulla lezione di C, auio, che Harvey ammette però di leggere amo (cf. apparato e la nota 39 a p. 207).

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