Rialto
Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e occitana
Marcabru
Lo vers comens quan vei del fau
Trad. it.

Comincio il «verso» quando senza foglia vedo del faggio la cima e la rama, che d’uccello né di rana non s’ode canto né gracidio, e non si darà fino alla stagione soave, quando il nocciòlo mette le fronde nuove.

Come richiede schietto poetare, porto la pietra e l’esca e l’acciarino, ma ronzanti poetucoli arruffati mi volgono il mio canto in baia e ne fanno beffe.

Pregio è disceso d’alto in basso e caduto nella spazzatura, poiché il denaro ottiene che Roma si venda; ben credo che non ne godranno quelli che sono colpevoli di questo danno!

Bassezza d’animo è padrona, e sbandisce Prodezza. Difficilmente accadrà più che patrizzino in uno stesso modo i padri e i figli; ché non sento dire che alcuno se ne dia cura, fuorché in Poitou.

I più di questo secolo carnale han volto Giovinezza in vanteria rumorosa e vuota, ch’io non trovo, e di ciò molto mi duole, chi lor sia maestro di cortesia con cuore leale, che non ci zoppichi.

Han passato i limiti del pudore: a simiglianza di come usa per l’acaptum, assoggettano a tassa tutto quanto ciò [sic, probabilmente va soppresso «quanto», ndc] che donano, pieni di scontrosità, e non pregiano biasimo o lode un chicco di miglio.

Ben fu profeta del bene e del male chi disse che il mondo andrebbe alla rovescia: il signore comportarsi da servo e il servo da signore; e così fanno essi: ché i bozzagri d’Angiò vi han fatto calata [corr. 1975] da sparviero.

Se l’amar del senso ha chi l’ami di cuore, non me ne meraviglio io già se poi, alla fine, gli si dimostra bestiale: difficilmente vedrete partita patta al gioco del pelacill!

Marcabruno dice che non gliene importa se alcuno frughi il «verso» col frucone: ché non vi si può trovar nascosta parola rugginosa, entrare si può con lunga fatica nel minimo pertugio.

Testo

Testo: Aurelio Roncaglia, «Marcabruno: Lo vers comens quan vei del fau», Cultura neolatina, 11, 1951, pp. 25-48, alle pp. 29-32. – Rialto 23.iv.2005.

Mss.
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Metrica e musica
Informazioni generali

Anche in questo caso Roncaglia adotta il ms. A come base grafica, mentre Harvey preferisce K, che appartiene alla stessa famiglia (la classificazione di Roncaglia, A-IK contro CR-E, è ribadita dalla studiosa), perché meno corrotto da «isolated readings most probably resulting from intervention» (p. 415). Le discordanze, spesso soltanto formali, rispetto al testo Roncaglia dipendono però dal mantenimento di lezioni individuali dei ‘gemelli’ IK (e in un caso perfino del solo K): la cima 2 IK invece che lo cim ACR (sull’occorrenza di entrambe le forme in Marcabru, cf. ed. Roncaglia, p. 34 n. 2); no·i 3 IK invece che non ACRE; copau 17 IK invece che colpau ACR; naugill 26 IK, correlato al v. naugar e inteso ‘bickering’, invece che nauçill A (nuilh CR); sunt 40 K, invece che fant A (font I, san CR); si·ll si 45 IK invece che s’il se ACR; e infine roïll 54 IK invece che doïll A (estrilh CR). La spiegazione dell’hapax roïll (in aequivocatio col precedente v. 52) come deverbale da roticulare > rodilhar ‘regarder attentivement’ (cf. p. 426 n. 53-54) e la conseguente traduzione degli ultimi due versi (‘a man can gather in the harvest [accezione secondaria di intrar, registrata da PSW] after a long day’s work in a brief moment!’) appaiono meno economiche della proposta del precedente editore (in part. doïll = dozilh < duciculum, attestato altrove), e soprattutto fanno scomparire una sententia paremiologica di ascendenza scritturale senz’altro consona all’usus scribendi marcabruniano.

[50. Sopprimiamo l’apostrofo, dovuto forse a un errore di stampa, dopo vers. (cdg, 28.xii.2008)]

[f c]
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