Rialto    IdT

16.1

 

   

Albertet

 

 

 

 

   

I.

   

Ab joi comensi ma chanson,

   

q’en joi es mos cors e mos sens,

   

que·l jois d’amor, c’autres jois vens,

   

me prega e·m ditz e·m somon

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qu’eu chant, et ai en ben rason,

   

puois d’amor es mos cossiriers,

   

qu’eu fassa gais sons e leugiers,

   

quar cill de cui chant es ben tals

   

que mos chanz deu esser corals.

   

 

   

II.

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Corals m’es tan qu’ieu non pens d’als

   

mas de vos, bels cors plasentiers,

   

ver disen e pauc messongiers,

   

ab totz bes e senes totz mals:

   

car qui ben pensa ben es sals;

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e quant pens de vostra faison,

   

quals vos es ne de mi qui son,

   

conosc que granz es l’ardimenz

   

q’eu fatz car am tan altamenz.

   

 

   

III.

   

Domna, Merces e Chausimenz

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et Amors, per cui me rason,

   

vos vensa e bon coratge·os don

   

que·m siatz, domna, benvolenz,

   

puois eu vos sui obedienz

   

e francs e fezels e lials,

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e vostre bos amics corals,

   

et dic et enanz voluntiers

   

vostre pretz qu’es vers et entiers.

   

 

   

IV.

   

Entiers e fis e vertadiers

   

es vostre bos prez naturals

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qu’om non pot mas ben dir ren als;

   

tant es leials e dreituriers

   

que dels meillors caps es premers;

   

e tant es cortesa e plasens,

   

e bella e gaia e conoissens

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que nuilla res no·us faill de bon,

   

mas car a mi dises de non.

   

 

   

V.

   

Ves Na Mari’ ad esperon

   

d’Auramala t’en vai correnz,

   

chansos, car ab las plus valenz

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pren contrast e guerra e tenson

   

ab donar et ab mession

   

et ab onraz faiz ufaniers;

   

per so n’es sos pretz plus sobriers,

   

que lauzar n’aug los bos e·ls mals,

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e ben aia prez qu’es aitals.

   

 

   

VI.

   

S’om per honratz faiz ufaniers

   

ni per esser bos cavalers

   

deu estar entre·ls pros cabals,

   

Guillems Malespina es aitals.

 

 

Traduzione [FS]

I. Con gioia comincio la mia canzone, perché il mio cuore e il mio spirito sono nella gioia, giacché la gioia d’amore, che vince le altre gioie, mi prega, mi ordina e mi richiede di cantare, e io ho una valida ragione, dal momento che il mio pensiero è rivolto all’amore, di comporre delle melodie gioiose e leggere, perché colei di cui tesso le lodi è veramente tale che il mio canto sgorga per necessità dal cuore.

II. Così mi sgorga dal cuore perché non penso ad altro che a voi, bella creatura amabile, franca e niente affatto menzognera, con tutte le buone qualità e senza alcun difetto: chi rivolge il suo pensiero verso un essere che vale è veramente salvo; e quando penso alla vostra figura, a chi siete voi e a chi sono io, riconosco che il mio ardimento è enorme perché ripongo l’amore in un così alto luogo.

III. Dama, Mercé, Pietà e Amore, che eleggo a tutori, possano vincervi e donarvi una buona disposizione affinché voi siate, o dama, benevola nei miei riguardi, perché io sono nei vostri confronti obbediente, e franco, fedele e leale, e vostro buon amico sincero, e celebro ed esalto volentieri il vostro pregio che è autentico e irreprensibile.

IV. Irreprensibile, perfetto e autentico è il vostro nobile pregio naturale che non si può fare altro che dirne del bene; tanto è leale e giusto che è assolutamente il primo fra i migliori; e tanto siete cortese e amabile, bella, gaia e saggia che non vi manca nessuna buona qualità, eccetto il fatto che mi dite di no.

V. Verso Donna Maria d’Oramala vattene, o canzone, veloce a spron battuto, perché con le più nobili entra in gara, in guerra e in tenzone per il donare, per lo spendere e per le meritorie azioni onorevoli; perciò il suo pregio ne è sempre più elevato, giacché ne odo tessere lodi sia dai virtuosi che dai malvagi, e ben sia apprezzata dal momento che è tale.

VI. Se per compiere meritorie azioni onorevoli e per essere un buon cavaliere bisogna eccellere tra i prodi, Guglielmo Malaspina è tale.

 

 

 

Testo: Sanguineti 2012. – Rialto 9.vi.2015.


Mss.: A 54r, Aa = M 269r, C 235v, D 77r, E 91, F 41v (solo il v. 1 e i vv. 10-18), G 80v, I 133v, K 119v, M 124r, O 19, R 40v, Sg 55v, a2 439, κ 130 (solo i vv. 46-49).

Edizioni critiche: Adolf Kolsen, Dichtungen der Trobadors auf Grund altprovenzalischer Handschriften, Halle 1916-1919, p. 84; Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. I, p. 234 (estratti di testo secondo la lezione del ms. A); Jean Boutière, «Les poésies du troubadour Albertet», Studi medievali, 10, 1937, p. 38; Gilda Caïti-Russo, Les troubadours et la cour des Malaspina, Montpellier 2005, p. 185; Francesca Sanguineti, Il trovatore Albertet, Modena 2012, p. 77.

Metrica: a8 b8 b8 a8 a8 c8 c8 d8 d8 (Frank 504:17). Cinque coblas capcaudadas di nove ottonari, più una tornada di quattro. Rime: -on, -als, -ens, -iers, -on (a), -ens, -iers, -on, -als, -ens (b), -iers, -on, -als, -ens, -iers (c), -als, -ens, -iers, -on, -als (d). Corrispondenza dello schema rimico tra le strofi I-V. Un collegamento interstrofico diretto che segue i dettami delle coblas capfinidas è presente esclusivamente tra le strofi I-II e III-IV, sicché si tratta di un collegamento capfinit non sistematico. La prima cobla è costruita secondo i principi delle coblas refranchas, come provato dalla ripetizione, sebbene sporadica, della parola joi.

Note: Canzone d’argomento cortese, che attesta il passaggio di Albertet in Italia settentrionale e la sua relazione con la potente famiglia feudale dei Malaspina. L’elogio di Guglielmo Malaspina, racchiuso nella tornada, consente di datare la canzone prima del 1220, anno della morte di Guglielmo. Insieme a Guglielmo Malaspina è celebrata, nella quinta cobla, la sorella Maria d’Auramala, alla quale è indirizzato il pezzo. Gli stessi protettori, il marchese Guglielmo e sua sorella Maria, sono invitati a pronunciare un giudizio nelle due tornadas con cui si conclude il partimen tra Albertet e Peire, En Peire, dui pro cavallier (BdT 16.15 = 322.1).

37-45. L’ultima cobla contiene l’invio della canzone a Maria d’Oramala, sorella di Guglielmo Malaspina, della quale è celebrata la virtù e la liberalità.

37. Ves indica la direzione.

38. Gianfranco Folena, Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete, in Culture e lingue nel Veneto medievale, Padova 1990, p. 89, mette in discussione che la destinataria possa essere Maria d’Oramala e interpreta d’Auramala come moto da luogo, ritenendo che Albertet si trovava, all’epoca della stesura del pezzo, presso la dimora dei Malaspina, dalla quale avrebbe inviato a spron battuto il componimento ad una non ben identificabile Maria lontana, probabilmente la medesima dama cantata anche da Uc de Saint Circ, Na Maria de Mons es plasentera (BdT 457.22), e Alberico da Romano, Na Maria, pretz e fina valors (BdT 16a.2). In questo caso, tuttavia, l’ipotesi di Folena appare poco convincente, in quanto Na Mari’ ... / d’Auramala sembra essere una comune tmesi e anche in altre canzoni si riscontra una costruzione piuttosto simile: si confronti ad esempio con Ab son gai e leugier (BdT 16.2), vv. 51-52.

39-42. In questi versi sembra contenuto un accenno al tema della guerra e della competizione tra dame, sviluppato in termini allegorici, come fa notare anche Caïti-Russo, nel celebre componimento di Raimbaut de Vaqueiras, Truan, mala guerra (BdT 392.32).

49. Nel congedo è menzionato Guglielmo Malaspina, di cui è elogiato il valore e la prodezza.

[FS]


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Circostanze storiche