Rialto    IdT

461.147

 

   

Anonimo (Arnaut Catalan?)

 

 

 

 

   

I.

   

L’altrer fui a Calaon,

   

en un chastel bel et bon,

   

on trovei donna prezan

4  

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

   

c’anc tan placent non vi mais,

   

et hanc om tal non retrais

   

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

8  

tant es sos pretç cars e bons,

   

assis en belas faisons.

   

 

   

II.

   

Na Johana, pretç e jais

   

vos guid’e·us capdel’e·us pais,

12  

donna; e s’eu en soi gais

   

non en meravelies vos,

   

qe·l plus marrit fatz joios.

 

 

1 L’altrer] Galtrer; a Calaon] accalaon    2 en] e; bel] bels    3 prezan] preiant    5 c’anc tan] cantan    6 om] on; tal] tan    8 es sos] esos    9 assis] aisis; belas faisons] beles foisons    10 jais] iaus    11 uoi gida eops cadela eops p(er)s    13 merauelies] meraueliei    14 qe·l] ceop; marrit fatz joios] smart fai ioius

 

Nota al testo

Si riproduce la grafia del manoscritto unico Q. Data la scarsa conoscenza del provenzale da parte del copista, il testo risulta fortemente scorretto e compromesso. Si correggono errori flessionali e morfologici; vengono altresì ricondotte alla norma alcune forme grafiche aberranti, anche in sede di rima.

 

 

 

Testo: Luca Gatti, Rialto 24.iii.2017.


Ms.: Q 4r (te(n)ço(n))

Edizioni critiche: Kurt Lewent, «Drei altprovenzalische Gedichte auf Johanna von Este», Zeitschrift für romanische Philologie, 39, 1919, pp. 619-627, p. 620; Ferruccio Blasi, Le poesie del trovatore Arnaut Catalan, Firenze 1937, p. 49; Antonio Petrossi, «Na Iohana de pretç soverana: les troubadours à la cour de Calaone», Revue des langues romanes, 120, 2016, pp. 39-49, p. 49.

Altre edizioni: Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. II, p. 123 (testo Lewent); Gianfranco Folena, «Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete», in Id., Culture e lingue nel Veneto medievale, Padova 1990, pp. 1-137, a p. 55 (estratti testo Blasi, vv. 1-3 e 10-14); Giuliana Bettini Biagini, La poesia provenzale alla corte estense. Posizione vecchie e nuove della critica e testi, Pisa 1981, p. 105 (testo Lewent); Pastorelle occitane, a cura di Claudio Franchi, Alessandria 2006, p. 320 (testo Lewent).

Metrica: a7 a7 b7 b7 c7 c7 c7 d7 d7 (Frank 166:4). Una cobla di nove versi (con lacuna di due), seguita una tornada di cinque versi. Rime: -on, -an, -ais, -o(n)s. Il breve componimento è un contrafactum di Per ses dei una chanso (BdT 364.34) di Peire Vidal. Il confronto con il modello permette di accertare le lacune dei vv. 4 e 7; inoltre, le rime bons e foisons (vv. 8 e 9) lasciano ipotizzare che nella lingua dell’autore l’-n mobile dovesse cadere: il fenomeno è ravvisabile nel tolosano (per cui vedi Åke Grafström, Étude sur la graphie des plus anciennes chartes languedociennes avec un essai d’interprétation phonétique, Uppsala 1958, §53, nonché, più in generale, Andrea Poli, «Sulla definizione di “scripta tolosana” ed i suoi rapporti con l’occitanico antico», Medioevo Romanzo, 19, 1994, pp. 91-105). De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche, vol. II, p. 124, è l’unico fra gli editori a leggere «bos e faisos, in luogo di bons e faissons […] per averne la rima perfetta col vos e col joios della tornada». Nella BdT la scheda di 461.147 racchiude anche Arnaldon, per na Johana (BdT 461.27a) e Ki de placers e d'onor (BdT 461.209a), distinti successivamente in Frank, § 41, p. XXVI, secondo il quale le tre pièces anonime «n’ont de commun que l’objet de leurs louanges, Jeanne d’Este. Composées sur des formules mètriques indépendantes, elles ont été séparées à notre Index, alors que Pillet les enregistre sous en seul article».

Note: Per la datazione e la questione attributiva vedi le Circostanze storiche. Sotto la rubrica tençon sono raggruppati, senza apparente soluzione di continuità (ma vedi l’Edizione diplomatica), L’altrer fui a Calaon (BdT 461.147), Arnaldon, per na Johana (BdT 461.27a) e Ki de placers e d’onor (BdT 461.209a). A differenza di quanto sostenuto Giulio Bertoni, «Di un trovatore in Italia (Arnaut Catalan) alla corte d’Este», Giornale Storico della Letteratura Italiana, 62, 1913, pp. 266-267, nota 2 a p. 267, che considerava dialogici tutti e tre testi (lo è, a rigore solo il secondo, in quanto costituisce uno scambio di coblas) la rubrica non sembra essere indicativa del loro genere di appartenenza. I componimenti che nel canzoniere Q sono introdotti da una simile rubrica hanno infatti caratteristiche peculiari: «le tenzoni sono infatti scritte ne gli spazi vuoti tra un poeta e l’altro e debbonsi perciò ad una mano posteriore a quella che scrisse il vero e reale corpo del codice», e dunque «avremo a che fare con frammenti, con componimenti mutilati, la cui lunghezza dipenderà dal maggiore e minore spazio lasciato libero dal precedente amanuense», in Giulio Bertoni, Il canzoniere provenzale della Riccardiana n° 2909, Halle a. S. 1905, p. xiii, ma vedi più in generale le pp. xiii-xv). Testi in parte o in tutto aberranti rispetto all’indicazione di genere tençon sono, ad esempio, Mong’, eu vos deman (BdT 75.5 = 303.2), anomala tenzone a tre coblas, e il salut d’amor Dompna, vos m’avez et amors (BdT 461.V). 

[LG]


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