Rialto    IdT

 

Austorc d’Aorlhac, Ai Dieus per qu’as facha tan gran maleza (BdT 40.1)


 

Circostanze storiche

 

 

 

I canzonieri della lirica occitana trasmettono soltanto questo componimento di Austorc d’Aorlhac. Il trovatore fu esponente di una nobile famiglia di Aurillac, nel Cantal, titolare di ampi possedimenti anche in Alvernia e Rouergue, ed è stato identificato con Austorc V. Diversi documenti databili intorno al 1244 ne attestano il ruolo di primo piano negli ambienti aristocratici dell’epoca (Guida - Larghi 2013, p. 69). In particolare, un documento databile al 1252 ci informa che allora Austorc, che si definisce crucesignato, aveva intrapreso il viaggio per portare soccorso alla Terrasanta (Stroński 1913, p. 283). Secondo Stroński, Austorc fu forse uno dei cavalieri che decisero di raggiungere l’Oriente dopo la repressione della cosiddetta Crociata dei Pastorelli (ivi, pp. 283-285). Paterson 2012 ritiene che il trovatore doveva essere già anziano a quell’epoca e che egli potrebbe non esser tornato in patria o esser morto poco dopo il 1252. In ogni caso se ne ricava l’immagine di un nobile del meridione francese impegnato nelle spedizioni crociate intorno alla metà del XIII secolo.

L’epoca di composizione del sirventese è stata individuata nel periodo immediatamente successivo alla sconfitta cristiana di Mansura, avvenuta nel 1250 (cfr. Fabre 1904-1905; Jeanroy 1907). Questo evento segnò una clamorosa battuta d’arresto per la prima crociata in Terrasanta di Luigi IX di Francia. Gli studiosi sono infatti concordi nel riconoscere San Luigi nel rey frances di cui il trovatore lamenta la sventura nella prima strofe del componimento (v. 2). La cosiddetta Settima crociata, che si configurava come una grande spedizione reale francese, era diretta verso l’Egitto e si presentava sotto i migliori auspici per la partecipazione massiccia di importanti baroni francesi al seguito del re. In effetti i primi sviluppi delle operazioni militari avevano riportato un significativo successo: dopo quasi trent’anni, il 5 giugno 1249 l’esercito crociato conquistava nuovamente Damietta (Runciman 1966, vol. II, pp. 907-909). Tuttavia, come in occasione della Quinta crociata, i capi della spedizione e in particolare Luigi, rifiutarono sdegnosamente la proposta dei saraceni di cedere la città egiziana in cambio di Gerusalemme. I crociati passarono quindi diversi mesi a Damietta e ripresero le attività militari in dicembre puntando verso il Cairo ma subirono delle gravi perdite durante il tragitto e già alla fine dell’anno morì nei pressi di Mansura lo stesso fratello del re, Roberto di Artois. Alle porte di Mansura l’esercito crociato resistette agli attacchi dei musulmani per tre mesi ma dovette infine arrendersi a causa dei mancati approvvigionamenti e della superiorità numerica avversaria. Il 5 aprile i musulmani guidati dal sultano Turanshah accerchiarono i cristiani e catturarono gli uomini più nobili; lo stesso Luigi IX fu fatto prigioniero e liberato soltanto nel mese di maggio, in cambio della cessione di Damietta e del pagamento di un ingente riscatto (ivi, pp. 910-923). Secondo Paterson 2012 i consigli che Austorc rivolge a Luigi IX ai vv. 33-40 lasciano supporre che il re di Francia doveva già esser stato liberato dalla prigionia e che questi, avendo deciso di restare in Terrasanta per portare a termine la sua missione, si stesse allora riorganizzando per riscattare la gravissima sconfitta patita.

Una volta individuato il periodo storico a cui il testo va ricondotto, si può facilmente intuire come l’imperatore a cui Austorc rivolge le sue speranze sia Federico II. Costui infatti aveva a più riprese proposto al papa di impegnarsi nuovamente per riconquistare i Luoghi Santi alla cristianità in cambio della remissione della scomunica che lo aveva colpito nel marzo 1239. In particolare l’elezione del nuovo pontefice Innocenzo IV, avvenuta nel giugno 1243, offriva a Federico la speranza di poter giungere a una rapida conciliazione con la Chiesa e già nelle lunghe trattative di pace che ebbero luogo tra 1243 e 1244 l’imperatore aveva prospettato il suo intervento in Terrasanta come penitenza per la revoca della scomunica. Anche dopo la fuga di Innocenzo IV a Lione, in territorio imperiale ma ben vicino al controllo del re di Francia, al concilio qui convocato nel 1245 il legato imperiale Taddeo di Sessa presentò la partecipazione personale di Federico in una spedizione crociata come offerta di pace (Stürner 2009, p. 542 e p. 950). Nonostante il concilio si fosse concluso con la sua deposizione, l’imperatore ribadì anche in seguito al papa la propria intenzione di recarsi in prima persona in Terrasanta e di restarci per il resto dei suoi giorni, se solo la dignità imperiale fosse stata attribuita a suo figlio Corrado (Luard 1872-1883, vol. IV, p. 523). Tutto lascia credere, e il sirventese di Austorc d’Aorlhac lo conferma, che questa promessa sia stata formulata ancora una volta al momento della diffusione della notizia della disfatta del re Luigi a Mansura, ma anche in quell’occasione il papa dovette rifiutarla (ivi, vol. V, pp. 99).

Il sirventese si caratterizza per un tono di forte polemica contro il clero con attacchi alla gerarchia ecclesiastica e al papa stesso. In particolare nella quarta strofe il trovatore auspica che i Francesi si coalizzino con l’imperatore contro la Chiesa accusata di essere responsabile dei mali che affliggono il mondo. Queste critiche si inseriscono bene nel contesto storico dell’ultimo anno di vita di Federico, durante il quale egli, perpetuamente in lotta contro il papa, poteva forse contare sul nuovo appoggio della cristianità dal momento che sempre più persone attribuivano al pontefice le colpe del fallimento della crociata di Luigi IX (cfr. Stürner 2009, pp. 1008-1010). La terza strofe è ugualmente molto interessante in quanto testimonia lo sconforto e la disillusione dell’intera popolazione cristiana di fronte ai continui insuccessi nelle spedizioni crociate. Qui, infatti, il trovatore arriva ad affermare che sarebbe meglio convertirsi alla religione islamica in quanto lo stesso Dio non vuole che i saraceni vengano vinti dai cristiani.

 

 

Bibliografia

 

Fabre 1904-1905

 Césaire A. Fabre, «Austorc d’Orlac troubadour du Vélay, au XIII siècle», Societé agricole et scientifique de la Haute-Loire. Mémoires et procès-verbaux, 13, 1904-1905, pp. 61-78.

 

Guida - Larghi 2013

Saverio Guida - Gerardo Larghi, Dizionario biografico dei trovatori, Modena 2013.

 

Jeanroy 1907

Alfred Jeanroy, «Le troubadour Austorc d’Aurillac et son sirventés sur la septième Croisade», in Mélanges Chabaneau: Festschrift Camille Chabaneau, Erlangen 1907, pp. 81-87.

 

Luard 1872-1883

Matteo Paris, Chronica maiora, edited by Henry R. Luard, 7 voll., London 1872-1883.

 

Paterson 2012

Linda Paterson, Rialto 29.x.2012.

 

Runciman 1966

Steven Runciman, Storia delle Crociate, 2 voll., Torino 1966, vol. II, pp. 907-909.

 

Stroński 1913

Stanislaw Stroński, «Notes de littérature provençale», Annales du Midi, 25, 1913, pp. 273-297.

 

Stürner 2009

Wolfgang Stürner, Federico II e l’apogeo dell’Impero, Roma 2009.

 

Francesco Saverio Annunziata

30.vi.2017


BdT    IdT