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Peire Bremon Ricas Novas
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Pus partit an lo cor En Sordel e·N Bertrans |
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de l’adreg En Blacas, plus me non suy clamans: |
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yeu partiray lo cors en mantas terras grans. |
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La un cartier auran Lombart et Alaman |
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e Polha e Rossia e Frissa e Brayman: |
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trastut vengan en Roma adhorar lo
cors san, |
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e fassa·y tal capela l’emperayre
prezans |
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on Pretz sia servitz, Joys e Solatz
e Chans. |
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L’autre cartier auran Franses ab Bergonhos, |
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Savoy’e Vianes, Alvernhat ab Breto |
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e·l valen Peytavi, car lor platz
messios; |
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e si·lh coart Engles y fan cofessios, |
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no son tan malastruc que pueys no·ls trop hom bos, |
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que·l cors sans es pauzatz en loc religios; |
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e·l reys cui es Paris gart lo be dels bricos |
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ab sen et ab largueza, qu’enaysi sera bos. |
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Lo ters cartier auran li valen
Castelan, |
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e vegan l’azorar Gascon e Catalan |
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et Aragones, car an fin pretz e prezan; |
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e si·l reys de Navarra y ven, sapcha de plan,
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si non es larcx e pros, jes del
cors no veira; |
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que·l bos reys castelans lo tenra en sa man, |
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que donan e meten lo cors san
gardara, |
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c’aysi renhet sos avis ab fin pretz sobeyran. |
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Lo cart cartier aurem nos autri Proensal |
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car si·l donavam tot, trop no·n
penria mal; |
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e metrem·l a San Gili, com en loc
cominal. |
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E vengan Roergat e Tolzas atretal |
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e silh de Bederres, si volon pretz cabal: |
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c’ueymay auran li comte patz ab amor coral, |
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e gardara·s cascus, per mon vol, a son sal; |
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car grans cortz mentaguda ses donar res no val. |
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La testa del cors san trametray
veramen |
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lay en Iherusalem, on Dieus pres
naysemen; |
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lay al Saudan del Cayre, sol pren
batejamen, |
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e prezenti·l la testa, may estiers
la·y defen. |
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E Gui de Guibelhet, car a fin pretz valen, |
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garde be la vertut per la payana gen; |
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e si·l reys d’Acre y ven, lays cobeitat d’argen, |
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40 |
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e sia larcx e pros, e gart ben lo
prezen.
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Pus Dieus a preza l’arma d’En Blacas francamen, |
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say serviran per luy man cavayer valen. |
Testo: Di Luca 2008 (XVII). –
Rialto 10.xii.2009.
Ms.:
R 28v.
Edizioni critiche:
François-Just-Marie Raynouard, Choix
de poésies originales des troubadours, Paris 1816-1821, 6 voll., IV, p.
70; Hermann Springer, Das altprovenzalische Klagelied mit Berücksichtigung
der verwandten Litteraturen. Eine literarhistorische Untersuchung, Berlin
1895, p. 100;
Jean Boutière, Les poésies du troubadour Peire Bremon Ricas Novas,
Toulouse-Paris 1930,
p. 77 (XX); Paolo Di Luca, Il trovatore Peire Bremon Ricas Novas,
Modena 2008, p. 245.
Altra edizione: Carl August Friedrich
Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin
1846-86, III, p. 253 (testo Raynouard).
Metrica:
a12 a12 a12 a12 a12 a12 a12 a12 (Frank 5:3). Planh
composto da cinque coblas singulars di otto alessandrini, più una
tornada di due alessandrini.
Lo schema è condiviso da altri sei
componimenti: Mout m’es greu d’En Sordel (BdT 76.12); En la
mar major sui e d’estiu
e d’ivern
(BdT 330.6);
Francs Reys humils e cars e d’amoros senblan
(BdT 434a.25); Planher vuelh En Blacatz en aquest leugier so
(BdT 437.24);
Sol que m’afi ab armas tos temps del sirventes
(BdT 437.34); Un sirventes vuelh far en aquest son d’En Gui (BdT
457.42). Come si legge dall’incipit, e come
dimostra anche la struttura metrica, quest’ultimo sirventese, composto da Uc
de Saint-Circ, è stato musicato
con la melopea del Gui de Nantueil, canzone di gesta composta alla fine
del dodicesimo secolo in lasse monorime di alessandrini; la stessa melopea era
stata riutilizzata da Ricas Novas nello scambio di lasse con Gui de Cavaillon
(BdT 330.20). I rapporti fra la lassa di Ricas Novas e il sirventese di
Uc vanno ben al di là della speculare professione di imitazione: come la lassa
di Ricas Novas è monorima, allo stesso modo sono costruite le stanze
singulars del sirventese di Uc de Saint-Circ, e la prima di quest’ultimo
ha in comune con quella di Ricas Novas la rima in -i. A questo punto si
potrebbe agevolmente avanzare l’ipotesi che tutti i componimenti sopra
elencati fossero musicati col medesimo son d’En Gui, e che soltanto Uc
de Saint-Circ abbia ritenuto opportuno alludere alla fonte musicale nell’incipit
del suo sirventese. Questa pista ci porterebbe a stabilire un rapporto
genetico fra l’intero gruppo Frank 5 e la lassa di Ricas Novas, dal momento
che la composizione di quest’ultima è cronologicamente anteriore a quella di
tutti gli altri componimenti. È ipotizzabile che sia stato poi Sordello a
riprendere e riadattare in forma strofica lo schema metrico adoperato da Ricas
Novas nella sua lassa, giacché il suo planh è il più antico del gruppo
Frank 5: egli creò un nuovo modello metrico che avrebbe avuto notevole fortuna
e ispirato numerosi rifacimenti.
Si vedano a tal proposito
Dominique Billy, «L’héritage formel des troubadours dans la
poésie occitane des XIVe et XVe
siècles», in Actes du IVe
Congrès international de l’AIEO
(Vitoria-Gasteiz, 22-28 agosto 1993), 2 voll., Vitoria-Gasteiz 1994, vol. I,
pp. 19-35, a p. 32; Paolo Di Luca, «Epopée et poésie lyrique: de quelques
contrafacta occitanes sur le son de chansons de geste»,
Revue des Langues Romanes, 112, 2008, pp. 33-60, alle pp. 48-49.
– La scelta di musicare con una melopea epica dei componimenti
in forma strofica implica una soluzione di compromesso fra una versificazione
di tipo stichico e una di tipo strofico. I contrafacta in questione,
infatti, si servono di una base musicale radicalmente diversa da quella della
lirica, che prescrive la ripetizione della medesima frase musicale ad ogni
verso; ciò comporta che essi non possano prevedere all’interno di ogni
cobla alcuna articolazione interna. Nonostante siano organizzati in
periodi dello stesso numero di versi, dunque, non possono essere definiti
propriamente strofici: bisognerà parlare di un compromesso formale fra una
sequenza di lasse e una di coblas, anche in virtù del fatto che quasi
tutti i contrafacta del gruppo sono chiusi da una o più tornadas
(si veda Di Luca,
«Epopée et poésie
lyrique»,
pp.
39-43).
Lo
stile epico del planh di Ricas Novas si evince non solo a partire dalla
scelta del metro, ma anche dalla presenza di numerose forme assonanzate ai vv.
4, 5, 6, 10, 21, 23, che vengono inframmezzate alle rime.
Note:
Planh
in morte di Blacatz,
che si configura come un rifacimento del celeberrimo compianto di Sordello
Planher vuelh En Blacatz (BdT
437.24) scritto per la medesima occasione; prima di Ricas Novas fu Bertran
de Lamanon a cimentarsi con un rifacimento del compianto di Sordello,
intitolato Mout m’es greu d’En Sordel (BdT 76.12).
La critica ha molto
discusso sulla datazione dei tre planhs: le varie ipotesi hanno di
fatto stabilito
una forbice cronologica che va dal 1234 al 1242. La maggior parte degli
studiosi tende tuttavia a concordare sulla fine del 1236 e l’inizio del 1237,
soprattutto dopo i lavori di Stanislav Stroński, «Notes
sur quelques troubadours et protecteur des troubadours célébrés par Elias de
Barjols», Revue des Langues Romanes, 50, 1907, pp. 5-44, a p. 39, «Sur
la date de mort de Blacatz», Annales du Midi, 24, 1912, p. 569, e la
messa a punto di Marco Boni, Sordello, le poesie, Bologna 1954, pp.
lxix-lxxi. Nello specifico, il planh di Ricas Novas sarebbe anteriore
alla morte di Giovanni di Brienne (23 marzo 1237), che viene citato come
vivente al v. 39. – Se
Sordello nel suo planh immagina
di spartire il cuore di Blacatz, per poi invitare i più alti esponenti della
nobiltà europea a cibarsene, in maniera tale da acquisire quelle virtù in esso
insite, delle quali essi sembrano essere del tutto privi, conferendo in questo
modo al componimento i toni del sirventese politico, i rifacimenti di Bertran
de Lamanon e Ricas Novas vanno in un’altra direzione. Il primo trovatore,
ritenendo indegni i vari potenti richiamati da Sordello alla mensa del cuore
di Blacatz, invita le donne più valorose del tempo a custodire il cuore del
defunto in virtù della loro cortesia, trasponendo così il suo planh
in’un ottica di stampo cortese.
La
strada prescelta da Ricas Novas è di natura ancora differente: egli dichiara
innanzitutto di voler spartire non il cuore, bensì il corpo di Blacatz, e di
volerne destinare le varie membra ai potenti del mondo intero, allo scopo di
esporle alla venerazione dei popoli; non più perché produca cibo destinato a
nutrire i sovrani descorat, o cimeli da dare in custodia a nobildonne
di riconosciuto merito, lo smembramento del corpo del defunto è auspicato
perché fornisca reliquie da adorare cristianamente
(si veda Anatole Pierre Fuksas,
«Il corpo di Blacatz e i quattro angoli della cristianità»,
Quaderni
di filologia romanza della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
di Bologna,
14, 2001, pp. 187-206). In questa
prospettiva viene tracciata una particolare geografia della cristianità,
intesa come misura del corpo di Blacatz, e vengono evocate personalità, molte
delle quali già presenti nell’archetipo sordelliano (si veda la nota a BdT
437.24), deputate a preservarne ed
alimentarne il culto: Federico II, Enrico III d’Inghilterra,
Luigi IX di Francia, Thibaud I di Navarra, Ferdinando III il Santo, Raimondo
Berengario V e Raimondo VII di Tolosa, Gui de Guibelhet, il sultano d’Egitto
Malek el Kamel, Giovanni di Brienne.
– Nell’ultima cobla si delineano sommariamente le tematiche principali
della ricezione dell’avventura delle crociate nelle testimonianze letterarie
dell’occidente medievale. Saverio Guida (Canzoni di crociata, Roma 2001, pp. 32-35) mette bene in evidenza il
ruolo che trovatori e trovieri ebbero nella diffusione della propaganda della
guerra contro gli infedeli: nata come «pellegrinaggio, avventura spirituale,
occasione di catarsi individuale e collettiva» (p. 9), la crociata arriva a
configurarsi nelle liriche trobadoriche degli inizi del secolo XIII come
un ideale ibrido a metà «tra il servizio di Dio e il servizio d’amore, tra il
desiderio di honor et paradis da una parte, della douce amie dall’altra» (p.
31), in concomitanza con la trasformazione del cavaliere feudale in cavaliere
cortese, e della convergenza di istanze religiose e interessi secolari. La
scarna testimonianza di Ricas Novas sul negotium crucis si situa proprio al
maturare di questa convergenza: egli depone la più importante reliquia del
barone compianto nella città sacra per antonomasia, configurandola, tuttavia,
come baluardo da difendere dei principali valori della società cortese; parimenti, l’appello a Gui de Guibelhet affinché difenda la
vertut (che sta
tanto per la testa di Blacatz stricto sensu, quanto per tutti quei
valori di liberalità, prodezza e munificenza che essa simboleggia) dai pagani
al v. 38, rende l’evidenza di quell’indebolimento della vocazione religiosa e
della tensione spirituale che aveva mosso i primi crociati a favore di una
secolarizzazione cortese delle medesime istanze. – Oltre a Gui de Guibelhet,
cavaliere che prese parte all’assedio di Damietta nel 1218, nell’ultima
cobla
vengono evocati due altri personaggi chiave delle crociate:
Malek-el-Kamel e Giovanni di Brienne. Il primo è il celeberrimo sultano
d’Egitto che visse tra il 1218 e il 1238 e artefice della pace con Federico II,
il quale, in un primo momento era stato suo nemico durante la crociata; il
riferimento all’eventualità che il sultano debba battezzarsi fa parte della
realtà storica: all’epoca delle crociate, Gregorio IX aveva inviato dei
religiosi al seguito delle truppe militari per cercare di convertire al
cattolicesimo le popolazioni musulmane e, dapprincipio, i loro principi, anche
se la maggior parte degli sforzi di questi missionari risultarono vani. Il
secondo divenne re di Gerusalemme nel 1210 a seguito del matrimonio con la
regina Maria di Monferrato. Volgarmente conosciuto come re d’Acri, alla morte
della moglie, fu tutore e reggente della giovane principessa Iolanda, la quale
sposò Federico II nel 1225. Subito dopo il matrimonio, Federico usurpò il
titolo di re di Gerusalemme, offendendo gravemente il suocero. Gregorio IX gli
affidò poi il comando di un esercito che invase il Regno di Sicilia mentre
l’imperatore si trovava in Terrasanta. Nel 1229, dopo aver sposato Berengaria,
figlia di Alfonso IX di Castiglia, Giovanni divenne reggente per Baldovino II
di Costantinopoli e difese l’Impero d’Oriente dagli attacchi greci e bulgari.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Costantinopoli.
[PDL]

Traduzione
BdT
Peire Bremon Ricas Novas
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