Rialto    IdT

248.79

 

   

Guiraut Riquier

 

 

 

 

   

I.

   

S’ieu ja trobat non agues,

   

tantas de bonas razos

   

auch en cort del rey n’Anfos,

   

qu’er saubra trobar, so·m pes.

5  

Donc, pus sabers me n’es guitz,

   

si tot chans non es grazitz

   

ni socors non ai d’amor,

   

al bon rey tanh tan d’onor

   

que dey, si puesc, bon vers far.

   

 

   

II.

10  

El bon rey a tans de bes

   

que grazitz es sos ressos,

   

e·l laus tan grans e tan bos

   

que·l mielhs del mon l’a perpres;

   

quar tant l’es pretz abelhitz,

15  

que saber e faitz e ditz

   

e cor e sen e ricor

   

a tot donat a valor,

   

e si vers es, assatz par.

   

 

   

III.

   

Qu’er aug qu’elh e·l rey frances

20  

don cujav’esser tensos,

   

veyrem acordar amdos;

   

que·l princeps, que senhers es

   

dels Proensals, n’es auzitz,

   

e crey que n’er obezitz;

25  

quar dreytz e patz l’an sabor,

   

e par qu’ab Nostre Senhor,

   

o pot tot leu endressar.

   

 

   

IV.

   

Plazer deu al rey engles

   

lurs acortz, quar sospeyssos

30  

non l’an, e plagra·m que·y fos

   

elh e·l reys aragones,

   

qu’ab valor s’es enantitz;

   

q’usquecx deu esser aizitz

   

de voler l’acort de lhor,

35  

e·l reys n’Anfos per vigor

   

poira·n Granada levar.

   

 

   

V.

   

Be·m play quar l’onratz marques

   

de Monferrat cabalos,

   

al rey fa prezent joyos;

40  

mas ans, de luy tal lo pres,

   

que·s n’es d’onor enantitz

   

e de poder afortitz;

   

don devon aver temor

   

sey enemic qu’ab dolor

45  

los fassa breument estar.

   

 

   

VI.

   

Tug aquist fag me son guitz

   

d’est vers far, tant vey aizitz

   

cristias del Salvador

   

servir, sol van per s’amor

50  

la Sancta Terra cobrar.

   

 

   

VII.

   

Bos reys n’Anfos, mout auzitz

   

es vostres laus, mas cumplitz

   

no fon per lunh lauzador,

   

ans, prendon tug mais d’onor

55  

que vos el vostre lauzar.

 

 

Traduzione [ML]

I. Se già non avessi poetato a lungo, sento ora a corte argomenti tanto validi sul re don Alfonso, che avrei, così penso, ben motivo di farlo. Dunque, poiché l’arte mi assiste, anche se la poesia non è gradita e amore non mi soccorre, al re valoroso spetta tanto onore, che debbo, se posso, fare un buon vers.

II. In questo re valente son tante buone qualità, che gradita è la sua rinomanza e la lode tanto grande e tanto lusinghiera, che tutti i migliori l’han fatta propria; infatti è tanto adornato di pregio, che sapienza, parole, azioni, cuore, mente e ricchezza, interamente ha dedicato a valore; e che sia vero è più che evidente.

III. Ora sento che vedremo accordati lui e il re di Francia, con cui pensava ancora di essere in contrasto; ed il principe che è signore dei Provenzali è ascoltato e credo che ne sarà obbedito poiché ha a cuore giustizia e pace, ed è chiaro che, con l’aiuto di Nostro Signore, può facilmente aggiustare le cose.

IV. Di buon occhio il re d’Inghilterra deve guardare al loro accordo, perché non diffidano di lui e mi piacerebbe anche che, oltre a lui, vi aderisse il re d’Aragona che è cresciuto in valore; così ognuno deve essere ben disposto nei confronti del loro accordo e così re don Alfonso, con nuovo vigore, potrà espugnare Granada.

V. Mi rallegra anche sapere che l’onorato marchese del nobile Monferrato fa un bel presente al re, tanto più che a sua volta ne aveva ricevuto uno tale per cui si è coperto d’onore e rafforzato in potere; sicché i suoi nemici devono cominciare a temere di averne fra breve una dolorosa lezione.

VI. Tutti questi avvenimenti mi sollecitano a comporre questo vers, tanto prossimi vedo i cristiani a servire il Salvatore, se solo per il suo amore vanno a riscattare la Terra Santa.

VII. Don Alfonso, re valoroso, molto vasta è la vostra lode, ma mai fu celebrata compiutamente da chi vi ha lodato, anzi, tutti acquistano più onore nel tesservi le lodi, che voi nel riceverle.

 

 

 

Testo: Longobardi 1982-1983 (con modifiche di cm relative alla punteggiatura e all’uso delle maiuscole). – Rialto 9.xi.2017.


Mss.: C 300r, R 107r.

Edizioni critiche: S. L. H. Pfaff, Guiraut Riquier, in Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-1853, vol. IV, p. 50; Monica Longobardi, «I vers del trovatore Guiraut Riquier», Studi mediolatini e volgari, 29, 1982-1983, pp. 17-163, a p 85.

Altre edizioni: Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. II, p. 283 (testo Pfaff); Monica Longobardi, Rialto 16.xii.2002 (testo Longobardi).

Metrica: a7 b7 b7 a7 c7 c7 d7 d7 e7 (Frank 589:12). Cinque coblas unissonans di nove versi ciascuna più due tornadas di cinque versi. Rime: -es, -os, -itz, -or, -ar. Si rimanda alle osservazioni di Longobardi, «I vers», p. 88, per ulteriori osservazioni di carattere retorico.

Melodia (R): Gennrich, n. 234; Higini Anglès, «Les melodies del trobador Guiraut Riquier», Estudis Universitaris Catalans 11, 1926, pp. 1-79, a p. 39; Fernández de la Cuesta, p. 685.

Note: S’ieu ja trobat non agues risale, come riferito dalla rubrica di C, al dicembre 1280, cioè subito dopo i tentativi di pacificazione (26 novembre 1280) tra Filippo III e Alfonso X, in conflitto per la successione del trono di Castiglia. Nel vers si discute inoltre delle ambizioni di reconquista su Granada da parte di Alfonso e delle alleanze matrimoniali instauratesi tra questi e Guglielmo VII di Monferrato: si vedano le Circostanze storiche.

1-4. I versi incipitari del componimento hanno dato adito a discussioni in merito al luogo della sua elaborazione. L’ipotesi più accreditata è quella formulata da Longobardi, «I vers», p. 88 (cui si rimanda inoltre per la bibliografia pregressa) che, fondandosi su Joseph Anglade, Le troubadour Guiraut Riquier. Étude sur la décadence de l’ancienne poésie provençale, Bordeaux-Paris 1905, p. 169, ritiene che Guiraut avesse già lasciato la Castiglia nel 1279 e che componesse il suo vers dalla corte di Enrico II di Rodez. Il «rey n’Anfos» (v. 3) è naturalmente Alfonso X el Sabio.

19-21. L’allusione al clima particolarmente teso tra la corona di Castiglia e quella di Francia è da ricondurre alle rocambolesche vicende legate alla successione del trono iberico, accordato in ultima istanza a Sancho (secondogenito di Alfonso), prevaricando così i diritti dei figli di Ferdinando, i cosiddetti infantes de la Cerda. Si vedano le Circostanze storiche. Quanto al «rey frances» (v. 19), si tratta di Filippo III l’Ardito, successore di Luigi IX.

22-24. Il princeps qui chiamato in causa è Carlo II d’Angiò, detto lo Zoppo, figlio primogenito di Carlo I d’Angiò e Beatrice di Provenza, intervenuto in qualità di mediatore nella querelle tra i sovrani di Francia e Castiglia in due distinti incontri, tenutisi a Mont-de-Marsan e Bayonne: si rinvia alle Circostanze storiche.

28 rey engles: si tratta di Edoardo I d’Inghilterra, cognato di Alfonso X in virtù delle sue nozze con Eleonora di Castiglia. Come ricordato da Carlos Alvar, La poesía trovadoresca en España y Portugal, Barcelona 1977, p. 236 anche Edoardo fu coinvolto direttamente nella disputa tra Alfonso e Filippo, alla quale tentò di porre un freno nel corso di un incontro, poi rivelatosi fallimentare, tenutosi a Beaucaire nel 1280. Si rimanda alle Circostanze storiche.

31 reys aragones: è Pietro III, detto il Grande. Per il suo coinvolgimento nelle vicende dinastiche della corona di Castiglia (legato alla lunga prigionia imposta agli infantes de la Cerda) si rinvia alle Circostanze storiche.

36 Granada: una delle massime preoccupazioni di Alfonso era recuperare la città andalusa alla Castiglia e alla cristianità, specialmente a seguito della rovinosa sconfitta di Moclín del 22 giugno 1280: si vedano le Circostanze storiche.

37-42. Questi versi alludono alla fitta rete di alleanze matrimoniali intessuta dalla casata aleramica in funzione antiangioina, il cui protagonista è il citato marchese di Monferrato, Guglielmo VII. La metafora del «prezent joyos» (v. 39) dato e preso da Guglielmo adombrerebbe pertanto due distinte figure femminili, cioè Beatrice di Castiglia (convolata a nozze col marchese nel 1271) e Margherita di Monferrato, andata in sposa all’infante Giovanni di Castiglia il 17 febbraio 1281 a Burgos.

[cm]


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Circostanze storiche