Rialto    IdT

217.7

 

   

Guillem Figueira

 

 

 

 

   

I.

   

Totz hom qui ben comens’e ben fenis

   

lonha de si blasm’e reten lauzor,

   

quar Dieus dona a bon comensador

4  

bona forsa tan qu’es bona la fis,

   

ni anc ses Dieu fi ni comensamen

   

no vim fruchar fruyt de bona semensa;

   

mas selh qu’en Dieu fenis e ben comensa

8  

ren frug de prez e frug de salvamen.

   

 

   

II.

   

Aquest bos frugz nays primier e floris

   

de bona fe, e pueys quant es en flor,

   

bonas obras noyreisso·l ab doussor,

12  

qu’ab la fe nays et ab l’obra·s noyris;

   

e qui d’est frug manjara veramen

   

voldra morir en nom de penedensa,

   

don er sa mortz just’ab vera naiscenza,

16  

que·l jorn com mor per Dieu nais justamen.

   

 

   

III.

   

Justamen es natz selh cui Dieus grazis,

   

pus justamen viu totz temps ses dolor

   

quan justamen ni ab doussa sabor

20  

a·l frug manjat per que s’arma gueris;

   

e doncx anem trastug cominalmen

   

manjar d’est frug qu’es la nostra guirensa;

   

e trobar l’em oltra mar, ses falhensa,

24  

lai on Dieus fo mortz e vius eyssamen.

   

 

   

IV.

   

La sua mortz fo dreyturiers camis

   

per on devem anar tuyt peccador,

   

e qui morra per Dieu lo creator

28  

viura totz temps jauzens en paradis;

   

quar aital mortz es vida ses turmen,

   

e verays frugz de Crist a cuy agensa;

   

per que quasqus deu aver sovinensa

32  

d’aquest morir per viure loniamen.

   

 

   

V.

   

Dieus a somost tal frug que non peris.

   

Lo valent rey Frederic, mo senhor,

   

e totz aisselhs que per la su’amor

36  

voldran morir e viure, somonis

   

qu’ano·n manjar sobre paguana gen

   

que descrezo Crist e sa conoyssensa,

   

e la vera crotz on non an crezensa,

40  

e·l sepulcre descrezon malamen.

   

 

   

VI.

   

Senher verays Jhesus cui son aclis,

   

lums dreyturiers de vera resplandor,

   

salvaire Crist, donatz fors’e vigor

44  

e bon cosselh als vostres pellegris,

   

e·ls defendetz de pen’e de mal ven

   

quon ylh puescon passar senes temensa

   

lai per cobrar, ab la vostra valensa,

48  

la sancta crotz e·l verai monimen.

   

 

   

VII.

   

Reys Frederics, vos etz frugz de joven,

   

e frugz de pretz, e frugz de conoyssensa,

   

e si manjatz del frug de penedensa,

52  

feniretz be lo bon comensamen.

 

 

Traduzione [lb]

I. Chiunque comincia e finisce bene allontana il biasimo e trattiene la lode, perché Dio dà un valido aiuto a chi comincia bene in modo che anche la fine sia buona; e senza Dio non abbiamo mai visto una fine o un inizio portare frutto di buona semente; ma chi finisce e comincia bene in Dio produce frutto di valore e frutto di salvezza.
II. Questo buon frutto nasce e fiorisce dalla giusta fede, prima di tutto, e poi, quando è in fiore, le buone opere lo nutrono di dolcezza, perché è nato con la fede e si nutre con l’opera; e chiunque mangia davvero di questo frutto desidererà di morire nel nome della penitenza, per la quale la sua morte coinciderà con la vera nascita, poiché il giorno in cui muore per Dio, egli nasce veramente nella rettitudine.
III. Nato nella rettitudine è l’uomo in grazia di Dio, in quanto egli vive in modo retto per sempre senza pena quando, rettamente e piacevolmente, ha mangiato il frutto da cui la sua anima è salvata; e perciò andiamo tutti insieme a mangiare di questo frutto che è la nostra salvezza; e lo troveremo senza fallo in Terra Santa, dove Dio è morto e vive.
IV. La sua morte è stata la retta via che tutti noi peccatori dovremmo percorrere, e chiunque muore per Dio creatore vivrà gioioso in Paradiso per sempre, perché una tale morte è vita senza tormenti, e vero frutto di Cristo a cui è gradito; così ciascuno deve pensare a questa morte per avere una lunga vita.
V. Dio ha procurato un tale frutto imperituro e esorta il valoroso re Federico, mio signore, e tutti coloro che sono disposti a morire e vivere per amor Suo ad andare a mangiarne, a spese degli infedeli che rifiutano di riconoscere Cristo e ciò che sappiamo di Lui e la Vera Croce nella quale non hanno alcuna fede; e denigrano perfidamente il Sepolcro [la verità della Risurrezione].
VI. Vero Signore Gesù, davanti al quale mi inchino, luce virtuosa di vero splendore, Cristo Salvatore, date forza e vigore e buon consiglio ai vostri pellegrini, e proteggeteli dal male e dal vento cattivo in modo che possano fare la traversata senza paura, con il vostro aiuto, laggiù per recuperare la santa croce e il vero Sepolcro.
VII. Re Federico, voi siete il frutto della giovinezza [delle qualità cortesi], e frutto di merito, e frutto di sapienza, e se mangerete del frutto della penitenza voi finirete bene ciò che avete ben cominciato.

 

 

Testo: Paterson 2013. – Rialto 29.x.2017.


Mss.: C 248r, Da 178v, M 133v, O 56r, R 32 r, T 184r, al 505, f 17r.

Edizioni critiche: Emil Levy, Guilhem Figueira, ein provenzalischer Troubadour, Berlin 1880, p. 49; Linda Paterson, Rialto 13.ix.2013.

Altre edizioni: François Juste-Marie Raynouard, Choix des poésies originales des troubadours, 6 voll., Paris 1816-1821, vol. IV, p. 124 (parziale); Carl August Friedrich Mahn, Die Werke der Troubadours, in provenzalischer Sprache, 4 voll., Berlin 1846-1886, vol. III, p. 114 (parziale); Vincenzo De Bartholomaeis, Poesie provenzali storiche relative all’Italia, 2 voll., Roma 1931, vol. I, p. 209 (testo Levy); Saverio Guida, Canzoni di crociata, Parma 1992, p. 232 (testo Levy).

Metrica: a10 b10 b10 a10 c10 d10’ d10’ c10 (Frank 624:11). Sei coblas unissonans di otto versi ciascuna di cui le prime quattro presentano un collegamento capfinit e una tornada di quattro versi. Rime: -is, -or, -en, -ensa.

Note: Canzone di crociata composta tra il 25 luglio 1215 e il 22 novembre 1220: si vedano le Circostanze storiche.

1-4. Come evidenziato da Gianfelice Peron, «Temi e motivi politico-religiosi della poesia trobadorica in Italia nella prima metà del Duecento», in Storia e cultura a Padova nell’età di Sant’Antonio, Padova 1985, pp. 255-99, a p. 285, l’incipit del componimento sviluppa la stessa tematica della prima cobla di Ab joi mou lo ver e·l comens (BdT 70.1), vv. 1-4, «Ab joi mou lo vers e·l comens / et ab joi reman e fenis; / e sol que bona fos la fis, / bos tenh qu’er lo comensamens».

6. fruchar fruyt. La canzone si caratterizza per una tessitura retorica molto complessa ed è costruita sulla repetitio di alcuni termini, come Dieus (vv. 3, 5, 16, 17, 24, 27, 33) e frug (vv. 6, 8, 9, 13, 20, 22, 30, 33, 49, 50, 51). In questo verso, la metafora della crociata come frutto di penitenza è rafforzata dall’intensificazione semantica di questa figura etimologica.

7. Il verso, oltre a riproporre in chiasmo l’espressione incipitaria, presenta uno hysteron proteron, come al v. 5.

9-12. I temi contenuti in questi versi sono probabilmente derivati dalle Scritture, si confrontino in particolare con San Giacomo (2, 17): «fides, si non habeat opera, mortua est in semetipsa».

17-19. Ripetizione anaforica dell’avverbio justamen, con lo scopo di evidenziare attraverso l’espediente retorico i concetti espressi nel discorso moralistico del trovatore.

20-24. Come in altre canzoni di crociata, il trovatore si serve del passaggio dal discorso in terza persona singolare a quello in prima persona plurale al fine di dare maggior vigore al suo appello a dedicarsi alla missione in Terrasanta.

22. guirensa. Il termine, pertinente al linguaggio ecclesiastico, dimostra «l’ampio ricorso da parte del trovatore, in questo giovanile esercizio, al tradizionale bagaglio immaginifico e lessicale della Chiesa», cfr. Guida, Canzoni di crociata, p. 362. L’espressione «manjar d’est frug» riprende in chiasmo «a·l frug manjat» del v. 22.

24. Il gioco di ripetizioni prevede la riproposizione strofe dopo strofe anche di alcuni sintagmi, quali fo mortz e vius (v. 24), morir per viure (v. 32), morir e viure (v. 36).

25-32. Guillem esorta i fedeli a seguire la strada di Cristo e ripagare la sua morte con un sacrificio, promettendo loro la salvezza eterna. In questa strofe si riscontra il tema del martirio di Cristo, a cui i crociati sono chiamati a rispondere con il proprio sacrificio. La consapevolezza che la partecipazione alla crociata e la morte al servizio di Dio concedano ipso facto la salvezza e il Paradiso si ritrova in altri testi trobadorici come Ara pod hom conoisser e proar (BdT 392.3) di Raimbaut de Vaqueiras, vv. 69-71: «e qui volra esser de sa companha / mueira per lui si vol vius remaner / em paradis» e Chascus hom deu conoisser et entendre (BdT 167.14) di Gaucelm Faidit, vv: 28-29: «Qui per Dieu vai l’aver e·l cors despendre / de paradis l’er uberta la via».

34. Reys Frederic. Il riferimento al titolo regale di Federico suggerisce di collocare il componimento entro il 22 novembre 1220, data dell’incoronazione imperiale; cfr. le Circostanze storiche.

39-40. Per il riferimento alla vera crotz e al sepulcre, si veda Aimo Sakari, «Sur quelques termes provençaux désignant les lieux saints dans les chanson de croisade», in Estudios dedicados a Menéndez Pidal, 7 voll., Madrid 1957, vol. VII, pp. 47-60.

41-48. L’esortazione al Signore o ai santi è una componente tipica delle canzoni di crociata. Come termine di paragone si veda l’invocazione a santa Maria in En honor del Paire en cui es (BdT 375.8), vv. 61-72: «Gloriosa, en cui es merces, / e qu’etz vera virginitatz, / lums et estela e clartatz, / salutz et esperanssa e fes, / en cui vers Dieus per nos si mes, / per totz nos pechadors preiatz / vostre doutz fill e vostre paire, / de cui vos etz filla e maire, / vergena dousa resplandens, / c’om traia nostra lei enan / e nos don forssa e poder gran / sobre·ls Turcs fellos mescrezens».

45. Guillem prega il Signore affinché dia forza ai crociati, indicati con il nome di pellegris, e li difenda dalle fatiche e dai pericoli del mare, in modo da consentire loro di compiere la missione santa a cui sono preposti. La richiesta di intercessione testimonia i timori che i crociati nutrivano in particolar modo per i pericoli del lungo viaggio in nave. Questa paura è efficacemente confermata anche da altri componimenti trobadorici: Gaucelm Faidit, per esempio, esprime la sua gioia per essere scampato ai pericoli del viaggio di ritorno dalla Terrasanta nella canzone dall’incipit significativo Del gran golfe del mar (BdT 167.19). Va sottolineato inoltre come Folquet de Marselha, nello spronare i cristiani alla Reconquista in seguito alla battaglia di Alarcos, in Oimais no·i conosc razo (BdT 155.15) evidenzi la possibilità di servire il Signore con una crociata in Occidente, senza la necessità di dover attraversare il mare, v. 8: «mas sai sivals no temem mar ni ven».

49-52. La tornada è inviata a Federico II, presumibilmente mentre questi si trovava ancora in Germania.

51. frug de penedensa. L’espressione ricalca quella contenuta in Matteo (3, 8): «fructum dignum poenitentiae».

[fsa]


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Circostanze storiche